Giù le mani dalla Polveriera

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Dal 2014, la Polveriera rappresenta una delle realtà autogestite più importanti di Firenze. Circondata da un centro storico gentrificato, nel corso degli anni lo spazio ha portato avanti molteplici attività volte a promuovere una socialità estranea alle logiche del profitto e della speculazione.

All’interno dello spazio c’è un’aula studio, una palestra che vanta numerosi corsi e attività, una sala per feste e concerti. Da quando è nata, l’assemblea della Polve ha promosso numerosi progetti per il quartiere e momenti di aggregazione e socialità, quali, ad esempio, la distribuzione alimentare per le famiglie in difficoltà, corsi di ballo, concerti e assemblee studentesche.

Da qualche settimana il Presidente della Regione Eugenio Giani e la stampa locale tendono a descrivere i locali della Polveriera come “inutilizzati” e “vuoti” e, quindi, idonei ad ospitare i nuovi uffici dell’ARDSU. Questa narrazione, però, risulta assai distante dalla realtà.

Quanto sta accadendo in Polveriera testimonia l’avanzamento dei processi di speculazione nel capoluogo toscano. Trattasi dell’ennesimo attacco agli spazi studenteschi in una città che già soffre di carenza di luoghi di aggregazione e socialità.

“Quando arrivammo qui era tutto abbandonato” – racconta un’attivista dello spazio – “Il nostro obiettivo è sempre stato quello di rendere questo posto aperto e accessibile alla comunità studentesca.

Storicamente Sant’Apollonia ha ospitato numerose realtà politiche e sociali. Da Potere Operaio a Lotta Continua, dai collettivi studenteschi ai movimenti maoisti degli anni ’70. L’occupazione dello Spazio avvenne nel 2014, a seguito di un percorso di mobilitazione studentesco volto a rivendicare maggiori spazi alla Regione e all’Università. Nel febbraio 2015 alcuni attivisti occuparono Viale Gramsci interrompendo il servizio al fine di raggiungere due tavoli con il DSU per riconoscere lo spazio come bene comune. Vi furono poi una serie di tavoli volti a progettare i lavori della struttura. Il progetto base – dal valore di 2,7 milioni di euro – non prevedeva il restauro delle scale, delle grondaie e dei tetti. Tutte cose fondamentali che andrebbero sistemate.

Cosa è successo in questi giorni e come la Regione ha intenzione di muoversi?

“Noi sappiamo che ci sono 5 milioni di euro stanziati che devono essere spesi entro il 2027. Si tratta di fondi che sono stati inseriti l’anno scorso nel bilancio previsionale della Regione Toscana. Questi fondi sono stati recentemente rilasciati dal Governo alla Regione e, a breve, dovrebbero anche essere formalizzati mediante un atto pubblico.

La prima fase è la gara d’appalto: questa, seppur denormalizzata da Salvini che ha rimosso l’antitrust e l’antimafia dalle gare pubbliche, e al netto del valore complessivo di 5 milioni di budget massimo, vi saranno dei passaggi sui quali possiamo intervenire.

Va tuttavia evidenziato che stiamo cercando un dialogo con il consiglio regionale al fine di ottenere una mozione in cui venga riconosciuta, in primis, la nostra realtà e, in secondo luogo, il progetto iniziale di recupero dello spazio. Per questo progetto noi raccogliemmo circa 4000 firme nell’arco di un anno, tra queste vi erano professori, intellettuali e personalità del mondo dello spettacolo e della cultura. Riuscimmo a smuovere l’opinione pubblica per promuovere il nostro progetto. Ma la Regione ci ha ignorato. Sui giornali continuano a scrivere che le stanze sono vuote e “inutilizzate” ma basta guardarci intorno e questo spazio è tutt’altro che vuoto e senza vita.”

A livello mediatico, infatti, pare che la strategia tenda ad insistere sul fatto che questo spazio sia inutilizzato e che quindi lo sgombero sia inevitabile. La realtà però è un’altra. 

“Esatto. Ma il pericolo non risiede tanto nello sgombero in quanto tale. Ciò che ci preoccupa è il cantiere. Qui possono arrivare in qualsiasi momento per allestire i lavori. La Regione ha addirittura dichiarato di voler cancellare le scritte nel giardino. Si tratta di murales realizzati da alcuni studenti esuli greci negli anni ’70 e che rappresentano un’importante pezzo della storia politica del movimento studentesco fiorentino. Trattasi di una testimonianza riconosciuta anche dalla Soprintendenza per la tutela dei beni artistici, culturali e archeologici. Il piano che Giani ha in mente, a nostro avviso, consiste semplicemente nel montare un cantiere in questo spazio e spendere i fondi prima menzionati.”

Un cantiere, dunque, che andrebbe ad eliminare la socialità e la storia di questo spazio?

“La Regione sta agendo in continuità con le politiche di repressione che da decenni vengono portate avanti ai danni degli spazi autogestiti. Vogliono portare avanti l’ennesima svendita, cancellando questo posto e la sua storia.

Se la Regione avesse realmente bisogno di nuovi uffici in questa città ci sono molti spazi vuoti, alcuni dei quali anche a pochi metri da qui. Il punto è che la Polveriera è uno spazio politico che va contro le loro logiche di guadagno.”

 

 

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