Da febbraio sono in contatto con un miliziano libico e con un suo amico che prova a non lavorare per loro. Ho avuto il contatto del miliziano da un ragazzo tunisino che lo ha conosciuto mentre era in vacanza là, a Tunisi. Ci sentiamo su Facebook poi su WhatsApp. Il suo profilo è fatto di jeep e armi appoggiate sui sedili. E’ giovane, ha 23 anni. Lo contatto nella stessa settimana in cui è stato assassinato Saif Al Islam Gheddafi, il secondogenito del defunto dittatore libico. Aveva 53 anni ed era ricercato dalla Corte penale Internazionale (Cpi) per crimini contro l’umanità. E’ stato ucciso il 3 febbraio da uomini armati non identificati nella sua casa a Al Zintan, feudo della sua famiglia, nell’ovest della Libia.
Il giovane miliziano mi mette in contatto con un suo amico che parla inglese.
“Lui era l’unico figlio di Gheddafi che viveva in Libia, mentre tutti gli altri vivono all’estero in esilio”, mi spiega.
Viveva in segreto, protetto da qualche milizia o era detenuto?
“Non aveva un vero progetto politico ma pretendeva di tornare al potere, contando sulla nostalgia che molti libici hanno del vecchio regime. Il caos e l’insicurezza hanno fatto sì che le persone riponessero la speranza in lui”.
Chi erano i suoi nemici?
“Era un gioco cieco fatto di instabilità, pericoli, condizioni economiche. Le proteste e alleanze erano legate al sistema di governance. Saif Al Islam non aveva molte forze militari”.
Laureato alla London schools of economics, si era costruito un’immagine di moderato e riformatore – reputazione compromessa all’inizio della guerra civile libica. E’ stato arrestato nel 2011 nel sud della Libia; detenuto a Al Zintan e condannato a morte nel 2015, ha poi beneficiato di un’amnistia. Nel 2011 si era candidato alle presidenziali, contando sui nostalgici del regime. Ma alla fine le elezioni non si erano avute. Dalla caduta di Gheddafi, la Libia fatica a ritrovare stabilità e unità. Adesso ci sono due governi che si contendono il potere: un governo di unità nazionale (GNU) guidato da Abdul Hamid Obaibah e riconosciuto dalle Nazioni Unite; e, quello del generale Khalifa Haftar (indicato con varianti di nome come Barga/Haftar) che ha esteso la sua autorità dall’Est al Sud del paese. È un ex generale: in passato ha goduto dell’appoggio francese, oggi i suoi alleati importanti sono negli Emirati Arabi Uniti. A questo scontro tra i due, si aggiungono le milizie locali che controllano i rispettivi territori.
Questo assassinio non avrà conseguenze?
“Ci sono due fattori: si accuseranno gli uni gli altri di averlo ucciso; nel medio periodo ci saranno delle ripercussioni ma non immediatamente sul piano militare”.
Faccio la stessa domanda al miliziano che risponde:
“Riguardo all’uccisione di Saif Gheddafi: sì, è un fatto molto vantaggioso; ora che è stato ucciso, si terranno le elezioni. E, secondo me, è meglio che sia Haftar a guidare la Libia, dato che è riuscito a formare un esercito sotto un comando unificato”.
Dopo qualche tempo, il suo amico che parla inglese e che prova a non lavorare per le milizie mi chiede informazioni per venire in Europa. Gli chiedo perché voglia venire dall’altra parte del Mediterraneo.
“Qui non c’è lavoro, se non nelle milizie della morte che sono ovunque. Preferisco il pericolo del Mediterraneo al terrorismo”, risponde.
Ci sentiamo di nuovo ad aprile 2026. Gli chiedo come sta.
“Mentirei se dicessi che sto bene. La Libia sta uccidendo i nostri sogni. Ma la situazione è diventata insopportabile: o la morte in mare, o morirò qui. Ecco perché devo correre il rischio. La situazione non è ancora collassata ma chi parla viene ucciso. Quindi, vista da fuori la situazione sembra buona, ma dentro è un inferno. Rapiscono e uccidono giovani sotto i 18 anni; è una situazione catastrofica. Non voglio lamentarmi, ma questa è la verità”.
Cosa succede esattamente?
“In cambio di denaro o di traffico di organi, ci sono neonati che vengono uccisi vivi e i cui organi vengono venduti, e i più grandi vengono rapiti per infliggere loro dolore e chiedere soldi”. Mentre stava parlando con me, si stava recando presso l’ufficio dei volontari. Gli chiedo di cosa si tratti.
