Appello contro lo sgombero dello Studentato Autogestito PDM27 e la repressione del dissenso

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Lo Studentato Autogestito PDM27 è nato il 14 novembre del 2015, occupato al culmine della lotta di quelle studentesse e quegli studenti colpiti dalla riforma “buona università” targata Partito Democratico che modificò i parametri di calcolo dell’ISEE, lasciandoli senza borsa di studio e quindi senza alloggio. Dopo esserci rivolti ad ogni referente istituzionale, l’assenza di risposte concrete all’esigenza di avere una soluzione abitativa concrete ha portato alla nascita dello Studentato.

Come abbiamo sempre sostenuto lo Studentato non è mai stato solo una casa per le centinaia di persone che lo hanno attraversato, ma anche uno strumento degli studenti per continuare ad organizzarsi nella lotta e pretendere che il diritto allo studio sia garantito. L’autogestione si è quindi resa necessaria affinché gli studenti e le studentesse riuscissero a continuare il loro percorso di studi, nonostante dovessero lavorare per sostentarsi. Ripudiamo quindi la retorica di furbetti e di sfaticati di cui ci accusano, ripudiamo lo scarico di responsabilità verso il basso. È necessario continuare ad evidenziare chi sono i veri responsabili di questa situazione: i sindaci di Firenze, i rettori UniFi e i presidenti di ARDSU e Regione che si sono avvicendati negli ultimi anni. Sono questi i responsabili del fatto che in una città come Firenze, da anni non viene costruita neanche una residenza pubblica, né viene avviata una ristrutturazione completa in quelle già esistenti, mentre il mercato immobiliare ha prezzi insostenibili e continuano ad essere costruiti numerosissimi studentati privati.

Lo stabile dello Studentato è sempre stato inutilizzato, frutto di speculazioni edilizie, passaggi di mano di appalti milionari, di collusioni tra politici locali e agenzie immobiliari. Infatti, la costruzione del palazzo si inserisce in una serie di costruzioni selvagge portata avanti inizialmente da “Quadra Progetti” tra 2006 e 2007, finita poi sotto l’inchiesta “mani sulla città” con le accuse di falso, peculato, truffa, abuso d’ufficio e abuso edilizio, monopolizzando l’edilizia privata in città grazie a favoritismi tra la società stessa e il comune. Sebbene l’allora capogruppo PD Alberto Formigli era socio occulto della Quadra Progetti mentre era consigliere comunale, i reparti antimafia vengono diretti contro di noi – criminalizzando la nostra lotta per un’università critica, pubblica e di massa, per un diritto allo studio garantito a tutte e a tutti e contro sfruttamento e oppressione – mentre i veri responsabili restano impuniti.

A seguito dello sgombero dello Studentato Autogestito PDM27 sono stati emessi, per adesso, 5 fogli di via dalla città di Firenze e 4 avvisi orali ai danni degli studenti e delle studentesse che in quel momento si trovavano all’interno dell’edificio, oltre alle denunce per occupazione e concorso.

Strumentalizzando eventi come la scomparsa di Kata a Firenze, si usa in modo pretestuoso il tema tanto caro della “sicurezza” per reprimere le lotte e chi le porta avanti. Così facendo si vende all’opinione pubblica un’azione inaudita di repressione come legittima e ponderata: si usano i reparti antiterrorismo e antimafia contro gli studenti, oltre a contro tutte le organizzazioni politiche e sindacali colpite negli anni da accuse di reati associativi e non solo. La privazione di uno strumento fondamentale come uno Studentato Autogestito si costituisce di fatto come parte di quest’attacco, che si concretizza in un contesto in cui già si scarica sulle classi popolari i costi della crisi economica, che alimenta il clima di guerra e dalla guerra stessa viene inasprita. Lo vediamo con le continue privatizzazioni e i tagli su settori pubblici e diritti fondamentali.

