Vandana Shiva: “Contro l’obesità informativa, una rivista libera, aperta e critica”

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Da molti anni (ormai) frequento la Toscana, dai tempi di San Rossore, il primo importante ciclo di incontri istituzionali su ecologia e sfera pubblica, a cui prese parte anche l’amico e collaboratore Teddy Goldsmith. A Firenze abbiamo aperto la sede di Navdanya International. Qui ho incontrato l’originale gruppo politico che faceva capo alla lista di cittadinanza “perUnaltracittà” con tutta la sua varietà di interessi e di competenze. Ho sentito subito una grande affinità e una comune direzione di intenti con questo collettivo.

Nell’aprile del 2009, a Firenze, come Commissione internazionale per il futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura, abbiamo redatto il Manifesto sul futuro dei sistemi di conoscenza, dove si afferma che: «La società contemporanea viene definita società della conoscenza basata sulla diffusione di tecniche informatiche. Ma l’informazione non è conoscenza. A differenza della conoscenza, l’informazione in sé non fornisce il discrimine, i modelli per separare l’utile dall’inutile, il sostenibile dall’insostenibile, ciò che libera da ciò che opprime […]. Sostituita dalla mera informazione, la conoscenza promuove solo un nuovo tipo di consumismo dell’informazione. Una grave penuria di conoscenze essenziali può coesistere con un flusso eccessivo di informazioni e con una obesità informativa ed entrambe possono produrre forme di dipendenza che minano la sovranità» (p. 48).

A fronte della inarrestabile privatizzazione e della concentrazione dei processi cognitivi, fortunatamente scopriamo tendenze alternative che stanno radicalmente cambiando il modo in cui il sapere viene prodotto, riprodotto e diffuso. Il collettivo perUnaltracittà ne è un esempio notevole.

Dal 2015 ha fondato la rivista La Città Invisibile, protagonista in Toscana e in Italia di questo nuovo sistema di conoscenza orizzontale, non gerarchico. Un nodo di una rete “ibrida” di soggetti connessi tra loro su base paritaria, capace di attivare processi di apprendimento critico.

Nella rivista sono stati trattati temi a me assai familiari, quali il «cibo sano, pulito e giusto, per tutti»; il tema delle disuguaglianze strettamente connesse all’inquinamento, e al riscaldamento globale, alla perdita di biodiversità, alla deforestazione e infine alla attuale pandemia (raccolti oggi negli e-books, n.d.t.). Dall’esperienza di Mondeggi-Fattoria senza padroni, al progetto di una nuova alleanza tra città e campagna.

Vorrei infine ricordare le conversazioni con le/gli urbanisti de La Città invisibile e la loro collaborazione al libro Terra Viva (Navdanya international, Firenze, 2015). Con loro ho trattato – come si può immaginare – il tema della città, che diviene soggetto propulsivo di economie di piccola scala, di chiusura dei cicli; che ristabilisce limiti e dimensioni; che afferma, attraverso il modello policentrico di ispirazione gandhiana di autonomia e interdipendenza, la necessità di limitare e ridisegnare la metropoli.

È la distanza e l’opposizione ai modelli dominanti, intrinseca a perUnaltracittà, che mi fa sperare nella crescita (che per una volta assume un significato condivisibile) della  stampa libera, aperta, critica; per cui, insieme alle congratulazioni per il centocinquantesimo numero de La Città invisibile, invio anche molti auguri per continuare l’opera.  

 Vandana Shiva

forse vuol dire che hai apprezzato il nostro modo di fare giornalismo.

Come sai la La Città invisibile è una rivista del tutto gratuita. Nessuno è costretto a pagare per informarsi in maniera libera e indipendente e contribuire così a diffondere una visione critica dei danni delle politiche liberiste.

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Grazie per averci letto, e buon tutto!

la redazione de La Città invisibile

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Vandana Shiva

Scienziata indiana e attivista politica, ecologista e scrittrice, da decenni si batte per la salvaguardia della vita indigena contadina, per la protezione della biodiversità e l’integrità dei beni comuni. Nel 1993 le è stato attribuito il Right Livelihood Award, considerato il Nobel alternativo per la Pace. Ha fondato l’International Forum on Globalization (1982) e, nel 1984, il movimento Navdanya (“I nove semi”).

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