Il decalogo sicuritario di Nardella e lo sprezzo per le vere insicurezze

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Dopo Sala che chiama Gabrielli per la sicurezza dei ricchi, Nardella non poteva mancare nella nuova corsa dei sindaci per il sicuritarismo che ignora le vere insicurezze e le loro vittime. Il piano del fulgido Nardella [un vero e proprio decalogo, ndr] prevede: 50 nuovi ispettori; aumento dei vigili di quartiere e il reinserimento della stazione mobile nelle periferie; nuove telecamere (giusto per soddisfare le attese degli imprenditori del business sicuritario) passando quindi  dalle 1504 del 2022 a 1620 nel 2023 – una telecamera nuova ogni 3 giorni – per arrivare a 1700 e, entro la fine del 2024, a 1750 (una telecamera ogni 200 residenti); la “Smart city control room” per un sistema di sorveglianza attiva h24 e agenti dedicati che controlleranno le zone più delicate anche a sbafo della privacy ma sempre per il business sicuritario (che spesso dà anche contributi alle campagne elettorali dei sindaci); sanzioni più dure ai minimarket fuori dal centro che vendono alcolici anche fuori orario consentito; nuovo progetto di sicurezza stradale; caccia anti-accattonaggio bollato come molesto sino al daspo urbano; aumento steward nelle piazze come deterrenti rassicuratori; fototrappole contro abbandono illecito rifiuti; rifinanziamento del progetto degli educatori di strada in tutti i quartieri (spesso come ausiliari delle polizie contro i giovani considerati “a-sociali”).

Sicuramente mister Nardella soddisferà gran parte di quegli elettori perbene, agiati e desiderosi di decoro, igiene e pulizia (anche etnica) e innanzitutto gli imprenditori del business sicuritario visto che il grosso della spesa andrà in videosorveglianza e dispositivi sicuritari proposti dalle nuove tecnologie (vedi smart city) sebbene il loro impiego sia fortemente sospetto di violazione della privacy (in particolare quello della “videosorveglianza intelligente aumentata” – vedi articoli su Osservatoriorepressione.info).

Ma perché questo smaniare dei sindaci per più sicurezza, per più polizie e più dispositivi repressivi? Siamo forse veramente di fronte a un’emergenza di insicurezze dovute a mancata azione repressiva?

Guardiamo innanzitutto tre principali indicatori: l’andamento della cosiddetta delittuosità, l’andamento delle attività repressive delle polizie, l’andamento effettivo delle insicurezze (quelle vere di cui è vittima gran parte della popolazione).

1) Da oltre 10 anni in Italia (ma anche altrove) si registra un netto calo dei reati denunciati dalle forze di polizia nazionali e locali (vedi analisi statistiche dal 1990 al 2020 in Polizie, sicurezza e insicurezze) e i dati resi noti dal Viminale nell’agosto scorso confermano questo calo. Dal 2000 al 2019 il totale dei delitti in tutt’Italia è passato da 2.892.155 a 2.301.912, quindi una diminuzione di 590.243 un po’ di tutti i reati. A seguito della gigantesca militarizzazione del territorio e dell’enorme estensione dei controlli delle polizie in nome della prevenzione della pandemia da Covid Sars 2020 (che però non fu per nulla attuata rispetto alla mobilità dei lavoratori per non frenare l’economia), secondo le statistiche ufficiali del Ministero dell’Interno, nel 2020 c’è stato ancora un netto calo di tutti i reati tranne il cyber-crime. Si è passati a circa un milione e 700 mila, ma con aumento del cosiddetto cybercrime del 32,7%. Secondo il Viminale (dati agosto 2023) nel primo semestre 2022 si sarebbero avuti 1.299.350 “delitti” mentre nel primo semestre 2023 sono stati 1.228.454. Da notare che gran parte dei furti (che come sempre sono la stragrande maggioranza dei reati, cioè oltre 45%) e delle rapine, 1,26% e che inoltre in realtà sono solo tentativi e spesso i “tentati furti” sono classificati come “tentate rapine” attribuendo all’autore l’aggressione alla guardia giurata mentre è questa che ha aggredito il ladruncolo … (ma una tentata rapina può portare a otto anni di carcere a meno che il tribunale derubrichi l’imputazione – cosa che succede in diversi casi a prova dell’eccesso di zelo da parte delle polizie – comprese le municipali).

