Reddito di cittadinanza: una critica marxista

2 Risposte

  1. carlo ballantini ha detto:

    Si legge d’un fiato il bell’ articolo di Giulio Palermo sul reddito di cittadinanza perché unisce al rigore scientifico dell’analisi una scrittura di rara chiarezza e qua e là un pizzico di giocosa ironia che alleggeriscono la lettura di una materia spesso spigolosa; insomma una bella lezione di economia politica alla portata di tutti.
    Fin dall’inizio ho guardato con sospetto per non dire contrarietà al RdC per una serie di ragioni che non sto ora ad elencare, anche perché le stringenti e persuasive argomentazioni di Giulio Palermo vi si sovrappongono le ampliano e le approfondiscono. Del resto quando un proposta economica trova il consenso di buona parte dell’élite dominante e ultra liberista con la sinistra liberal a fare da maggiordomo, e con alle spalle il supporto teorico di un Milton Friedman, sappiamo già cosa c’è dietro l’angolo: la truffa; perché è una truffa parlare del RdC come uno strumento di giustizia redistributiva per i poveri i disoccupati e i precari senza lottare per eliminare le cause delle diseguaglianze create dal capitale; anzi i capitalisti avranno tutto l’interesse a ridurre i salari, visto che la classe lavoratrice percepirà anche il RdC. Non si baratta il lavoro con l’elemosina di un ansiolitico sociale, perché il lavoro non è solo salario ma luogo e momento di crescita politica, di coscienza di classe, di solidarietà, di riappropriazione di capacità contrattuale in una fase in cui il neoliberismo è riuscito a indebolire i lavoratori sul piano politico e su quello sindacale. Contro tutto ciò occorre intensificare il conflitto di classe: i movimenti dal basso ci sono (vedi Potere al Popolo) ma sono ancora piccoli e frammentati, come frammentata è la classe lavoratrice. Infine due parole ai postoperaisti che vedono nel RdC un’opportunità “per la riappropriazione dei frutti della cooperazione sociale” (Negri) o per uscire dalla “gabbia del lavoro salariato”: “ Milioni di persone non hanno un salario e milioni perderanno il lavoro nei prossimi anni per una ragione molto semplice: di lavoro non ce n’è più bisogno. Informatica, intelligenza artificiale, robotica rendono possibile la produzione di quel che ci serve con l’impiego di una quantità sempre più piccola di lavoro umano. Lavoriamo meno per un reddito di cittadinanza, curiamoci la salute andiamo al cinema insegniamo matematica, e facciamo quel milione di cose utili che non sono lavoro e non hanno bisogno di scambiarsi con salario.” (Berardi Bifo). Che dire? Abbiamo il paradiso terrestre a portata di mano e continuiamo a parlare di anacronismi come art.18 disoccupazione sfruttamento e di lotta di classe! Peccato che Marx, quello sprovveduto, nella teoria del valore insista a ripeterci che si distribuisce solo la ricchezza sociale che si produce: se i lavoratori dei paesi ricchi smettono di lavorare e si danno alla matematica o giocano alla playstation la ricchezza da redistribuire dovrà perciò stesso essere prodotta dai lavoratori dei paesi poveri. Alla faccia dell’uguaglianza e dell’internazionalismo proletario!

  2. Hari ha detto:

    Non mi e’ chiara una cosa. Se a fronte di 1000 spesi per il RdC il reddito nazionale aumenta di 4000, perche’ le tasse derivanti da quei 4000 non basterebbero a coprire quantomeno i 1000 spesi inizialmente? Mettiamo esista solo l’IVA e solo al 25%, in teoria quei 4000 generano 1000 di gettito che coprono l’investimento iniziale. Cosa sto lasciando per strada?

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