Il Francese di Massimo Carlotto

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Con Massimo Carlotto è vietato abituarsi a personaggi, a figure di riferimento che nel passato hanno lo hanno contraddistinto. Ti piace ciò che leggi e, alla fine, speri che non sia tutto finito e che la penna di Carlotto ci regali una nuova emozione, una nuova puntata con, al centro, il personaggio di cui conosci ormai vicissitudini, evoluzioni e sviluppi. Carlotto è considerato, a ragione, uno dei migliori scrittori noir a livello internazionale e ritengo che il personaggio descritto ne Il Francese possa confermare questo giudizio. Come accaduto in passato, in altri suoi noir, è il Nordest ad essere riferimento, ad essere il contesto che muove tutto.

Prima di scendere nel dettaglio della trama, è necessario sottolineare la dedica a Di Marino, scrittore importante nel panorama pulp italiano deceduto nell’agosto del 2021. Anche un altro autore come Pandiani rende merito attraverso il suo ultimo libro Fuoco a Di Marino che ha segnato la scena con numerosi libri fondamentali per chiunque si voglia rapportare con il noir. Detto questo, con Il Francese abbandoniamo le atmosfere legate a quanto scritto in passato da Carlotto e ci troviamo ad avere a che fare con il Macrò, da non confondere con figure ben note nel panorama dello sfruttamento di basso livello: magnaccia, papponi, ruffiani.

Il Macrò ha una sua dignità, una dignità da tenere in considerazione che non contempla né il ricorso alla violenza, né conflitti con chi si cimenta sul suo stesso campo, e ha la capacità di sembrare comprensivo e di tenere separati interessi che mal si conciliano: donne e droga. Macrò lo si diventa solo e soltanto per potersi arricchire, oltre la sua dignità, ma soprattutto ha una sua morale che segue con attenzione e che non permette di sgarrare: mai andare a letto con le proprie “dipendenti”.

Dicevamo del contesto, un motivo c’è: la crisi economica ed il disgregamento del tessuto sociale che porta a monetizzare il proprio corpo. Proprio il monetizzare il proprio corpo è elemento prioritario in questo noir di estrema attualità: le sex workers, le donne che vendono sesso e non il proprio corpo. Ma l’attualità è anche nell’aspetto del bravo cittadino a cui piacciono le telecamere come simbolo di sorveglianza e sicurezza, e nel capro espiatorio, nel colpevole ad hoc, nel “se non lui allora chi “: qualunque sia l’accusa, per forza colpevole.

Nessuna simpatia per chi fa del sopruso il proprio modo di vita, ma Carlotto riesce a creare simpatia, una quasi solidarietà verso chi in realtà non la meriterebbe affatto. Il Macrò che si trova ad avere a che fare con un commissario che non gli dà tregua, che gli tiene il fiato sul collo. Il commissario che vuol fare di tutto per far finire in galera il Macrò che la merita comunque. I due giocano una partita dall’esito imprevedibile. Il finale? È un finale, per così dire alla Carlotto, con vari scenari che si aprono verso nuovi noir. E L’alligatore? Intanto teniamoci Il Francese.

Massimo Carlotto, Il francese, Mondadori, Milano 2022, pp.216. 17 euro

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Edoardo Todaro

Oltre a svolger la propria militanza tra realtà autogestite (CPA) e sindacali (delegato RSU Cobas presso Poste spa) è appassionato di letture, noir in particolare. È tra i collaboratori, con le proprie recensioni, del blog Thriller Pages

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