Cpr Gradisca: i migranti detenuti confermano l’omicidio poliziesco e smentiscono la tesi della rissa

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Si continuano a raccogliere testimonianze sulla morte del migrante georgiano di 37 anni, Vakhtange Enukidze, rinchiuso nel Centro per il rimpatrio di Gradisca d’Isonzo e deceduto nel primo pomeriggio del 18 gennaio all’ospedale di Gorizia.

Secondo la testimonianza degli altri detenuti è stato picchiato violentemente dalla polizia. L’uomo era stato portato in carcere due giorni a Gorizia, tra mercoledi e giovedi, e poi era tornato nel Cpr venerdì dove i compagni di detenzione lo avevano trovato “agitato e con segni di pestaggio”, come ha ricostruito Mauro Palma, garante nazionale delle persone private di libertà, che lunedi 20 gennaio è entrato nel CPR e ha parlato con i migranti. Lo abbiamo intervistato. Ascolta o scarica

La procura di Gorizia ha aperto un’indagine e disposto un’autopsia. Indaga contro ignoti con l’accusa di “omicidio volontario”.

“È stato colpito ripetutamente da diversi agenti che tentavano di immobilizzarlo” hanno detto i migranti reclusi del CPR di Gradisca al deputato di + Europa Riccardo Magi, anch’esso ieri entrato nel Cpr. Secondo gli altri reclusi, raggiunti telefonicamente da attiviste e attivisti solidali di “No Frontiere Fvg” nella giornata di domenica 19 gennaio, otto poliziotti in tenuta antisommossa avevano raggiunto il migrante nella sua cella e l’avevano accerchiato e picchiato.

Lui era caduto, sbattendo la testa. A quel punto, i poliziotti gli hanno messo i piedi sul collo e sulla schiena e l’avevano portato via, ammanettato. Poi l’ospedale, il ritorno al Cpr e poi la morte.

*Radio Onda d’Urto, in Osservatorio repressione 

 

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