Oltre le rotaie del tram c’è un sistema predatorio

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L’avanzamento dei lavori della tramvia per Bagno a Ripoli e gli imminenti cantieri della linea per Rovezzano riaccendono le polemiche, soprattutto per l’impatto sul verde e gli alberi che sono stati e saranno abbattuti. Ma ci sono altri problemi che interessano la mobilità nell’area metropolitana fiorentina e le tramvie in particolare.

Certamente possiamo dire, dopo venti anni di costruzione della rete prevista e i suoi problemi, che se il verde e le alberature sono invarianti strutturali, un progetto che ne prevede una massiccia distruzione è un progetto sbagliato, si è scelto il mezzo sbagliato. Sirio non era e non è l’unico mezzo utilizzabile, si potevano fare scelte diverse, anche con tram meno invasivi obbligati in sede protetta in una città dalla viabilità che non è quella delle grandi capitali dal nord Europa. È stato Sirio, cioè gli interessi economici e di potere nascosti dietro questo mezzo incolpevole, a volere che a Firenze la mobilità fosse su ferro, ma doveva essere ferro targato Sirio e controllato da società francesi; ferro sbagliato.

Si sono intanto trascurate le risorse che esistono già e che potrebbero essere economicamente e velocemente potenziate per risolvere una considerevole mole di traffico e inquinamento e anche rendere meno disagevole la vita delle centinaia di migliaia di pendolari che si muovono ogni giorno nella città metropolitana. Si dimentica che una considerevole quantità del traffico privato in città è dato proprio dai pendolari che arrivano da fuori comune; il 40% circa. Potenziare il servizio pubblico extraurbano, soprattutto le ferrovie che esistono e servono importanti bacini di utenti, avrebbe alleggerito non solo il capoluogo, ma anche la rete viaria che vi conduce.

Invece si sono rincorsi i soliti progetti faraonici che avrebbero dovuto risolvere i problemi e invece lo fanno parzialmente come queste tramvie, o per niente come nel caso del sottoattraversamento TAV, anzi ne creeranno aumentando la necessità di mobilità per collegare le due stazioni scollegate previste. Una infrastruttura al servizio della mobilità dal costo di oltre 3 miliardi che fa aumentare la necessità di spostamenti è un controsenso, a Firenze si direbbe che è una grandissima bischerata, ma la si è infarcita di una retorica surreale per farla digerire ad una cittadinanza rassegnata e disinformata.

Dopo le cinque tramvie fiorentine si sta pensando di esportare questo sistema anche fuori città, nella Piana tra Firenze e Prato. Si prevedono una linea da Porta a Prato a Campi Bisenzio (il primo tratto fino alle Piagge è già appaltato), una tra Prato e Campi Bisenzio, una per proseguire fino a Peretola. Se in una città affamata di trasporto pubblico come Firenze la tramvia è molto utilizzata soprattutto in certe tratte, lo stesso non può dirsi nella Piana che ha una struttura urbanistica ben diversa da un centro urbano molto denso. La prima domanda da porsi sarebbe: una tramvia risponde alle esigenze si un territorio con diversi centri abitati distribuiti? O forse non sarebbe più utile pensare una rete di linee di strumenti più leggeri che serva appunto alla struttura urbanistica esistente?

Ci sono altre domande fondamentali che bisogna farsi: ma nella Piana ci siamo accorti che esistono tre linee ferroviarie? Che una, la Firenze Prato, molti anni fa fu attrezzata con la realizzazione di diverse fermate, tale da poter gestire un servizio piuttosto capillare? Che la bassissima frequenza dei treni e la scarsa puntualità hanno praticamente sabotato l’idea? Che nessuno ha poi pensato di collegare le fermate dei treni con gli altri principali centri urbani, con altre fermate sulla linea Firenze Empoli e con la linea fantasma che arriva all’Osmannoro?

Nell’immagine inserita nell’articolo, tratta dall’Allegato 2 alla Delibera 26 del 20/01/2025, si vede un quadro molto schematico del trasporto pubblico su ferro nella Piana, a colori le tramvie che si vorrebbero realizzare. È chiaramente visibile come tutta la zona è abbracciata da linee ferroviarie già esistenti: a sud la linea che porta a Signa ed Empoli, nel centro una ferrovia che si interrompe alle Officine ferroviarie dell’Osmannoro, a nord la linea che porta a Prato. Sono strutture importanti e sottoutilizzate; sono volutamente trascurate per duplicare nuove infrastrutture?

