L’ex-GKN chiama Firenze: tornate a presidiare la fabbrica occupata

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Foto di Gianluca Ferraioli

“Siamo nel calcolo del logoramento, è venuto il momento di stringere ancora di più il rapporto con la comunità che ci sostiene”. L’assemblea del gruppo di supporto Insorgiamo torna a riunirsi dentro la fabbrica, dopo che la riorganizzazione del presidio, in seguito all’acquisto da parte di Borgomeo, aveva portato a un ripensamento delle modalità di sostegno esterno alla vertenza ex-GKN. Due le principali novità emerse nell’assemblea del 9 giugno scorso: tornare a una presenza organizzata dei solidali in fabbrica, con modalità e orari che verranno comunicati nei prossimi giorni; convocare l’assemblea del gruppo di supporto ogni due settimane, come era in origine, magari dedicando gli incontri a temi specifici sui quali i movimenti vogliono lavorare.

“Sapevamo che ci saremmo trovati nella trappola del logoramento, ma saperlo non basta per impedirlo – dice il collettivo di fabbrica in assemblea. Chiediamo alla comunità che ci sostiene di tornare a una presenza fisica all’interno dello stabilimento, perché la fabbrica è ancora occupata e lo sarà fino a che non si tornerà davvero a produrre”.

La strada più lineare per far ripartire lo stabilimento di Campi Bisenzio sarebbe stato il piano pubblico per la mobilità sostenibile, così come proposto dal collettivo di fabbrica insieme agli esperti della scuola superiore Sant’Anna di Pisa. Per fare questo però occorreva creare una filiera pubblica dell’automotive, impossibile senza una vera politica industriale, tanto che quel piano non è stato preso neanche in considerazione e si sono dovuti subire reindustrializzazione e ammortizzatore sociale.

E qui sta la trappola. Reindustrializzare significa svuotare lo stabilimento e far arrivare nuovi macchinari, ma questa operazione, per quanto la RSU stia facendo di tutto per farla essere il più contemporanea possibile, non potrà essere simultanea e si rischia che le nuove linee produttive ritardino e che nel frattempo la reindustrializzazione salti e allora si chiude davvero, così come è successo in tanti, troppi, casi: Electrolux per fare un esempio.

Foto di Gianluca Ferraioli

L’altra trappola è la cassa integrazione lunga, due anni almeno, due anni in cui molti andranno via e chi rimarrà sarà difficile da ricollocare, due anni in cui ci si abitua all’ammortizzatore e poi va a finire che l’unica lotta che si fa è per il rinnovo della cassa. Anche questo è già successo: Piombino, per fare un esempio.

Il momento è delicato e pericoloso, per questo è necessario stringere di più i rapporti, tornare alla fisicità del sostegno esterno, non tanto per garantire una maggiore presenza in fabbrica ma soprattutto per rinsaldare quell’abbraccio che in undici mesi di occupazione ha visto momenti più o meno partecipati. “GKN è del territorio che la difende”, diceva una slogan di quasi un anno fa.

E allora questo territorio, la città di Firenze tutta è chiamata a mettersi a disposizione della lotta, per 500 posti di lavoro che sono di tutti, contro la guerra, per il salario minimo, contro la base di Coltano. Per questo, per altro, per tutto.

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Valentina Baronti

Giornalista per passione, ha iniziato la sua attività nel giornalismo di base. Oggi lavora nella pubblica amministrazione e occupa il suo tempo libero raccontando storie, alla continua ricerca di nuovi punti di vista, di angolature diverse, di prospettive alternative per interpretare il mondo nel quale viviamo.

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