Marche, una strage per la pioggia

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Sette ore di apocalisse.
Le nostre vite spazzate via…..All’indomani dell’alluvione che ha sconvolto le Marche, i titoloni sui principali organi di stampa italiani si sprecavano. Nel giro di due giorni, terminata la spettacolarizzazione con tanto di visite di cordoglio e lacrime di coccodrillo, si è passati ad altro. Del resto più comodo per tutti continuare a pensare che il cattivo tempo sia sempre qualcosa fuori dal nostro controllo e non, spesso, la diretta conseguenza dei nostri comportamenti. È ormai noto, o perlomeno dovrebbe esserlo, che esiste una relazione tra riscaldamento globale e piogge più abbondanti e alluvioni.

Secondo gli andamenti climatologici più recenti si stima che la concentrazione delle precipitazioni avviene in periodi più brevi,intervallati da periodi di siccità più lunghi,con un aumento delle precipitazioni liquide a sfavore di quelle nevose.
Pur nella complessità dei fenomeni ai quali accenniamo si può affermare che “ questa nuova dinamica atmosferica di tutto o niente – come scrive Roberto Mezzalama nel suo saggio Il clima che cambia l’Italia – di siccità prolungate e piogge torrenziali concentrate, sta però diventando una costante in molte parti d’Italia e solo nell’anno in cui scrivo questo libro, il 2020,il sito dell’ESWD ha registrato 279 eventi di pioggia intensa e 470 episodi di grandine per il nostro Paese”.

Ma riduciamo la scala di osservazione e, tra i Comuni colpiti dall’alluvione nel pomeriggio di giovedì 15 ottobre, focalizziamo l’attenzione su quanto avvenuto a Cantiano, il Comune che sorge ai piedi del Monti Catria ed del Monte Acuto.
La “ bomba d’acqua “ di cui parla gran parte della stampa è stata innescata da tre fiumiciattoli, il Bevano, il Burano ed il Tenetra, che in pochi minuti hanno distrutto ogni cosa al loro passaggio.
E questo perché la pratica di tombare (coprire cementificando) i fiumi e i corsi d’acqua-come hanno fatto a Cantiano – è cosa molto comune in tutta Italia: considerarli “morti” è un errore fatale visto che continuano a scorrere in un letto artificiale e che spesso, in seguito a piogge copiose, esondano causando vittime e distruzioni.

Proprio da Cantiano, sommersa prima dall’acqua e poi dal fango e che pure non conta vittime o dispersi, sono venute le immagini più sconvolgenti della catastrofe che si è abbattuta anche sul piccolo centro pedemontano.
Ancora una volta, e sempre più tragicamente, si deve prendere atto che proprio le innumerevoli opere murarie, le dissennate espansioni edilizie in aree inedificabili, le costruzioni lungo il corso dei fiumi, gli enormi siti industriali e commerciali al posto delle vasche di espansione per la regimazione delle acque, sono la vera causa di tali disastri.

E per capire quanto sia ipocrita il coro che si leva da Governo, Regioni e Comuni non si può fare a meno di rimarcare come proprio nel territorio del Comune di Cantiano e degli altri Comuni che sono alle falde dei Monti Catria ed Acuto si sia compiuta (ed ultimata nei mesi del lockdown) una colossale opera di devastazione ambientale con la costruzione di piste da sci ed impianti di risalita progettati per i turisti della domenica, quest’anno aperti per non più di due settimane.
Uno scempio inimmaginabile e del quale oggi, pelosamente, non si parla, voluto e perpetrato da tutte quelle Amministrazioni, di Sinistra, di Destra e di Centro che si sono alternate nel corso degli anni.
Qui di seguito un resoconto dettagliato. “https://www.ilpost.it/2022/09/17/danni-morti-alluvione-marche/

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Maurizio Fratta

Maurizio Fratta, metalmeccanico per quasi metà della vita, ha scritto e scrive per “Micropolis” (inserto umbro de “il manifesto”), “Primapagina” di Chiusi e “l’altrapagina” di Città di Castello. Referente umbro per la ReTe dei comitati per la difesa del territorio è tra i fondatori dell’Associazione Borgoglione.

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