E’ terra di depressione

4 risposte

  1. Avatar Roberto Renzoni ha detto:

    Interessante che le due regioni “rosse” più appariscenti siano le più depresse. Son state deluse da Togliatti e poi, scendendo, da Renzi e prendon medicine per dimenticare? E come se ne esce? Arrabbiandosi di più e obbligando chi comanda a prenderli lui gli antidepressivi per poi levarsi di torno.

  2. Avatar massimo de micco ha detto:

    Ma non potrebbe influire anche il fatto che in Toscana, essendoci centri attivi nella diagnosi e nella terapia, ci siano di più gli specialisti e i medici di base pronti a identificare i sintomi della depressione? Quando si ha una parola per indicare certe cose se ne vedono di più. Ricordiamoci degli indios che “non vedevano” le navi dei conquistadors, non avendo parole per parlarne…

  3. Avatar massimo de micco ha detto:

    Rileggendo quanto ho scritto, vedo al primo rigo un “ci” di troppo. E giusto per non sprecare un commento, che ne pensi de “L’industria della depressione” di Pignarre? http://www.ansiasociale.it/articoli-psicologia/industria-della-depressione

    • Ornella De Zordo Ornella De Zordo ha detto:

      Sulla ci indagherò meglio (non la vedo), quanto al libro che citi, no, non l’ho letto ma mi dice l’amico Gilberto P. che ne sa più di me: “L’autore è più che attendibile:
      “(…) Questa volta si tratta di Philippe Pignarre e di Isabelle Stengers. Philippe è un personaggio multiforme: trotskista della “Lega Comunista Rivoluzionaria” negli anni ’70, è stato direttore della comunicazione per i laboratori di Synthélabo, una delle più grosse case farmaceutiche francesi, nonché docente di medicinali psicotropi presso l’Università di Parigi VIII. Alla Synthélabo fonda l’istituto omonimo “per il progresso e la conoscenza” con il quale edita una collana indipendente e prestigiosa dal nome “Les empêcheurs de penser en rond”, non prima di aver avuto garanzie sulla completa autonomia editoriale della stessa. Quando la Synthélabo è stata acquisita da Sanofi formando il gruppo Sanofi-Synthélabo, Philippe viene licenziato. Insieme a Isabelle fonda allora una nuova casa editrice con lo stesso nome della collana appoggiandosi alle edizioni Seuil. Per sopraggiunti disaccordi, lascia la Seuil nel 2008 sbarcando alla Découverte dove pubblicherà con la dizione: Empècheurs de penser en ronde/La Decouverte. ”

      Da: https://www.perunaltracitta.org/2017/09/17/stregoneria-capitalista-pratiche-uscita-dal-sortilegio/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Captcha *