Texprint: cinque giorni otto ore

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I giorni che ci lasciamo alle spalle sono stati caratterizzati da una profonda tensione e molteplici atti di violenza. Sono numerose le immagini e i filmati che testimoniano gli episodi di repressione esercitati dalle forze dell’ordine ai danni degli operai della Texprint in sciopero ormai da due mesi. Tutto questo concorre alla costruzione di un immaginario distopico, nel quale la banale richiesta di una giornata lavorativa di otto ore viene vista come una rivendicazione criminale che necessita di essere repressa.

Dal 18 gennaio gli operai della Texprint di Prato sono in sciopero. Dall’11 febbraio sono in presidio permanente, notte e giorno, davanti ai cancelli della fabbrica. Ciò che ha portato a questa situazione sono le condizioni lavorative disumane a cui erano sottoposti, le quali riflettono modalità lavorative tipiche dell’Ottocento: turni da 12 ore per 7 giorni la settimana, assenza di qualsiasi tutela contrattuale e di sicurezza lavorativa e un’ampia minoranza di personale a nero. Ad innalzare i livelli di conflittualità è stato un episodio che ha visto un operaio dell’azienda perdere un dito durante il turno di lavoro, alla luce della mancanza di qualsiasi forma di tutela e di controlli.

La tensione è culminata mercoledì con molteplici tentativi delle forze dell’ordine di sgomberare il picchetto allestito dagli operai fuori dalla fabbrica. Sono diversi infatti gli atti di violenza messi in atto nei confronti degli operai, molti dei quali hanno riportato ferite. In particolar modo un lavoratore, a seguito degli scontri odierni, è stato trasportato in condizioni di incoscienza in ospedale da un’ambulanza. Riteniamo inaccettabile il trattamento che è stato riservato agli operai: le condizioni di lavoro che prevedano 8 ore per 5 giorni settimanali e un contratto regolare vanno intese come condizioni necessarie e non privilegi.

Ed è da questi presupposti che il 10 marzo abbiamo deciso di convocare un presidio sotto la sede della presidenza della Regione Toscana. È di primaria importanza manifestare il nostro dissenso nei confronti delle misure messe in atto dalle forze dell’ordine. Riteniamo che sia dovere delle istituzioni regionali salvaguardare il diritto al lavoro. È necessario che la Regione Toscana prenda provvedimenti contro il sistema imprenditoriale basato sul ricatto e lo sfruttamento avvalendosi di strutture mafiose e vicine alle criminalità organizzata.

Gli operai della Texprint non sono i soli a vivere sulla propria pelle tali vessazioni. Sono numerosi i lavoratori e le lavoratrici che condividono situazioni analoghe, nel Macrolotto pratese ma non solo.

Tutti sono consapevoli che ormai la vertenza Texprint ha varcato i cancelli della fabbrica, che 8×5 non è più solo la lotta di Alì, Sha o Abdul ma è la lotta di migliaia di altri lavoratori del distretto. Resistere e vincere oggi significa non chinare più la testa domani.

Questa lotta non può che concludersi in un modo: con la vittoria

 

Studenti di Sinistra

 

(Foto di Gabriella Falcone)

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