Trent’anni di vergogna per il recupero di San Salvi

Un nuovo e urgente piano di recupero di San Salvi, da inserire nel prossimo Piano operativo 2020-2025, è quanto promette il sindaco Nardella dopo aver recentemente effettuato con parte della Giunta un sopralluogo nell’area. In un articolo della Nazione successivo all’evento il giornalista nota che il sopralluogo è servito alla giunta per “farsi venire qualche idea dopo che per anni nessuno le ha mai avute troppo chiare” sul futuro di San Salvi.

Le prime proposte

La notazione ignora totalmente che da almeno 30 anni l’area è oggetto di attenzione, studio e proposte da parte di importanti associazioni e comitati di cittadini, pienamente consapevoli dell’importanza collettiva che essa riveste per la città e della necessità di un suo recupero socio-ambientale e culturale.

Risale ai primi anni ‘90 del secolo scorso, infatti, un Progetto pilota urbano denominato “Riabilitare San Salvi: le persone, gli spazi, l’ambiente” proposto dalla Fondazione Michelucci per accedere a finanziamenti europei; il progetto non ebbe purtroppo esito, ma la sua valida impostazione diverrà una base di riferimento essenziale per tutti coloro che avranno a cuore il destino di San Salvi: in essa, infatti, trova espressione una visione unitaria dell’area, da concepirsi come centro vitale di nuovi servizi e attività, integrato con il quartiere,e inserito in un quadro di salvaguardia e tutela (prevista dal vincolo della Soprintendenza del 1993) dell’estrema organicità del complesso e del parco che ne è il complemento esterno. Oltre a ribadire la necessità di preservare sotto il profilo umano e scientifico, il patrimonio documentale di un secolo di storia dell’istituzione manicomiale.

Nasce il Comitato

Su questa impronta, il comitato “San Salvi chi può” costituitosi nel 2004 in difesa dell’area da incombenti rischi di vendita e privatizzazione, ha sviluppato un impegnativo percorso di iniziative volto a sensibilizzare gli abitanti del quartiere, i cittadini fiorentini e gli amministratori della città sull’importanza strategica e urbanistica del recupero di San Salvi. Recupero basato sul mantenimento della proprietà pubblica dell’intera area, sul riuso multifunzionale e sociale delle molteplici potenzialità a vocazione collettiva del complesso e compatibile con il parco circostante.

E in merito al parco storico, Il Comitato ha sempre sottolineato , in tutte le sedi, l’importanza di ripristinare il suo impianto originario, concepito sapientemente per scopi terapeutici,e perciò dotato di una variegata presenza di specie arboree ed essenze vegetazionali; e di ristabilire nel contempo l’unitarietà e la piena fruizione pedonale dei suoi articolati e collegati spazi fra i padiglioni, così come dei viali alberati da sottrarre ad un’ impropria circolazione veicolare. Un percorso decennale, dunque , culminato nel 2014 con una rilevante partecipazione di varie realtà cittadine alla manifestazione “Una via crucis per San Salvi e i beni comuni“, nella quale la riappropriazione di San Salvi si lega alla difesa dei beni comuni e alla rivendicazione di diritti fondamentali quali quello alla città, alla salute, alla cultura …etc.

Dal 2007 al 2018

A fronte dell’impegno propositivo profuso dai cittadini riuniti nel Comitato e alle loro ripetute richieste di interlocuzione, le istituzioni pubbliche responsabili di San Salvi, in primis l’azienda sanitaria (Asl) facente capo alla Regione Toscana, proprietaria di gran parte dell’area, e il Comune di Firenze, da cui dipendono le decisioni urbanistiche, hanno respinto sistematicamente ogni confronto e considerato San Salvi alla stregua di una qualsiasi “area di trasformazione” da gestire in termini privatistici puramente tecnico-immobiliari e finanziari. Suscettibile, quindi, di essere smembrata e venduta sul mercato immobiliare, a prescindere da ogni valutazione di opportunità in termini di preminenza dell’interesse generale, in un’ottica miope, perché priva di ogni aggancio con le istanze sociali e ambientali, senza alcun respiro urbano e di strategia di lungo termine. In questa logica neoliberista, i responsabili delle istituzioni in più occasioni hanno ribadito che qualunque apertura ad una parziale ristrutturazione sociale di San Salvi doveva essere comunque finanziata dalla vendita e privatizzazione di una sua parte.

