Dalla parte dei vaccinatori

Due mesi al Mandela Forum di Firenze Hub Vaccinale AS Toscana Centro

Prologo

Mi telefona Alessandro:

– Noi del Mandela potremmo scrivere della nostra esperienza da quando abbiamo aderito al bando Arcuri. Sarebbe una testimonianza interessante da diffondere su riviste scientifiche ed anche sulla stampa.

– L’idea è interessante – gli rispondo – ma lo scrivere a più mani mi sembra un po’ complicato.

– Le mani sarebbero solo due. – mi dice – Io avrei pensato alle tue. Semmai per qualche nozione più scientifica avrei coinvolto Giorgio, che comunque sta smerigliando le palle a tutti con le sue nozioni.

Dentro di me penso che Alessandro tenta di intortarmi, ma però l’idea di diffondere ciò che noi stiamo vivendo in fondo mi piace.

Il Bando Arcuri

Si ricercano 3000 medici e 12000 infermieri e assistenti sanitari che dovranno essere inseriti nella ”task force” per sostenere la campagna di somministrazione dei vaccini nelle 1500 strutture individuate e distribuite su tutto il territorio nazionale. L’avviso è rivolto a cittadini italiani, UE ed extra UE. Potranno aderire anche i medici pensionati.

Quest’ultima riga in cui l’appello si rivolge anche ai medici pensionati mi ha messo in crisi, confesso. La mia mente si stava già orientando verso il controllo, del tutto volontario, dei lunghi e complessi lavori della 4° linea della tranvia di Firenze, che per l’appunto si svolgono sul viale dove abito. Dopo lunga riflessione decido che s’ha da fare e presento la mia candidatura con ogni documento possibile, laurea, specializzazione, curriculum, assicurazione, ecc.

Dopo un mese circa mi comunicano la mia assunzione e comincia l’avventura. Per la prima volta incontro alcuni miei compagni vaccinatori a un corso su BLSD e sull’uso del defibrillatore. Era l’8 febbraio 2021. Alcuni di noi, tutti maschi, sono over 70. E’ come una rimpatriata. Sono le facce, lievemente stagionate, dei compagni del corso di medicina, dei colleghi di lavoro a Careggi e dei medici di medicina generale in pensione. Altri sono appena laureati, e altri ancora hanno un’età di mezzo e non si sa perché siano lì. L’atmosfera è positiva.

Il giorno seguente ci troviamo davanti al Mandela e a quelli appena conosciuti se ne aggiungono altri. C’è un certo fermento perché la destinazione iniziale per me sarebbe stata al Santa Maria Nuova, altri l’ospedale nuovo San Giovanni di Dio più conosciuto come “Torre Galli”, altri ancora addirittura a Empoli. Si è deciso colà dove si puote di concentrarci in questa struttura multiuso, dove gli ampi spazi concederanno di rispondere all’esigenze di una vaccinazione di massa.

L’entusiasmo iniziale viene un po’ fiaccato dai corsi “obbligatori” a cui dobbiamo sottoporci. Vada per quelli dell’Istituto Superiore di Sanità volti a informare sulla infezione da sars-cov-2 e sulle differenze tra i vari vaccini, la loro conservazione, somministrazione ecc., ma quelli sulla sicurezza dei posti di lavoro sono pestiferi e ti fanno spesso riconsiderare la scelta fatta, anche se poi la voglia di andare avanti prevale.

Se può avere una logica insegnare a un medico e a un infermiere come si spenge un incendio, cosa che faccio grande fatica a comprendere, perché mi chiedo non si insegnano ai pompieri le esplorazioni rettali? Prima o poi una risposta ce la dovranno dare.

