Una storia di draghi, draghe e siluri

«Le grandi opere vogliono draghe!», esplose l’ex sindaco, invitato al summit La ripartenza in quarta. Cantieri per l’Italia.

Che c’entrano le draghe? si chiese il sindaco in carica. Con lo sguardo affaticato dietro agli occhiali sulle ventitré, cercò inutilmente conforto nel mega-assessore, distratto, forse immerso nell’enigma astronomico del doppio anno bisestile: il temuto anno del dragone era arrivato.

«Sì le grandi opere hanno bisogno di cemento e di sabbia. E quindi…» – aggiunse con tono mezzo imperioso, mezzo sornione – «… servono draghe. Obbligheremo il Governatore (quello del GranGianato di Toscana, non il banchiere) a installare un’altra draga in Arno. Certo, è vero… il luogo adatto si trova proprio in corrispondenza della Darsena Geniale, quella dei tuffi. Vedremo. Gli faremo ingoiare anche questa: ci pensi tu?» chiese l’ex allo smart-sindaco in carica, che annuì, spalle al muro.

Soddisfatto e gongolante l’ex sindaco giurò di uscire di scena. Non mantenne, come vedremo.

Abbandonata la sala controllo e i monitor delle mille telecamere che gli finivano gli occhi, lo smart-sindaco si recò a palazzo Massacrati, a bordo di un siluro.

Era sera, ma sapeva di trovarlo: il GranGiano era sempre nelle sue stanze. A suo eterno ricordo, le finestre dell’ultimo piano sono, ancora oggi, illuminate notte e giorno.

«No! Non se ne parla. L’Arno è mio!» urla l’uno, in risposta alla proposta sindacale. «No è della città», sussura l’altro. A suon di «mio» e di «nostro» la soluzione non arrivò e ciò spazientì i mercati: giù gli affari al Mercato centrale, a Sant’Ambrogio da ristrutturare, al mercato delle Cure etc.

Dimentico del giuramento, l’ex sindaco rientrò in scena. Ci mise la faccia travestito da drago. Nelle sale deserte del palazzo di piazza Duomo si intese rumor di catene e tremor di vetri. Una vampa improvvisa si propagò per lo scalone, proveniva dalle fauci del drago. Il calore fu insopportabile.

«Sono il drago e non sono solo. Siamo due, siamo molti draghi e perciò vogliamo molte draghe! Le draghe ci vogliono!!! Loro vogliono noi, noi vogliamo loro! O ce le date, o facciamo un referendum. Anzi no. (“Che dico? il referendum? … è il vecchio disco”, pensò l’ex). O ce le date, o andiamo ad elezioni».

Sindaco e GranGiano intravidero la fine del loro mandato (la visione fu estremamente chiara per il governatore in seconda). Lo sconquasso d’animo dei due spinse alla soluzione democratica, la più funzionale alla ripartenza dei cantieri. Furono Draghe&Draghi per tutti.

Banchieri soddisfatti. La Zecca coniò in oro il famoso Fiorino Dragato.

*Atena Poliade

Nell’immagine a corredo del testo, il sindaco sul siluro è opera della Magni*fica Occupata Casa delle Donne, che ringraziamo.

 

 

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