Il Parco di San Salvi e le sue potenzialità, da salvaguardare

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Quanto è grande l’area di San Salvi (Firenze Sud) con il suo parco storico? La domanda sorge spontanea ogni qual volta si sente ribadire, anche a livello mediatico, che essa si estende per oltre 30 ettari. Una visione diretta smentisce subito tale entità, che risulta plausibile solo se riferita non alla situazione attuale, bensì a quella precedente lo smembramento dell’area dell’ospedale verificatosi negli ultimi decenni.

In origine, infatti, San Salvi occupava una vasta superficie che comprendeva il complesso manicomiale vero e proprio e un grande appezzamento agricolo circostante: lo scopo di quest’ultimo, secondo il pensiero psichiatrico di fine ‘800, era quello di curare i malati anche attraverso il lavoro. L’attività agricola, come quella di falegnameria, carpenteria, sartoria ed altro, fungeva da terapia e da supporto economico alla gestione ospedaliera: la colonia agricola annessa all’ospedale, infatti, occupava circa 20 ettari di orti, vigne e seminativi e copriva quasi completamente il fabbisogno di verdure e di latte di San Salvi e dello stabilimento succursale di Castel Pulci.

A partire dagli anni ’60 l’attività rurale è stata via via smantellata, e il terreno relativo destinato ad altre funzioni, in modo che progressivamente l’estensione di San Salvi si è ridotta da 36 ha complessivi agli attuali 13 ettari circa.

L’unitarietà del tessuto originario è stata frammentata, con recinzioni che hanno separato dalla rimanente parte di San Salvi i plessi scolastici, il giardino pubblico, la recente residenza per studenti, sorti sull’ex colonia agricola; ma anche nel cuore dell’area si è proceduto a sbarramenti e chiusure che hanno intaccato la continuità del verde che avvolge l’intero complesso anche nelle sue articolazioni interstiziali. Oggi, dunque, il parco di San Salvi, pur costituendo il secondo parco cittadino, non supera i 10 ettari di estensione: esso non va tuttavia considerato come spazio a sé stante ma nella prospettiva di un sistema più ampio che incorpori il verde attiguo del giardino pubblico, del terreno di un ex casa colonica e del podere incolto su via del Gignoro, da espropriare in quanto ad oggi privato. Creando così un vitale polmone verde di oltre 16 ettari.

Chiarito dunque che la superficie di San Salvi è molto più piccola di quanto viene comunemente propagandato, appare ancor più assurda la riproposizione di un vecchio progetto (risalente al 2004), che tutti pensavano superato anche per l’opposizione di comitati e cittadini, riguardante la costruzione nell’area di 120 abitazioni private, a seguito di accordo fra Comune e Asl. Il carico urbanistico di tale progetto risulta incompatibile con la vocazione pubblica di tutta l’area e insostenibile per la piena fruibilità del parco storico, già in parte eroso: si tratta infatti di un’ipotesi di privatizzazione contraria ad un reale recupero di San Salvi, fondato sulle esigenze collettive e sulla partecipazione progettuale dei cittadini.

L’ex complesso manicomiale necessita invero di una logica integrale e non settoriale, come nel caso di una recente proposta per un polo culturale scisso dal contesto; è necessario vincere la sfida per la rivitalizzazione dell’area, in coerenza con una sua destinazione innovativa e polifunzionale aperta alla riappropriazione sociale e al godimento per tutti del suo pregiato parco, da restaurare nella sua originaria ricchezza arborea e naturalistica.

Ci auguriamo che l’Amministrazione ascolti una buona volta le richieste dei cittadini, non ignorando gli interessi collettivi e la difesa dei “beni comuni” per le presenti e future generazioni.

*Comitato San Salvi chi può

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