Le vie d’acqua

C’è una grande opera che serve a qualcosa: è il canale del Mezzogiorno, in Francia.
Collega il Mediterraneo e l’Atlantico, fu fatto quattrocento anni fa ed è ancora in funzione, con le sue chiuse che lentamente pareggiano il dislivello tra i due mari

E’ patrimonio Unesco anche se non ha niente di artistico. Come certi muri fiorentini che sono intoccabili solo perchè si trovano accanto a un albergo, è dritto e anonimo, banalmente funzionale, ma la sua bellezza sta proprio in questo: funziona che è un piacere, i bacini si riempiono e si svuotano con estrema precisone, le paratie si congiungono senza far uscire una stilla e i battellieri si fidano ancora a  percorrerlo.

Tra i suoi argini scorre tutto il sud e tutto sa di acqua e di sole: i cavalli i cavalieri i girasoli il vino la lavanda i maghi le anatre e finalmente il mare.
Si può stare un pomeriggio intero a vederlo funzionare a Carcassonne, invece di inseguire sulle mura i soliti fantasmi di eretici e templari.
E’ vecchio, ma non è antico, fu relizzato quando Venezia e  Amsterdam erano già città sull’acqua, cinte e collegate da canali che facevano da strada, da mura e da mare.
In maniera diversa erano città sull’acqua anche Londra e Pisa, porti che non hanno mai visto il mare.

E poi ci sono le città lacustri. Molta gente vive intorno ai laghi, in centri grandi e piccoli che sembrano isolati ma in realtà sono uniti al mondo da una strada che punta in tutte le direzioni.
Perciò quando prliamo di mezzi non dobbiamo limitarci a treni auto e ruspe, pensiamo anche alle chiatte, alle gondole, ai vaporetti, alle canoe.

L’arte europea non sarebbe riconoscibile senza tenere conto dell’acqua che in mille modi si fa strada nelle sue città. Pensamo ai pedinamenti di Sherlock Holmes suo docks, alle imbarcazioni che planano sui canali cristallini di Bruegel, al battello ebbro di Baudelaire, ai battellieri del Volga e ai tre uomini in barca di Jerome Jerome, per tacere del cane.

maigret

Maigret sulla Senna a Parigi (interpretato da Gino Cervi)

Il più grande e accorato cantore della vita che si dipana tra una chiusa e l’altra fu Simenon, che era anche un accurato conoscitore di quella umanità perchè ne faceva parte, dormendo e scrivendo su una barca ormeggiata tra la Francia e il Belgio, per esigenze artistiche o fiscali.

In Italia la vita cittadina sui fiumi e sui canali è stata offuscata dallo splendore del mare, onnipresente, e la parola si è arenata sulle sponde.

La vita acquatica è stata respinta ai margini della città, negli ambienti rustici di Ombretta o di Lucia Mondella, due sventurate che al sommo della loro sventura incontrano la gora e il lago.

Gli unici che si sono ricordati dell’acqua che arriva al cuore delle città italiane sono stati Pasolini , Pratolini, Pennacchi e qualche antropologo, a cui non sono sfuggiti i ragazzi di vita, i renaioli e gli uomini della palude, ma era un tuffo in una società che stava per essere consumata prima dalla guerra e poi dal genocidio sistematico operato dal mercato e dalle sua armi più formidabili, la tv e la macchina.

Torrenti canali fossi e scolmatoi furono accecati con l’asfalto e ai canali limacciosi si sostituirono i canali televisivi.
Ora fiumi e laghi sono zoo per turisti, anticipando quello che sarà senza ombra di dubbio il futuro di ogni altro spazio pubblico.
In compenso sulle loro sponde sono state ricavate piste ciclabili molto decorative, pagate con i soldi di qualche compensazione: in cambio di un torrente, di una gora, di un bosco, i capitalisti danno degli spiccioli al sindaco di turno, che li spenderà per farsi passare per furbo e per amico dell’ambiente.
Di pagare chi sgombra i letti e le rive dai tronchi e dalle macerie non se ne parla nemmeno, piuttosto si costruisce il Ponte sullo Stretto.
Altrove si realizzano città sostenibili in cui l’asfalto e i binari sono sostituiti interamente dall’acqua.
Il risultato di questi esperimenti  è una miscela di praticità, ecologia ed estetica che forse si può capire con un raffronto.
Confrontiamo un canale e una strada ferrata o asfaltata: il canale pulsa di vita, a volte puzza anche, ma è vita, mentre la rotaia sa di ruggine e l’asfalto di chimica; il canale si copre di alghe, la strada di cartacce; l’acqua gorgoglia, ristagna, cola, quando non è ben guardata erompe, ma non stride come i binari, non si spacca come l’asfalto, asseconda il movimeto con uno sciacquio piacevole invece di opporglisi con fumi e scintille; l’acqua riflette e invita a riflettere, mentre nella rotaia non ci si specchia e sull’asfalto le uniche immagini che appaiono sono banali avvisi al guidatore o carcasse orripilanti di bestie uomini e motori.
Perchè l’acqua fa paura ma gli arrotati sono più degli annegati.
In Italia l’cqua fa più paura che altrove per il trauma di città e paesi distrutti dagli invasi mal costruiti e mal vigilati, ma Inghilterra Germania Olanda e Danimarca vengono inondate ogni anno e non rinunciano a muoversi in battello.

Forse da noi le vie d’acqua sono cadute in disuso solo perchè, come diceva Saint Exoupéry , la gente non costruisce imbarcazioni se nessuno racconta storie di barche.

 

Massimo De Micco