Morte a Oriente di Abir Mukhurjee

  • Tempo di lettura:3minuti
image_pdfimage_print

Anche quest’anno Abir Mukherjee ci porta a confrontarci con l’India e l’occupazione coloniale inglese e lo fa, come nei 3 precedenti romanzi, attraverso, l’ormai capitano di polizia Sam Wyndham. Wyndham, oltre ad affrontare un’indagine complessa e difficile che nasce e si sviluppa in Inghilterra e trova il suo epilogo in India, deve superare e sconfiggere la sua dipendenza dall’oppio. Dipendenza sia fisica che mentale, che si trascina da tempo e che sta divenendo un serio problema. Wyndham ritiene di affrontarla attraverso l’entrata in modo determinato, rifugiandosi in un monastero a Calcutta con il sorriso sereno dei monaci.

Questa sua battaglia personale diviene centrale all’interno di Morte a Oriente con la descrizione di una giornata, nel monastero, che scorre tra ozio e meditazione e tra differenze razziali anche tra i tossici, perché un drogato inglese deve essere superiore ad uno indiano; con le crisi di astinenza e il dolore fisico, mentale e le allucinazioni che attenuano la capacità di giudizio e di distinguere la verità dalla finzione; anche il sudore odora di oppio. In sottofondo troviamo da una parte le aspirazioni all’indipendenza che la popolazione di Calcutta, e quella indiana in generale, nutre in modo sempre più consapevole, ad esempio viene citato lo sciopero generale proclamato e poi revocato da Gandhi e dall’altra i sentimenti di supremazia, di superiorità, di arroganza diffusi nei comportamenti degli occupanti inglesi siano essi militari o industriali benestanti.

Interessante e ben descritta la vita, la quotidianità indiana: negozianti; donne che lavorano vista la dilagante disoccupazione maschile; viaggiatori; imbonitori delle proprie merci; la violenza sulle donne per ribadire chi comanda; agricoltori carichi dei propri prodotti coltivati e, perché no, qualche funzionario coloniale. Altrettanto si può dire di quanto Mukherjee scrive a proposito del pub in quanto luogo per delinquenti da strapazzo con i loro affari, di clienti che in realtà sono veri e propri detriti portati a riva dal Tamigi, ma anche luogo che svolge funzioni di ufficio di collocamento.

Un romanzo che si alterna tra le vicende inglesi e quelle indiane con 17 anni che separano gli uni dagli altri. Una società, quella inglese, sempre più pervasa da sentimenti che mettono in fondo alla scala sociale donne ed ebrei e che identifica nella “colpa” del singolo, la “colpa” di un popolo. Sentimenti non certo addebitabili alla società inglese, ma ad un clima generalizzato di paura e diffidenza verso gli stranieri diffuso in tutta Europa. Wyndham non ha dalla sua il portare avanti azioni logiche, sta al passo con i tempi ed è consapevole dell’importanza degli sviluppi della tecnologia investigativa di cui le impronte digitali sono sicuramente una parte importante; nonostante la propria lotta contro la dipendenza da quell’oppio che causa effetti paranoici, non riesce a non indagare visto che le indiscusse capacità investigative non possono certamente essere messe in discussione dalla dipendenza verso le sostanze, prima l’alcool in Inghilterra ed l’oppio ora in India; sa che le migliori menzogne sono quelle costruite intorno a qualche verità con qualcosa che può essere creduto.

Alle descrizioni fatte, dobbiamo aggiungere quella relativa ai mezzi di comunicazione ed al loro ruolo di orientamento dell’opinione pubblica, che si devono destreggiare tra descrivere la verità e la vendita delle copie e le due cose spesso non sono in sintonia. Non poteva mancare, come nei romanzi precedenti, l’aiuto del fidato sergente ed amico indiano Banerjee che solo per il fatto di essere di carnagione scura viene visto con diffidenza, rappresentando l’anomalia inaccettabile di un sergente indiano che indaga. Un romanzo che, come nelle intenzioni di Mukherjee dice molto sull’oggi a proposito dell’accentuarsi dell’intolleranza e dall’attenuarsi della tolleranza verso gli altri.

Abir Mukherjee, Morte a Oriente, SEM, Milano 2021, pp. 384, € 19.00

The following two tabs change content below.

Edoardo Todaro

Oltre a svolger la propria militanza tra realtà autogestite (CPA) e sindacali (delegato RSU Cobas presso Poste spa) è appassionato di letture, noir in particolare. È tra i collaboratori, con le proprie recensioni, del blog Thriller Pages

Ultimi post di Edoardo Todaro (vedi tutti)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Captcha *