A chi ci governa fa più paura un immobile vuoto e restituito alla collettività piuttosto che la gente lasciata per strada e la rinuncia agli studi di migliaia di studenti l’anno. Si pensi che ogni anno sono più di 135 000 le studentesse e gli studenti che non terminano le superiori, mentre tra i diplomati il 44% decide di non iscriversi a corsi universitari. Tra i giovani universitari una percentuale intorno al 30% non termina il proprio percorso di studi. Questi dati parlano chiaro: l’università pubblica, escludendo in misura sempre crescente studenti poveri e studenti lavoratori dal poter completare un percorso di studi, è di fatto classista. Ne sono esempio l’inadempienza nel garantire il diritto allo studio da parte degli enti responsabili e di chi ci governa, che si fonda sull’ormai avviato paradigma meritocratico del diritto, che a sua volta lascia indietro centinaia di studenti. Per poter usufruire dei servizi, della borsa di studio e impedire l’incremento della tassazione, è necessario “produrre” un determinato numero di crediti formativi: non serve essere statistici per comprendere che i risultati, la durata del percorso di studi e il bagaglio formativo di partenza variano sulla base delle condizioni socio-economiche di ciascuno.

In questo contesto, invece di preoccuparsi delle migliaia di giovani che a causa delle difficoltà economiche decidono di abbandonare la propria formazione, criminalizzano chi lotta per il diritto allo studio. Le misure cautelari stesse rivelano l’accanimento repressivo delle istituzioni e della questura, che con le misure preventive limitano la libertà dell’individuo prima ancora che questi riceva una condanna. Il foglio di via esilia di fatto gli studenti e le studentesse dalla città in cui vivono, studiano e lavorano; quanto agli avvisi orali (del Codice Antimafia!), questi sono provvedimenti di assoluta discrezionalità: impongono a chi li riceve di cambiare condotta di vita, senza specificare cosa questo significhi e cosa ne comporterebbe la violazione. Tali misure costituiscono un marchio pregiudicante che apre alla possibilità di richiedere la sorveglianza speciale: misura che impone coprifuoco, divieto di riunione, divieto di prendere parola pubblicamente e controllo della mobilità.

Questi strumenti, fondandosi su una pericolosità presunta del soggetto etichettato come “socialmente pericoloso” (e dunque sull’arbitrio del questore), hanno lo scopo di controllare i comportamenti individuali e smembrare qualsiasi organizzazione politica del territorio.

L’università che vogliamo costruire non assomiglia all’istituzione che è oggi: competitiva, individualizzante, classista. Quest’ultima è di fatto un esamificio, dove apprendere unicamente le competenze funzionali al mercato del lavoro. Il confronto critico e il benessere degli studenti passa in secondo piano. Noi invece affermiamo convintamente che l’università debba essere un luogo di confronto, di scambio e di aggregazione, sia tra studenti che con professori e lavoratori dell’università.

Tuttavia, ad oggi il sistema universitario rappresenta un polo di riproduzione ideologica e sempre più uno strumento al servizio delle imprese. Questo è dimostrato dalla presenza preponderante dei privati nei CdA, dalla gestione sempre più aziendalistica dell’università, dall’allocazione delle risorse verso i settori di ricerca più profittevoli del mercato.

Senza la velleità di credere che il nostro progetto fosse una soluzione per tutti, avevamo e abbiamo tuttora l’obiettivo di proseguire la nostra lotta.

Con la sottoscrizione di questo appello chiediamo una presa di posizione esplicita da parte di intellettuali, professori, singoli e realtà politiche contro questo sgombero, contro tutti quei dispositivi repressivi atti a ridurre o negare gli spazi di agibilità politica e contro la grave criminalizzazione degli studenti, delle loro lotte e del dissenso politico tout court a cui stiamo assistendo. In tal senso, richiediamo anche una presa di posizione e un’assunzione di responsabilità da parte del Sindaco di Firenze, della rettrice UniFi e dei presidenti di ARDSU e Regione per gli studenti sgomberati e le misure repressive adottate contro questi ultimi.

Invitiamo alla massima diffusione e sottoscrizione di questo testo per porre all’attenzione pubblica la questione abitativa studentesca, e, più in generale, i problemi di diritto allo studio e la stretta repressiva delle organizzazioni in lotta.

LINK ALL’APPELLO:  https://forms.gle/r3nYVb1PARHtdbVQ9

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