Nel 1963, con “Le mani sulla città”, Francesco Rosi raccontava con grande efficacia le connessioni fra la politica affaristica e la speculazione edilizia. Qui a Livorno si sta andando oltre, calpestando il territorio in un mix letale fra banale sciatteria e pianificata estrazione di valore dai beni comuni urbani.
L’ultima della serie è la fresca scoperta del tentativo di riempire con scarti di plastica e legname gli argini del Rio Maggiore, il torrente tombato che si sta mettendo “in sicurezza” dopo che nell’esondazione del 2017 ha annegato 4 persone nella loro casa. La Procura ha appena sequestrato il cantiere, fra l’apparente stupore del Sindaco che pure in questi anni (soprattutto in periodo pre-elettorale) ha guidato con fervore le fiaccolate in commemorazione delle 8 vittime complessive di quella alluvione (erano occasionalmente al potere i 5 Stelle, si sa). Il fatto che l’inchiesta penale sia scaturita dalla denuncia di alcuni cittadini fa sorgere più di un sospetto sulla reale capacità di vigilare localmente su opere così rilevanti, quale che ne sia il committente: la Regione e il Genio Civile.
Stessi soggetti e stessa latitanza dell’Amministrazione Comunale ai Tre Ponti, dove sbocca in mare l’altro torrente assassino del 2017, il Rio Ardenza: qui, da anni, si trascina il vastissimo cantiere che dovrebbe portare alla sostituzione del vecchio ponte stradale, neanche si trattasse del Rio delle Amazzoni. Ritardi, intoppi, avvicendamenti di ditte appaltatrici hanno portato ad altissimi costi aggiuntivi e alla compromissione dell’unica spiaggia libera a disposizione della cittadinanza.
È infatti salita alla ribalta nelle scorse settimane, a seguito dell’incursione di parlamentari e semplici cittadini, lo stato inaccettabile degli accessi al mare del litorale cittadino: dalla foce dello Scolmatore alla devastata spiaggia dei Tre Ponti ci sono oltre 8 chilometri di costa urbana quasi totalmente inaccessibili, fra porto, porticcioli, Accademia Navale e soprattutto stabilimenti balneari che impongono il balzello e i tornelli, in totale spregio alla legge che permetterebbe a chiunque di raggiungere il mare per un tuffo.
Siamo infatti nella città che considera le concessioni demaniali come un titolo di proprietà atto a conferire potere illimitato all’impresa, in porto così come sui “bagni”. Così come avviene nel caso della Fortezza Nuova, complesso monumentale e naturalistico di grande valore. Qui una società privata è subentrata al Comune a seguito della disdetta della storica concessione demaniale da parte della Giunta Salvetti (uno dei suoi primi atti dopo l’insediamento, nel 2019). Col risultato che il grande Parco Pubblico, benché inserito dall’Amministrazione fra i rifugi climatici, viene aperto e chiuso a discrezione assoluta del concessionario in funzione della sua pianificazione commerciale. Per capirsi, a fine maggio, ancora “bassa stagione”, i cancelli chiudevano già alle 18,00, due ore prima degli altri parchi pubblici.
Non c’è da stupirsi: la gestione e la cura del verde cittadino denotano una sensibilità dell’Amministrazione del tutto inadeguata all’emergenza ambientale. Si lascia ad esempio che a decidere quanti e quali alberi tagliare siano le ditte appaltatrici, che imperversano in apparente autonomia, probabilmente per trarre profitto dalla vendita del legno alle centrali a biomasse. Salvo poi ammettere che l’Ufficio preposto ha sbagliato la valutazione sulla reale necessità di quei tagli, come avvenuto davanti alla sollevazione popolare a difesa dei tigli ombrosi e profumati di Viale Mameli. A inizio agosto, quando forse si sperava che la popolazione fosse in vacanza.
Ancora più rovinosi sono gli effetti della pianificazione urbanistica dopo l’approvazione di Piano Operativo. Un documento attraverso il quale, nell’era della tragedia climatica, si continua a voler versare cemento al posto del verde urbano in ogni possibile “area di trasformazione”. Così, in una città in calo costante e vertiginoso di residenti e con 6.000 appartamenti sfitti, si sta cercando di edificare 4 palazzoni nell’ultima oasi climatica del centro città: quegli “Orti Urbani” che vengono difesi strenuamente da 14 anni e hanno portato in piazza migliaia di persone lo scorso 5 settembre.
Così, là dove la città si è sempre arrestata con rispetto di fronte alla natura incontaminata, si è voluto erigere il cosiddetto “Cubone” disboscando e cementificando un’area vergine ricca di biodiversità invece di utilizzare le aree pubbliche già cementificate nei paraggi. Un’operazione finalizzata a raccogliere i finanziamenti del PNRR che ha però costretto il Comune a spendere un altro milione e mezzo di tasca sua (o meglio, nostra), millantandola come progetto di una palestra del quartiere quando invece gli spazi teoricamente a disposizione degli anziani sono stati assegnati alla nuovissima sede del CONI.
