La fine è ignota di Bruno Morchio

Bruno Morchio mette da parte Bacci Pagano, il personaggio che lo ha reso famoso. Passare ad un altro protagonista è cosa che fanno in molti scrittori di noir, basti pensare ad esempio a Pandiani, a De Giovanni, a Strukul. Il suo nuovo protagonista Mariolino Migliaccio condivide con Bacci Pagano l’essere investigatore privato. Mariolino Migliaccio ha, come altri investigatori privati simili a lui e scritti da altri, il proprio ufficio di riferimento in un locale non proprio idoneo allo svolgimento delle funzioni previste: un bar come agenzia abusiva per indagini non autorizzate; altri scrittori hanno scelto una lavanderia.

Ma se il bar è il luogo di copertura per Mariolino e per la sua attività, l’autocarrozzeria lo è per Luigi, il vecchio, il boss, un criminale doc al servizio prima dei cutoliani, poi degli ‘ndranghetisti; un tipo che non si fa sopraffare dai sentimenti, che controlla gioco d’azzardo e prostituzione, anche quest’ultima con la copertura di un centro estetico. Prostituzione con il giro di minorenni per clienti speciali come fiore all’occhiello. Un boss proprietario di tanti appartamenti e che vive in un vero e proprio tugurio, che evita il traffico d’eroina ma non disdegna affatto il traffico di donne, quelle donne illuse da una prospettiva di “lavoro normale” ed obbligate a prostituirsi per non morire di fame.

Il tutto vede Genova, e con Morchio non poteva essere altrimenti, con i suoi carrugi al centro di queste pagine. I carrugi, ma anche i bar, le trattorie, con lo stoccafisso accomodato con le patate, ed i ravioli al tocco, i rifiuti della società, di cui anche Mariolino fa parte, e la sfiga che crea solidarietà. Genova che dove c’era la cintura post-industriale vede ora un susseguirsi di fabbriche abbandonate, vera e propria archeologia industriale. Mariolino con l’istinto di classe derivato dal nonno sopravvissuto al fascismo e morto sul lavoro, che ha come riferimento quella classe operaia che doveva diventare classe dirigente.

E’ un noir contrassegnato dall’intercalare degli idiomi locali, dalla sambuca, prediletta da Mariolino. E da un protagonista che si pone tante domande a cui non riesce a dare risposte e che non dà niente per scontato rispetto ad un’indagine che è un vero e proprio rebus: essere ingaggiato dal boss per cercare una ragazza scomparsa, e scoprire che la realtà è ben diversa, e più complessa. Mariolino un investigatore privato riferimento per coloro che sono in difficoltà sociale, economica … Infine, mi concedo un raffronto tra Mariolino e Bacci Pagano: nonostante la simpatia che suscita Mariolino, personalmente propendo per il secondo.

Bruno Morchio, La fine è ignota, Rizzoli, Milano 2023, pp 224,  17 euro