2) Nonostante il netto calo di tutti i reati e in particolare di quelli gravi (cioè omicidi, ma non i femminicidi) l’attività repressiva delle polizie – nazionali e locali – ha continuato a essere palesemente esasperata contro i “soliti noti”, cioè immigrati, marginali, tossicodipendenti e persino persone affette da disagio psichico (vedi ancora statistiche dal 1990 al 2020 in Polizie, sicurezza e insicurezze). Basta guardare che le carceri sono sempre più riempite da queste “categorie” messe al bando da quella che passa per maggioranza dell’opinione pubblica (e quindi i media) che incita sindaci e polizie ad accanirsi contro esse. Solo nel primo semestre 2023 le polizie hanno arrestato 86.543 persone (90.451 nel 1° semestre 2022); al 31/7/2023 il totale detenuti era di 57.749 (la maggioranza degli arrestati non resta in carcere proprio perché si tratta di imputati di presunti reati di lieve gravità, che però basta se si tratta di immigrati, rom e tossicodipendenti recidivi perché qualificati come spacciatori).

Si può quindi dire che non è per nulla necessario un aumento delle polizie che in Italia hanno una quantità di operatori per abitante assai superiore a quella di tutti i paesi europei.

3) L’andamento delle vere insicurezze e delle loro vittime mostra in maniera flagrante che le polizie non proteggono la maggioranza della popolazione. Vittime di incidenti sul lavoro, di supersfruttamento e di malattie mortali causate da contaminazioni tossiche (che sono la maggioranza della mortalità).

Secondo Eurispes – che non è certo un’istituzione di sinistra – in Italia le economie sommerse ammontano a oltre il 35% del PIL, il che corrisponde a circa otto milioni di lavoratori che oscillano fra precariato, semi-nero e nero-totale (italiani e immigrati), dati sistematicamente sottostimati dall’Istat e dai sindacati. E nell’universo dei super-sfruttati sono frequenti i casi delle lavoratrici vittime di ricatti, molestie e violenze sessuali.

La realtà delle vere insicurezze ignorate smaschera la falsità del discorso sicuritario dei sindaci delle destre e dell’ex-sinistra e la loro scellerata scelta di proteggere solo gli interessi del business sicuritario, i cittadini agiati, come del resto la speculazione finanziaria-immobiliare (vedi i numerosi articoli su La città invisibile) a sprezzo sfacciato delle vittime delle vere insicurezze.

Perciò appare più che mai valida la rivendicazione lanciata qualche anno fa dal movimento Black lives matter di definanziare le polizie se non addirittura di abolirle (insieme alle carceri) e di destinare gli ingenti budget per il sicuritarismo ai servizi sociali, alle agenzie di prevenzione e controllo che oggi sono state indebolite e non riescono a contrastare le economie sommerse, dunque il supersfruttamento, l’evasione fiscale e la diffusione delle contaminazioni tossiche, a favore quindi del risanamento del territorio.

Occorre una sistematica decostruzione della “distrazione di massa” che ha imposto il discorso sicuritario delle destre e dell’ex-sinistra, quindi lo smascheramento del negazionismo rispetto alle vere insicurezze e le loro vittime che è negazionismo della priorità che spetta al contrasto del supersfruttamento del capitalismo liberista e del devastante disastro ecologico da questo provocato.

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Salvatore Palidda

Già docente di Sociologia generale all'università di Genova. Ha vissuto in Francia, dove, a partire dagli studi all’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, ha avviato la sua carriera di ricercatore. È autore di numerose pubblicazioni apparse in francese, italiano e altre lingue. Il suo recente "Polizie, sicurezza e insicurezza" (Meltemi, 2021) approfondisce il ruolo della polizia italiana, analizzandone le trasformazioni delle funzioni rispetto al quadro generale della sicurezza urbana.

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