Cattivi Maestri – V° Ciclo: Inverno tribale

Contro la stupidità neanche gli Dei possono nulla?

Gli anni venti sono iniziati alla grande, interi continenti in fiamme e nuovi venti di guerra in Medio Oriente. Eppure perfino la voce dell’angelo dell’Apocalisse svedese, la piccola Greta, sembra essersi affievolita, ormai solo un’altra icona pop del triste spettacolo che ci viene propinato ogni giorno.

Non si vendono più posate e piatti di plastica nei supermercati, anche se la Grande Distribuzione Organizzata continua imperterrita con i suoi piani speculativi per costruire nuovi centri commerciali e devastare il territorio. L’Amazzonia in fiamme, la Siberia in fiamme, l’Australia in fiamme, il vergognoso attacco della Turchia in Rojava, la rinnovata arroganza statunitense in politica estera che minaccia di precipitare il mondo in nuove spirali di conflitto, niente di tutto questo sembra destare più di tanto sconcerto.

In Italia d’altra parte i segni parlano chiaro: la nascita di mostri bicefali è una chiara profezia di sventura che annuncia l’Apocalisse prossima ventura. Dopo il governo gialloverde ci tocca assistere al governo giallobianco, o giallorosa che dir si voglia, e alla sua strategia del silenzio dopo il tanto clamore regalatoci dal precedente ministro dell’Interno. E c’è pure chi crede di risolvere la situazione con un bel piatto di pesciolini fritti con l’acqua, se non con l’aria, anch’essa fritta, di presunti leader vigliacchi e autoritari che passano pure per difensori della democrazia contro la minaccia della più bieca reazione.

In tutto questo ciò che colpisce di più è il generale annichilimento di ogni reale prospettiva di futuro che non sia disastrosa. Ma soprattutto la generale decadenza antropologica a cui siamo tutti sottoposti. La prima e più grande apocalisse in corso è quella che sta avvenendo nel cuore di ogni essere umano, privato della possibilità di immaginare un futuro diverso dal presente a causa della colonizzazione integrale della vita da parte del capitale.

Eppure un tale clima apocalittico non convince fino in fondo e desta il sospetto che si tratti dell’ennesima astuzia del Capitale per convincerci che “non ci sono alternative”. Il mondo nel quale siamo abituati a vivere versa forse in una crisi irreversibile, tuttavia resta ancora da capire se ci dobbiamo preparare a rinchiuderci nei monasteri per salvare il salvabile come nell’Alto Medioevo o piuttosto si stanno creando le premesse per una svolta imprevista, per un autentico rinascimento rivoluzionario.

In entrambi i casi, i Cattivi Maestri proseguono il loro difficile percorso in una città che fa da specchio a tutte le contraddizioni e le ipocrisie di questo mondo, presenti tanto nell’amministrazione cittadina quanto in chi, opponendosi dal basso, porta avanti le lotte sul territorio ogni giorno.

Nessuno è esente dal decadimento antropologico che colpisce oggi chi vive nella parte ricca del mondo godendo dei frutti avvelenati della produzione mercantile e dell’abbondanza di merci.
Nemmeno coloro che portano avanti ideali rivoluzionari.
Consci il più possibile di tutto questo i Cattivi Maestri presentano il sentiero che percorreranno in questi mesi invernali che aprono gli anni venti.

Nel primo incontro riprenderemo innanzi tutto il tema della critica dell’economia politica con Silvano Cacciari, sociologo in stretti rapporti con ciò che resta del movimento che si dice rivoluzionario, insieme al quale parleremo delle logiche tribali con cui i potentati finanziari si danno battaglia alle spalle della popolazione mondiale, e dei vari livelli, finanziario, informatico e propriamente bellico, in cui si articolano i conflitti.

Nel secondo incontro, dedicato ancora una volta alla critica delle scienze della salute, cercheremo di capire come restare sani di mente in uno scenario come quello attuale, parlando con Salvatore Inglese, etnopsichiatra, di quali possono essere le strategie di resistenza culturale da mettere in atto contro le profezie di sventura che ci vengono propinate da ogni direzione.

Nel terzo incontro infine, dedicato per la prima volta alla critica dello stato di diritto, riprenderemo uno spunto con cui Stefania Consigliere ha chiuso il suo intervento nel secondo
incontro del precedente ciclo (Un altro autunno, Filosofia/2), dove abbiamo parlato di colonialismo: una delle strategie per dismettere la mentalità coloniale di cui siamo permeati noi europei ed occidentali è quella di riconsiderare sotto un’altra luce la questione dei diritti dei nativi, di quelle popolazioni che abbiamo sterminato sia sul piano fisico che culturale.

Tutelare i nativi significa prima di tutto rispettare la loro cosmovisione, il modo in cui vedono il mondo, senza tacciarli di “arretratezza culturale”, senza chiamarli “selvaggi”, “primitivi” e così via.
Senza questo fondamentale passaggio continueremo a guardarli dall’alto in basso, come dei genitori che devono insegnare ai figli come vivere, riproducendo in questo modo logiche paternalistiche e di dominio francamente inaccettabili per chi vuol essere antagonista allo stato di cose presente.
Nella nostra concezione del diritto è l’individuo il portatore primario di diritti, è la persona. E se fossero persone anche le montagne, gli alberi, i fiumi? Se, per tutelare i nativi andasse riconosciuta un’anima ad ogni cosa, vivente o non vivente che sia? E se questa fosse la chiave per una differente interpretazione della tematica ecologista?

Perciò nel terzo ed ultimo incontro di questo Inverno tribale parleremo con Claudia Masoni, giurista e antropologa, del legame fra il riconoscimento dei diritti dei nativi e lo sciamanesimo, nella speranza di trovare alleati inediti e, forse, differenti dall’essere umano che ci aiutino nella lotta al meccanismo impersonale ed anonimo al quale gli esseri umani sono assoggettati e che minaccia la nostra stessa esistenza su questo pianeta.

           *Matteo Innocenti