Da tanti anni i giovani e le giovani livornesi danno manforte alla lotta contro il TAV.
Un supporto che idealmente non si interrompe mai e che sa esprimersi spesso anche fisicamente, in presenza. Come in occasione del “Festival dell’Alta Felicità” e della grande marcia che ogni anno l’accompagna. Perché fermare un treno inutile che devasta una valle intera ti riguarda anche se stai a centinaia di chilometri di distanza.
Ma da qualche settimana siamo noi, a Livorno, a ricevere solidarietà ed appoggio. Nelle lunghe e partecipate assemblee serali nei centri sociali o, come ieri sera, dentro al porto, si vedono facce belle e nuove, provenienti da mezza Toscana.
Sono i ragazzi e le ragazze del collettivo No Base Pisa, del CPA Firenze, di decine di realtà giovanili che sostengono la Palestina o anche solo la necessità di uscire da questa immonda economia di guerra. Quella costruita solo per poter speculare in borsa, drenando risorse pubbliche ed uccidendo la scuola, la sanità, l’ambiente, i servizi sociali.
Sulla banchina dove ieri pomeriggio e poi ieri sera la “meglio gioventù” livornese e toscana ha discusso il suo “che fare”, arriverà questa sera la nave SLNC Severn, carica di Caterpillar militari. Usati, pare, per spianare le case di Gaza.
Ad aspettarla c’è stato per ore il turno di notte del presidio, nelle tende sotto la pioggia scrosciante. Altri ed altre gli daranno il cambio, perché in tanti e tante hanno dato la disponibilità, nel file che corre sui social, a mettere il proprio corpo a disposizione contro un simbolo e uno strumento del Genocidio.
La ferrovia devastante che Livorno e tanta Toscana vogliono fermare non si vede, corre nell’acqua da qui al Medio Oriente.
Per questo motivo ieri migliaia e migliaia di persone sono penetrate in un immenso corteo attraverso il Varco Doganale Valessini. Lavoratori e lavoratrici che hanno aderito allo sciopero generale indetto per tempo da USB, per poter coinvolgere anche la scuola. Che infatti ha risposto alla grande.
E sono arrivati in porto anche le famiglie, anche coi bambini piccoli. I coetanei di quelli che hanno perso tutto a Gaza: la serenità infantile, le gambe, la vita.
Al presidio, a dieci metri dall’acqua, la situazione è delicata e nonostante la musica, i balli, la cucina da campo, la minaccia dello sgombero aleggia nell’aria. La determinazione è altissima, ma serve anche lucidità, organizzazione, intelligenza.
E ancora tanta nuova partecipazione e supporto, da parte di chi del mare di Livorno conosce solo le bellezze.
Il porto più grande della regione è nato coi Medici per dialogare col mondo, scambiando merci e culture. Da qualche tempo, in strettissimo e continuo rapporto col Camp Darby, è purtroppo un terribile crocevia di armi e di supporto logistico alle carneficine nel vicino Oriente, funzionali alla colonizzazione e alla predazione delle risorse.
È venuto il nostro turno per provare a cambiare questo mondo di devastazioni e sfruttamento. A Livorno possiamo aiutare a fermare le stragi, a cominciare da quella palestinese.
Stop al Genocidio, blocchiamo tutto.
Chi può, venga a dare una mano.
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