“Ti offrono un visto in cambio di volontariato. Ora cerco una qualsiasi via d’uscita per l’Europa o per qualsiasi altro posto. Chi parla di politica mette in pericolo tutta la sua famiglia. Chi parla di un tizio che possiede un’auto blindata, muore. Sapevi che con 500 dollari puoi ingaggiare un sicario? C’è chi è stato ucciso solo per aver guardato negli occhi un agente. Qui la vita umana vale meno della polvere; non sanno nemmeno cosa significhi la parola essere umano. Viviamo nell’umiliazione e nell’oppressione pur di restare in vita”.
Giornalisti, insegnanti, avvocati, attivisti non possono esprimersi?
“Dato che la Libia è un paese ricco, sono i soldi a comandare. Abbiamo sempre la speranza, dobbiamo solo provarci”.
A giugno 2026 mi scrive che suo fratello è andato nel deserto, mentre lui è rimasto a Tripoli.
Perché è andato lì?
“Lavorava 12 ore al giorno per uno stipendio di 500 euro al mese. Qui questo è tutto perfettamente legale: lo Stato favorisce la corruzione e permette agli imprenditori di fare ciò che vogliono. Viviamo in un mondo governato dagli interessi personali”. La sua risposta è eloquente, senza dirmi direttamente che il fratello ha cominciato a lavorare per le milizie.
Ad agosto mi manda un video del deserto con i corpi delle persone migranti lasciate sole a morire.
“Questa è la situazione dei migranti africani in Libia. Muoiono di fame e di sete, mentre al mondo intero interessano solo i soldi. Come al solito, con il caldo estivo, qui mancano elettricità e acqua. Né l’Europa né l’America si curano di nulla: rubano il denaro degli africani e li lasciano morire”.
Come va con la tua procedura per la richiesta del visto?
“Ottenere asilo in Europa è diventato difficile. Sto cercando di andare in Canada”
Lì è meglio?
“Un milione di volte meglio che in Europa. Voglio sposarmi e poi partirò”.
Avete intenzione di andarci insieme?
“Si ci stiamo organizzando per questo. Siamo tutti uguali; l’unica differenza tra noi è il razzismo. Di fatto, ho rischiato di morire più volte; la Libia è un luogo duro persino per gli animali. Lì, ogni creatura vivente che respira subisce oppressione. Gli animali vengono picchiati e uccisi, mentre la vita umana vale meno di niente”.
La comunità internazionale sembra essersi dimenticata della Libia, perché?
“Se Russia, America, Cina e Turchia uscissero di scena, la Libia diventerebbe il terzo paese più ricco del mondo. Rubano l’oro e i reperti archeologici greci ed egizi; non hanno lasciato nulla in Libia, a parte il gas e il petrolio, che ovviamente non sono ancora esauriti. Pensano solo agli interessi economici per mascherare i crimini che commettono. Sapevi che i primi di agosto l’intelligence ucraina e quella tedesca hanno inviato aerei kamikaze per testarli su zone residenziali, causando danni materiali, feriti e morti?”
Non lo sapevo. Dove è successo?
“A ovest di Tripoli, precisamente nella città di Zawiya”, mi spiega. A Zawiya, a circa 50 chilometri da Tripoli, si trova uno dei centri di detenzione per migranti più famigerati e duri della Libia. Si tratta di un vero e proprio lager, ricavato in un’ex base militare vicina alla raffineria, tristemente noto per violenze, stupri, estorsioni e torture sistematiche.
“Il traffico di esseri umani è tutto gestito in base ad accordi; e questo è solo un esempio tra tanti. Odio questo paese, le uccisioni e lo spargimento di sangue; non voglio che mio figlio debba vederli ogni giorno. Provo dolore e stanchezza: anche se hai soldi, non puoi essere felice se manca la sicurezza. Ma nonostante le difficoltà non mi arrenderò: fuga o morte, mentre continuo a provarci. Anche se vivi in un posto difficile, non significa che tu debba diventare cattivo come loro”, conclude.
Il 10 agosto 2026 è stato ucciso dall’esplosione di un ordigno posizionato nella sua automobile il Maggiore Generale Fawzi al-Mansouri, capo dell’intelligence militare dell’Esercito Nazionale Libico (Libyan National Army – LNA) di Haftar. Mansouri aveva un ruolo di rilievo nell’unificazione sotto un solo esercito delle forze armate dell’est e dell’ovest. Dal rovesciamento di Gheddafi padre nel 2011 per mano degli eserciti Nato – su iniziativa del presidente francese Sarkozy e del premier David Cameron – la Libia non si è più ripresa. I numerosi interventi militari esterni da parte dell’Europa, con il pretesto di aiutare un popolo minacciato, hanno destabilizzato un paese da cui sembra non esserci via d’uscita.