Così, di concerto con la Regione, l’ASL Nordovest (e forse un INAIL in versione speculatore immobiliare) il Comune continua a pensare di annientare metà Parco Pertini, per edificare un monoblocco ospedaliero “ad alta intensità di cura” (una sorta di grande pronto soccorso, insomma) urbanisticamente insensato e probabilmente inattuabile, invece di rafforzare il presidio sanitario esistente. Ed è impossibile non cogliere qualche similitudine con la contestatissima operazione immobiliare che riguarda l’ex Ospedale San Gallo a Firenze, non fosse altro che per la coincidenza dei soggetti coinvolti anche qui: l’Assessora all’Urbanistica Viviani, paracadutata nel 2019 dal capoluogo regionale e lo Studio Rossi Prodi, che dal solo progetto del monoblocco ospedaliero di Livorno incassa oltre un milione di €.
Cemento, sempre di più cemento, in una città fra le più disgraziate per consumo di suolo e numero di alberi pro-capite. Sono ad esempio migliaia di metri cubi di cemento quelli versati inutilmente nei mesi scorsi a pochi metri dal grande Mercato delle Vettovaglie, gioiello architettonico adesso quasi completamente nascosto da un’enorme e altissima tettoia di lamiera. Dovrebbe ospitare gli ambulanti un tempo presenti nella vasta piazza asfaltata, che al pari di tante città “illuminate” si sarebbe potuto desigillare almeno in parte, ricollocando i commercianti proprio dentro il grande edificio del 1894.
Un Mercato Centrale che non si sta facendo nulla per salvare, che i commercianti storici stanno abbandonando e che si vuole trasformare in un triste ricettacolo di mescite e mangifici. Del resto, nell’unica città toscana in cui le saracinesche in pieno centro chiudono definitivamente una dopo l’altra fra le ortiche, vige una sola legge: l’apertura compulsiva di sempre nuovi centri commerciali con le connesse cementificazioni. È il caso della enorme piastra in continua espansione nella periferia sud, fra colline e mare. Causa prima, secondo molti, della tragica alluvione del 2017, allorché il cemento e l’asfalto hanno fatto correre verso la città le grandi masse d’acqua, anziché trattenerle e assorbirle nel suolo vergine.
Il dominio delle lobbies degli esercizi di somministrazione, della “ribotta” e del divertimento molesto prosegue infatti incontrastato, salvo qualche incidente di percorso: pochi anni fa, l’attuale Amministrazione ha provato ad autorizzare una discoteca da 800 persone (e probabilmente molte di più all’atto pratico) aperta fino alle 4 di notte, in pieno centro, con impatti ancora più insostenibili su quiete notturna, viabilità, igiene ecc. Salvo poi sbattere la faccia contro la sacrosanta protesta delle persone residenti.
Una “Rimini del Tirreno”, insomma, per sostituire l’industria ormai defunta. Un’economia povera e precaria del terziario arretrato (camerieri, barman, lavoretti stagionali e poco più) col risultato di fare di Livorno il luogo dove i redditi da lavoro sono fra i più bassi in Toscana ma la rendita, immobiliare e non solo, signoreggia. Una città godereccia (ricordate la “Locura” di Boris?) che ha bisogno di scenari urbani anonimi, dimentichi delle tradizioni architettoniche locali. Anche per questo si sono voluti spendere 6 milioni dal bilancio comunale (sempre denari nostri) per ripavimentare la Via Grande con piastrelloni “a tramezzini” degni dei bagni di un’Autogrill, anche nei tratti in cui la preziosa “Palladiana” policroma era perfettamente conservata o facilmente restaurabile. E non sarà forse un caso che la ditta incaricata dei lavori (dopo una procedura negoziata) sia la stessa, Frangerini, che ha costruito il Cubone e vorrebbe costruire case inutili nell’Oasi Climatica.
È chiaro che l’altro ingrediente necessario sono le masse dei turisti mordi e fuggi. Ecco quindi i crocieristi in transito verso Firenze e Pisa, prede da acchiappare al volo perché non sanno neanche dove si trovano: bene che si sentano a casa loro in Via Grande, in mezzo a pavimentazioni anonime e catene commerciali uguali in tutto il mondo. Sono 428 le grandi navi da crociera in arrivo a Livorno quest’anno, con più di 800.000 turisti che scendono in città, diretti poi principalmente a Firenze e Pisa. E anche quest’anno il Comune di Livorno, attraverso la sua Fondazione LEM, è andato a pietire nuovi arrivi, laggiù al Meeting di Miami, pur sapendo che i fumi delle crociere provocano costi sanitari sulla collettività cittadina per 9 milioni di € all’anno (malattie, terapie, decessi, giornate di lavoro perse ecc.).
E sempre in questa idea dissennata di città si spiegano gli oltre tre milioni spesi dal Comune (cioè noi, ormai l’avete capito) per rimettere in senso il Tempio della Ludopatia, un ippodromo collocato in un grande spazio verde pubblico dove si specula sulla fatica di esseri viventi in omaggio ad uno “sport” (chiamiamolo così) ormai al lumicino.
È stupefacente che in sette anni, quanti sono serviti all’attuale Giunta per lasciare il segno indelebile in questa città, si sia potuto inanellare una sequenza così sistematica di sciaguratezze.
La domanda potrebbe venire spontanea: ma davanti al cemento, alla riduzione del verde, ai fumi navali, agli schiamazzi notturni, l’Assessore all’Ambiente non ha nulla da dire in proposito? Sicuramente sì, se non fosse che il vero motore trainante dell’intera Giunta, la citata architetta Silvia Viviani da Firenze, si è presa non casualmente anche questo Assessorato.
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