Ecco perché Kung Fu Panda 3 e Mario Adinolfi si scontrano

Ha fatto un po’ di notizia (ma solo un po’) l’uscita di Mario Adinolfi che in un post su Facebook ha accusato il film di animazione Kung Fu Panda 3 di “fare il lavaggio al cervello ai bambini”. Addirittura? Facciamo un passo indietro e prima di gettarci nel vivo della polemica vediamo chi sono i due protagonisti.

Mario Adinolfi è giornalista, ex deputato PD, fondatore del giornale on line La Croce (sic), candidato a sindaco di Roma per il “Partito della Famiglia” (come se fosse una novità, in Italia, far parte di una qualche famiglia), autore del libro Voglio la mamma e instancabile oppositore delle unioni civili, della stepchild adopotion e del disegno di legge Scalfarotto che prevede un aggravante di pena in caso di violenza motivata da omofobia e transfobia.

images (2)Kung Fu Panda, invece, nasce nel 2008 come film d’animazione per bambini e nelle sale cinematografiche è ormai uscito il numero 3. Racconta le imprese di Po, un panda pigro e un po’ imbranato che si vede costretto a imparare il kung fu e ad affrontare svariate avventure.

Ma perché Adinolfi e Kung Fu Panda si incontrano e scontrano? Perché nel terzo episodio del sequel, Po fa conoscenza del padre biologico e si ritrova così con due padri: Mr Ping, l’oca che lo ha adottato, e Li Shan, colui che lo ha generato. Capito? È questo lo scandalo: Po ha due papà. È contro questa messa in scena che Adinolfi tuona dalle pagine di Facebook, annunciando una trasmissione su Radio Maria sulla subdola campagna “gender” e “omosessualista” (lui parla così) che farebbe il lavaggio al cervello dei bambini e che avrebbe addirittura arruolato uno dei maggiori successi della cinematografia contemporanea.

La risposta principale alle frasi di Adinolfi è stata l’ironia e in effetti, come si diceva in passato, “Sarà una risata che vi seppellirà” (speriamo). Vale però la pena riflettere su alcuni aspetti.
Adinolfi è il portavoce di un movimento radicato soprattutto nell’Italia del nord-est ma presente a livello nazionale, che si percepisce in guerra, e i cui nemici sono: la visibilità e le richieste di diritti delle famiglie omogenitoriali; l’insegnamento all’affettività e l’educazione sessuale nelle scuole (in effetti è meglio che gli adolescenti vadano a informarsi su youporn); gli interventi delle associazioni LGBTQ nelle scuole volta a contrastare l’omofobia e altre forme di discriminazione costruite sull’orientamento sessuale e non solo.

Questo movimento ultrareazionario raggruppa neocatecumenali e svariate sigle di organizzazioni cattoliche conservatrici (Manif por tout, Giuristi per la vita, Sentinelle in piedi e tanti altri a livello locale). Questi gruppi si rimpallano slogan e parole d’ordine per difendere un presunto ordine sociale naturale: alle donne il ruolo di massaia e di angelo del focolare, agli uomini il compito di mantenere la moglie e figli; le famiglie ovviamente eterosessuali, votate alla riproduzione e alla fedeltà. Per quanto riguarda i più piccoli, alle bambine giocattoli e modelli femminili, ai maschietti giocattoli e modelli maschili.

Insomma, una sorta di incubo, che se da un lato trova conferma in un certo senso comune diffuso (quante volte mi sono sentita dire, ai giardinetti: “sai, le bambine sono più tranquille!”), dall’altro viene quotidianamente sconfessato dai bisogni stessi imposti dal neocapitalismo consumista e dalle famiglie che senza due stipendi non riescono ad arrivare alla fine mese. Senza contare i desideri dei singoli, che per fortuna sovvertono e non sempre sono riconducibili ai loro modelli presunti ‘naturali’.

Per saperne di più su questo movimento potete leggere l’intervista a Sara Garbagnoli:

http://www.globalproject.info/it/in_movimento/sull-ideologia-del-gender-intervista-a-sara-garbagnoli/18893.

È un movimento finanziato dalla curia, ricco di denaro e risorse, che svolge un incessante lavoro a livello territoriale grazie alle parrocchie e agli insegnanti di religione. La scuola pubblica e laica è stata individuata come uno dei principali terreni di battaglia. I genitori vengono istruiti affinché nelle classe dei propri figli non si parli appunto di sessualità e stereotipi di genere, di omosessualità e orientamento sessuale; affinché non vengano letti certi libri (ricordate la lista di proscrizione stilata dal neoeletto sindaco di Venezia?), insomma affinché la scuola abdichi al proprio ruolo di educazione alla cittadinanza.

L’intimidazione è l’arma principali di questi crociati dell’ordine naturale. Non avendo a disposizione strumenti giuridici, ed essendo in Italia la libertà d’insegnamento ancora tutelata, almeno formalmente, l’unico modo per impedire che certi argomenti vengano affrontati a scuola è quello di spaventare insegnanti e dirigenti scolastici, e in effetti in alcune circostanze ciò è successo.

In altre occasioni le campagne intimidatorie sono invece state sconfitte, grazie ai genitori che hanno supportato e difeso insegnanti ed educatori. Vi racconterò nella prossima puntata la sconfitta di una Sentinella in piedi nella scuola dei miei figli. Perché innanzitutto è fondamentale rivendicare il diritto a un’educazione all’affettività, alla sessualità e alla complessità per tutti i nostri figli.

*Enrica Capussotti, studiosa di Storia culturale e Gender Studies

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