Proprio a proposito dei binari dell’Osmannoro, le officine che dovevano fare manutenzione ai treni dell’alta velocità, c’è anche un’altra domanda importante: perché non si è andati avanti con il progetto previsto da un accordo Regione Toscana – Governo del 2010 che prevedeva la prosecuzione di quella linea fino a Campi Bisenzio e anche oltre? (Il testo è reperibile qui, la parte riguardante questa ferrovia è a pagina 12) Sono meno di 2 km, questo importante centro urbano della zona sarebbe collegato col centro di Firenze in meno di venti minuti. Sarebbero possibili fermate su via Perfetti Ricasoli (esiste già un marciapiede inutilizzato), di fronte all’aeroporto a servizio anche del quartiere di Peretola, a Quaracchi, capolinea di fronte alla Coop di via Padule. I tempi di realizzazione sarebbero ovviamente molto più rapidi di grandi infrastrutture e si creerebbe un servizio estremamente efficiente. Poi, come già detto, ci sarebbe da creare una rete di trasporti capillare per collegare centri urbani e stazioni del servizio ferroviario con mezzi possibilmente ecologici e in sedi riservate ma non esclusive. I costi di una operazione del genere sarebbero infinitamente inferiori a quelli previsti per le tramvie.

Allora, con tutte queste possibilità di facile realizzazione, perché si pianificano ancora tramvie che verranno a costare almeno 1,5 miliardi e 20 anni di lavori?

L’unica motivazione logica di fronte all’illogicità trasportistica toscana ha un nome: PRIVATIZZAZIONI. Non solo della gestione affidata alla RAPT francese, non solo della progettazione e costruzione con il metodo del project financig che fa salire alle stelle i costi; un ulteriore problema è che sono privatizzate anche la pianificazione del territorio e le decisioni su come organizzare i trasporti. Ormai la politica è diventata una larva che offre ai cittadini un simulacro di democrazia, ma in realtà è totalmente al servizio dei poteri forti che decidono tutto secondo i loro interessi, soprattutto economici; le istituzioni politiche sono docili impiegati a servizio dei veri padroni.

Proprio queste tramvie mostrano che gli interessi principali non sono tanto la realizzazione di una mobilità al servizio dei cittadini, ma quella di avere un flusso economico costante di risorse pubbliche che si trasformano in profitti per il sistema finanziario che ormai ci parassita. La realizzazione del sistema tranviario è iniziata 21 anni fa con la linea di Scandicci, il Passante TAV 19 anni fa e ci vorranno più anni di quelli propagandati, per le tramvie che adesso sono in costruzione o in progetto almeno altri 20 anni; ecco che si è pianificato un quarantennio o un cinquantennio di finanziamento di Tram SpA, Pizzarotti, Saipem, Cooperative varie, banche e chissà quali e quanti altri soggetti. La vera pianificazione esistente nell’area metropolitana è quella finanziaria che garantisce un costante e razionale afflusso di risorse pubbliche all’élite amica. Ci pare difficile trovare una diversa spiegazione logica a cosa stiamo vedendo. La distruzione di una bella quota del patrimonio arboreo della città, oggi giustamente contestata, è un effetto collaterale di un male più profondo che viene prima che le seghe entrino in moto.

Teniamo conto che questo caso fiorentino non è certamente isolato, ormai tutto in Italia è privatizzato e piegato agli interessi finanziari e speculativi che vanno ben oltre la nostra regione; le aziende strategiche per la vita e la sopravvivenza di un paese come il nostro non sono solo privatizzate, ma controllate strettamente da fondi di investimento e fondi sovrani stranieri: i trasporti certamente, ma addirittura l’energia, le telecomunicazioni, la cybersicurezza, le imprese per la difesa. Questo è il vero pilota automatico che ci promise Draghi, l’uomo che ha diretto la svendita dell’Italia da dentro la Banca d’Italia e al Governo. Il male è profondo, chi si illude che cambiando il governo nazionale o locale si cambino realmente le cose dimentica appunto che l’oligarchia rappresentata dall’ex banchiere europeo ed ex Presidente del Consiglio ha ormai esautorando ogni possibile alternativa alla tirannia del profitto per pochissimi; adesso ci vorrebbe condurre addirittura alla guerra con una superpotenza nucleare.

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Tiziano Cardosi

Obiettore di coscienza negli anni ‘70, attivista contro le guerre, già capostazione delle FS, oggi si occupa soprattutto di mobilità e del fenomeno delle “grandi opere inutili”, tra I fondatori del comitato No Tunnel TAV di Firenze. Attivista di perUnaltracittà.

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