Viene così varato nel 2007 il Piano urbanistico esecutivo (PUE) di San Salvi che prevedeva, in prima stesura, la lottizzazione privata di alcuni padiglioni, un nuovo Centro direzionale dell’Asl con grande auditorium e ben 4 parcheggi di cui uno all’interno del parco. Successivamente il piano viene depurato dei progetti più incongrui, mantenendo tuttavia ferma la nefasta destinazione di parte del complesso a residenze private e, costituendo come tale, una minaccia permanente su San Salvi, di volta in volta aggravata da rinnovati e sconcertanti progetti di intervento puntualmente riportati dalla stampa.

Ricordiamo nel 2010 l’intento dell’amministrazione Renzi, in occasione dell’allora nuovo Piano Strutturale, di modificare la destinazione di tutta l’area da sanitario ad abitativa, per dar luogo quindi alla costruzione di 200 appartamenti per un valore di 120 milioni di euro. La crisi del mercato immobiliare ha bloccato poi la dissennata operazione e, nel 2016, si è ritornati sostanzialmente al PUE con l’intenzione di mettere in vendita, oltre ai padiglioni, anche villa Maria, allora occupata dagli anarchici e chiamata villa Panico.

Ancora, nel 2018 la stampa riportava la notizia di un mutamento di strategia da parte dell’Asl, che adesso si dice orientata alla salvaguardia dell’unitarietà e dell’uso pubblico dell’area monumentale, quella sottoposta al vincolo della Soprintendenza.

Superata, finalmente, ogni logica speculativa prevista dal PUE tanto criticata e respinta da cittadini e comitati? Niente affatto! Perché il progetto in cantiere prevedeva ben 8000 mq di edilizia privata all’interno del parco: “In tutto si tratta di circa 120 appartamenti che frutteranno circa 25 milioni…“. Per comprendere l’entità di un intervento simile, si immagini che, se un palazzo di 3 piani contiene normalmente 12 appartamenti, qui si stia parlando in realtà della costruzione di ben 10 palazzi di non piccola dimensione! Nuovo cemento in un’area di pregio come San Salvi e che per di più non risponde ad alcuna esigenza abitativa di carattere sociale ( a fronte dell’enorme patrimonio di edifici vuoti e di case sfitte della città) ma a ragioni di pura speculazione immobiliare.

Nardella e il piano del 2021

Il nuovo piano di recupero in gestazione dal Comune prevede, a detta della stampa, per la propria sostenibilità finanziaria come già specificato nel 2018, la costruzione ex novo di “un paio di palazzine” dopo l’abbattimento di “quattro o cinque edifici nel cuore del parco“, per un totale pari alla stessa superficie prevista nel 2018, cioè circa 8000 mq.

La realizzazione degli appartamenti si scontrerebbe con le più elementari esigenze di sicurezza e di quiete proprie di un parco pubblico, con effetti di saturazione e congestione sull’intera San Salvi dovuti al pesante carico urbanistico di centinaia di nuovi abitanti, con i relativi servizi urbani

di supporto, all’esigenza di numerosi parcheggi pertinenziali e al considerevole incremento del traffico impattante su tutta la viabilità della zona urbana circostante.

E questo all’interno di un parco che si continua a propagandare vasto (sulla stampa si riporta il valore di 32 ha), quando dopo varie sottrazioni, chiusure e recinzioni invece si estende attualmente solo per circa 13 ha ed è sede è sede di servizi amministrativi e sociosanitari dell’Asl che attraggono un flusso consistente di persone e mobilità che andrebbe regolamentato se si volesse veramente ristabilire i delicati equilibri del parco stesso.

Di conseguenza, un vero recupero che restituisca alla città quest’area unica e di pregio non può che fondarsi su un insieme di funzioni mirate alle esigenze e al benessere della collettività, strettamente compatibili con un parco che, per essere vissuto e goduto socialmente, deve divenire un’oasi di pace, immersa nel verde e nella natura. Altro che 8000mq privatizzati!

Comitato San Salvi chi può

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Una risposta

  1. Avatar Roberto Renzoni ha detto:

    D’accordo su tutto , ci mancherebbe! La questione è uno specchio locale del più generale governativo: non si va oltre la speculazione, in questo caso edilizia. Quindi prepararsi al peggio è opportuno; ciò che può bloccare il peggio in questo momento è che non ci son soldi; mi auguro, quando e se ci saranno, che il Comitato, opportunamente coadiuvato da quei settori della città sensibili a questi temi, sappia opportunamente opporsi; ciò che lo attende è una riedizione locale del TAV.

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