I tunnel TAV sono in guerra con tranvia e abitanti

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La preoccupazione sale nelle persone vicino al Passante TAV mentre si vedono i goffi tentativi dei costruttori e delle istituzioni locali di minimizzare i danni avvenuti e soprattutto quelli a venire; le ultime dichiarazioni dell’Assessore alla Mobilità Stefano Giorgetti che ricorda come ci siano state solo due comunicazioni di danni (ma l’Assessore sa che quelle persone danneggiate sono anziani che non hanno mai visto un tablet?) e invita a fare comunicazione all’info-point.

Il Comitato invita le persone che hanno avuto o avranno problemi a lasciar perdere l’info-point che ha una serie di risposte prestampate in perfetto stile burocratichese ed è solo uno specchietto per distrarre, ma di scrivere direttamente con posta certificata ai responsabili dei danni e dei problemi, RFI e Consorzio Florentia:

Il tutto meglio se con una sommaria relazione di un tecnico (geometra, architetto…)

Intanto la coesistenza della tranvia e del Passante TAV continua ad essere problematica: lo scavo delle gallerie danneggerà in maniera pesante la sede tranviaria in viale Don Minzoni, Piazza della Libertà, viale Spartaco Lavagnini, attorno alla Fortezza da Basso. Se dopo lo scavo della prima galleria si ripristinassero le sedi tranviarie, al momento dello scavo della seconda i danni sarebbero anche più gravi. L’Assessore sembra tranquillo e garantisce la solita cosa di chi non sa che dire: “monitoreremo”. In realtà ci vogliono soluzioni, non monitoraggi.

Negli ultimi report giornalistici si parla di cedimenti previsti in viale Lavagnini di 18 millimetri; tanti per una sede tranviaria, ma pochi se poniamo attenzione ai documenti del progetto revisionato che prevedono in quel tratto abbassamenti della sede tra i 50 e i 60 millimetri. Sono 5 o 6 centimetri di sprofondamento della superficie. Per la sede stradale sarebbero riparabili abbastanza facilmente, ma per la sede tranviaria appoggiata ad una base rigida di cemento armato sarebbero gravissimi. Per quanti anni il sistema tranviario sarebbe bloccato?

Che cosa dire di tutti gli edifici che si affacciano su viale Lavagnini che il progetto stesso prevede saranno danneggiati?

Ci sono altre domande che vorrebbero risposte serie e non camomillose dichiarazioni inutili: sotto la sede tranviaria si sono sostituiti le tubazioni dell’acquedotto, questi cedimenti del terreno che non saranno temporalmente uniformi non danneggeranno nulla? Non aumenterà lo spreco di acqua potabile che in città ha livelli allarmanti?

Nella zona passano anche sia la rete fognaria, sia i tubi del gas; anche per queste strutture si può stare tranquilli? Esistono studi su questi aspetti? Visto il livello della pianificazione c’è da chiedersi anche di questo.

Alleghiamo pagina del progetto che mostra chiaramente come le previsioni siano molto più alte di quelle date in pasto alla stampa. Il colore più scuro, al centro del viale, segnala la possibilità di cedimenti, i numeri espressi in millimetri indicano le previsioni di cedimenti in quella zona. Al centro della carreggiata è chiaramente previsto cedimento di 5 o 6 centimetri.

In giallo gli edifici che si prevede avranno danni; praticamente tutti quelli che si affacciano sul viale.

Non sappiamo come saranno affrontati questi problemi: per gli edifici partirà un contenzioso tale da intasare i tribunali, ma la TBM, la cosiddetta talpa Iris, si fermerà? O ci sarà uno stop per anni e anni per la tranvia? Si troveranno nuovi sistemi di scavo (di cui i nostri tecnici non sono a conoscenza)? Si ricorrerà alla mitica intelligenza artificiale (che ultimamente, alla domanda di come si possa avere la pace nel mondo, ha proposto una guerra nucleare)?

Sicuramente, qualunque sarà la soluzione, avrà costi alti e quest’opera arriverà e supererà abbondantemente i tre miliardi di euro. Questo dovrebbe essere un problema per degli amministratori pubblici coscienziosi, ma questi non spendono soldi dai loro conti correnti, sono soldi dei contribuenti. I costruttori si staranno fregando le mani: l’aumento dei costi per loro è aumento dei profitti.

Non possiamo dimenticare in questo momento la lezione del compianto Ivan Cicconi, scomparso esattamente sette anni fa: la cattiva progettazione è funzionale all’aumento dei costi, cioè dei profitti.

Ancora una volta il buon senso, una conduzione saggia da buon padre di famiglia dovrebbe indurre a fermare questo disastro politico, economico, progettuale e trasportistico; dubitiamo succederà. L’élite che controlla le infrastrutture in Italia e Toscana vede il territorio e i suoi abitanti solo come risorse da sfruttare, pecore da tosare.

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