Buona volontà

Si comincia a vaccinare. Inizialmente sono previsti 10 box, dove vengono effettuate le vaccinazioni. Medici e infermieri addetti controllano il consenso informato e la scheda anamnestica compilate dai pazienti e valutano se il vaccino s’ha da fare. Se si hanno dubbi si parla con i colleghi del dipartimento di igiene e si concorda un’azione comune. Il vaccinando arriva da noi dopo essere passato dall’accettazione, e dopo la vaccinazione, questa viene registrata in alcune postazioni dove verrà anche assegnata la data per la seconda dose e poi si fermano per 15 minuti. Inizialmente siamo circa trenta supportati da infermieri dell’AS Toscana Centro che ci fanno da guida esperta. Ognuno di noi prepara, con molta attenzione, le singole dosi di vaccino che vengono aspirate da flaconcini multi dose. In seguito i box aperti saranno molti di più. Si può arrivare a 4000/5000 vaccinazioni al giorno e questo ci riempie di orgoglio. Tutto sarebbe perfetto se talvolta non mancassero i vaccini. Di media si hanno più di mille prenotazioni al giorno, questo vuol dire predisporre le scorte del vaccino in maniera adeguata. La cosa non è semplice. In ogni flacone sia di Astra Zeneca che di Moderna le dosi sono 10, ma poiché si tiene conto della “diversa capacità aspirativa” del sanitario, se si è precisi le dosi che si possono aspirare possono essere 11 con un lieve avanzo. Non è cosa da poco, perché vuol dire fare il 10% di vaccinazioni in più. Purtroppo ogni giorno qualche prenotato non si presenta, basta l’1% per fare 10-15 dosi e fra i prenotati ci può essere qualcuno che si è iscritto per un vaccino, mentre il suo stato di salute richiede la somministrazione di uno diverso. Poiché in ogni flacone le dosi sono 10/11 è facile capire che ha del miracoloso far sì che le eccezioni siano divisibili per 10. Quando da un flacone di Moderna si è aspirata la prima dose bisogna trovare anche a chi dare le altre nove. Il Moderna si conserva a -20 gradi. Se scongelato può rimanere in frigo per circa 1 mese, ma se il flacone portato a temperatura ambiente viene aspirato, tutte le dosi vanno somministrate in poche (6) ore. Medici e infermieri sono costretti ad arrampicarsi in calcoli matematici che non sempre hanno una soluzione ottimale.

Le vaccinazioni proseguono tutti i giorni della settimana, dobbiamo vaccinare più persone possibili nel più breve tempo possibile, con un lavoro un po’ ripetitivo. A volte, riusciamo a scambiare qualche parola con i vaccinandi e le loro storie si sovrappongono l’una con l’altra. Intanto, siamo arrivati a Pasqua lavorando come tutti i giorni senza fatica ed abbiamo, anche, festeggiato con dolci e bevande.

Paolo Galli

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Paolo Galli

Paolo Galli è un medico ,un viaggiatore e uno scrittore. Nel 2016 scrive “La donna Francese, in seguito “Verso Mombasa” (2017); nel 2018 “La locanda di Monteloro” ; sempre nel 2018 "Santiago - Cammino nella mente" un percorso introspettivo ; nel 2019 “La ragazza che danza”(2019); nel 2020 “Lo struzzo” affronta il mondo della psicanalisi e l’ipnosi col piglio ironico, che ritroviamo in ogni suo romanzo. Ha pubblicato inoltre alcune storie brevi, fra queste la raccolta “Bosnia” che vince il Premio Firenze per le culture di Pace (2019). La professione di medico a cui ha dedicato gran parte della vita sembra stargli stretta e come i suoi protagonisti è sempre in cerca di evasione

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Una risposta

  1. Lucialba Forlai ha detto:

    I miei ringraziamenti a tutte le persone che sono impegnate al Mandela, dove ho ricevuto la prima dose del vaccino. Medici, infermieri, semplici volontari accompagnano passo passo nel percorso prestabilito, senza attese o incertezze. Mi ha colpito subito, fin dall’ingresso, l’età di queste persone: dai molto giovani ai volontari coi capelli bianchi, uniti nel comune intento, apportando ciascuno la propria competenza, la propria disponibilità. E’ bello vedere nei fatti come generazioni diverse lavorano bene insieme, come si completano a vicenda. Grazie.

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