Darsena Europa: la posidonia e il costo ambientale del cemento

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Il termine “vescovo” deriva dal greco ἐπίσκοπος (epìscopos), letteralmente “colui che osserva le cose dall’alto”.

Esemplare di Posidonia Oceanica con la fauna circostante
Esemplare di Posidonia oceanica con la fauna circostante

Sgomenta invece il livello dal quale il vescovo di Livorno è stato capace di guardare al rischio di devastazione della grande distesa di Posidonia oceanica davanti alla nostra costa, sostenendo pubblicamente che gli otto milioni necessari a reimpiantarla andrebbero piuttosto spesi per i poveri.

La realizzazione della Darsena Europa, che escaverà dai fondali livornesi 17 milioni di metri cubi per permettere l’arrivo di enormi porta-container, richiede infatti il tentativo di ricollocare altrove migliaia di esemplari della preziosissima pianta acquatica. Si tratta di un ecosistema che costituisce una vera e propria condizione di sopravvivenza per i molti organismi animali e vegetali che nella prateria sottomarina trovano nutrimento e protezione, nonché per le connesse attività lavorative di pesca, già in grave difficoltà economica. E non è nemmeno detto che il reimpianto funzioni, purtroppo: le statistiche di attecchimento sono molto preoccupanti al riguardo.

Ma il vescovo Giusti, alto prelato-architetto con la vocazione del cemento, non se ne preoccupa. Anzi, mette in contrapposizione il costo dell’intervento con la situazione di disagio di tante famiglie. Come se quest’ultima non fosse diretta conseguenza proprio di un sistema economico – e quindi sociale – fondato su ingiustizie sempre più laceranti, perpetrate anche attraverso il mito della crescita continua in un mondo finito e la conseguente violenza sull’ambiente che ci circonda.

Escavazione di fondale (foto d'archivio)
Escavazione di fondale (foto d’archivio)

Quanto siamo lontani dalle parole di Papa Francesco e dall’enciclica “Laudato sì”, quando afferma che “le imprese ottengono profitti calcolando e pagando una parte infima dei costi. Si potrebbe considerare etico solo un comportamento in cui i costi economici e sociali derivanti dall’uso delle risorse ambientali comuni siano riconosciuti in maniera trasparente e siano pienamente supportati da coloro che ne usufruiscono e non da altre popolazioni o dalle generazioni future” (p. 149).

E sono proprio le fasce di popolazione più deboli le prime ad essere colpite dalla devastazione degli ecosistemi: “Di fatto”, scrive sempre Francesco, “il deterioramento dell’ambiente e quello della società colpiscono in modo speciale i più deboli del pianeta: tanto l’esperienza comune della vita ordinaria quanto la ricerca scientifica dimostrano che gli effetti più gravi di tutte le aggressioni ambientali li subisce la gente più povera” (p. 37). Senza contare che la stessa realizzazione dell’opera sottrae oltre mezzo miliardo di risorse pubbliche a fronte di prospettive occupazionali quantomeno incerte, viste la vertiginosa automatizzazione della logistica portuale.

Estensione della futura Darsena Europa in proporzione alla città di Livorno
Estensione della futura Darsena Europa in proporzione alla città di Livorno

Anche in questo caso Francesco Bergoglio, più di 11 anni fa, aveva visto più in là e da una posizione assai più alta di quanto riesca a monsignor Giusti: “Molte forme di intenso sfruttamento e degrado dell’ambiente possono esaurire non solo i mezzi di sussistenza locali, ma anche le risorse sociali” (p. 113).

Quante occasioni di serio lavoro, quante strutture abitative, educative e sanitarie potrebbero essere create con mezzo miliardo di euro, anziché usarli per stendere in mare 800.000 metri quadri di cemento, devastando inutilmente l’ecosistema?

Sono queste le domande che dovrebbe porsi colui al quale sta veramente a cuore le condizioni economiche della sua comunità. Lasciando in pace la posidonia e la miriade di forme viventi, umane e non umane, che la abitano o ne traggono sostentamento.

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Esponente dell'Associazione Livorno Porto Pulito APS e referente Attac Livorno.

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