Il Teatro Comunale di Firenze, convertito in appartamenti turistici di lusso, rappresenta un emblematico esempio di come le trasformazioni urbane possano sfuggire al controllo pubblico. Dietro questa vicenda si celano responsabilità politiche precise e attori ben noti del panorama fiorentino: dagli ex-sindaci Renzi e Nardella al gruppo Hines (guidato fino al 2015 da Manfredi Catella), fino a Nikila Invest degli ex-soci di Tiziano Renzi.
La storia inizia nel 2010, quando perUnaltracittà, sola a Firenze, denunciava lo spreco di denaro e la svendita, appena iniziata, di edifici di proprietà pubblica. Quello che emerge è il ritratto di una politica che, come osserva l’economista Alessandro Volpi, si è mostrata “fin troppo accecata dalla religione del mercato”, rinunciando di fatto a orientare lo sviluppo urbano e lasciando campo libero a costruttori e investitori internazionali.
La vicenda del Comunale prende avvio con la decisione di costruire il nuovo Teatro del Maggio Musicale. Contemporaneamente nel 2007 viene resa nota l’intenzione di vendere il Teatro Comunale, poi inserito nel Piano delle alienazioni nel 2009 con un valore di 44,5 milioni.
Il Teatro del Maggio Musicale viene inaugurato a dicembre del 2011, per essere di nuovo chiuso dopo dodici giorni di concerti al fine di concludere i lavori per essere riaperto definitivamente nel 2014. All’inaugurazione, il 21 dicembre 2011, Matteo Renzi, allora sindaco, fa da padrone di casa, mentre su quel red carpet di provincia in un teatro non finito arrivano celebrities e politici sia di destra che di sinistra da Sgarbi a Giorgio Gori con la moglie Cristina Parodi, allora vicinissimi a Renzi, da Gianni Letta a Giuliano Ferrara.
La vendita del Comunale, dove l’ultimo concerto si terrà nel dicembre 2014, diventa necessaria proprio all’interno di questa operazione. Il Comune deve mettere una quota di 40 milioni di euro per la costruzione del nuovo teatro. I costi della nuova costruzione che inizialmente avrebbero dovuto essere 82 milioni, saliranno poi a 150 soltanto per terminare il primo lotto, e infine diventeranno circa 236 per ultimarlo.
Torniamo, quindi, a inizio 2010 quando il Teatro Comunale viene messo all’asta per 44 milioni di euro, l’asta però va deserta. Il prezzo scende quindi a 35 milioni, ma anche la seconda asta, che si svolge nel mese di marzo del 2010, va deserta. Nel luglio dello stesso anno la giunta Renzi accende un mutuo da 35,6 milioni di euro. Secondo perUnaltracittà, che sedeva in consiglio Comunale, il mutuo è stato stipulato “per far comparire nel bilancio del Comune i proventi della presunta, e per ora fallita, alienazione del Teatro Comunale”. Nello stesso comunicato, datato 16 novembre 2010 si può leggere una previsione di quanto è oggi sotto gli occhi di tutti: “il rischio sotteso a questa operazione è che l’amministrazione sia tentata di consentire interventi speculativi per invitare potenziali acquirenti, magari aumentando la quota di residenze di pregio e eliminando gli alloggi ERP e a canone calmierato (come sta accadendo per la Manifattura Tabacchi). O magari abbassando ulteriormente il prezzo”.
Passano tre anni e la previsione si avvera, il Teatro Comunale viene venduto a Cassa Depositi e Prestiti per 23 milioni di euro, quasi la metà del valore iniziale. È sempre Ornella De Zordo, nel dicembre 2013, a denunciare l’operazione sia per la svendita a metà prezzo dell’immobile, sia per l’utilizzo di Cassa depositi e prestiti per una mera speculazione immobiliare. Questo ruolo di Cassa Depositi e prestiti diventerà poi familiare anche al grande pubblico grazie alle recenti vicende milanesi.
Infatti, se la funzione tradizionale della Cassa era quella di gestire il risparmio postale degli italiani per impiegarlo in forma di prestiti alle amministrazioni pubbliche per finanziare investimenti di carattere sociale, dal 2003 diventa un’istituzione finanziaria. CDP diventa di fatto un intermediario per l’alienazione dei beni pubblici favorendo l’ingresso nelle nostre città dei grandi gruppi finanziari. Antonio Fiorentino scrive, a proposito di Cassa depositi e Prestiti, “le vendite avvengono anche dopo estenuanti aste pubbliche andate deserte per il solo scopo di abbassare il valore dei complessi immobiliari, favorendo acquisizioni estremamente convenienti agli speculatori”.
A Firenze CDP ha svolto questo ruolo di intermediario finanziario per le vendite dell’ex caserma Vittorio Veneto di costa San Giorgio, l’ex Manifattura Tabacchi, l’ex Ospedale Militare di via San Gallo e il Palazzo Vivarelli Colonna in via Ghibellina. Tutti edifici pubblici svenduti a grandi fondi finanziari internazionali.
A seguito della vendita nel dicembre 2013, Titta Meucci, assessora al Patrimonio della Giunta Renzi, dichiara entusiasta: “l’amministrazione comunale non si è lasciata sfuggire questa importante opportunità, che porterà grandi vantaggi alle finanze del Comune. I 23 milioni (oggi non più destinati ai lavori per il Teatro dell’Opera realizzati con altre tipologie di finanziamento), ci permetteranno infatti di sostenere il piano degli investimenti e di migliorare il patto di stabilità”.
Nel luglio 2014, Renzi si trasferisce a Palazzo Chigi e a Firenze diventa sindaco Dario Nardella, fino ad allora vicesindaco. Le politiche cittadine sono in perfetta continuità ma il Teatro Comunale continua a non trovare acquirenti, nonostante il prezzo ormai stracciato e il sindaco che fa da agente immobiliare.
È così che nel 2015 Nikila Invest si impegna nell’acquisto per 25 milioni di euro l’ex-teatro con il progetto di demolire la vecchia struttura tranne la facciata principale e costruire 120 appartamenti di lusso da rivendere con ampi margini. Nikila acquista a 1.400 euro al metro quadro e prevede di rivendere a 8.000 euro a metro quadrato, per una superficie di 14.000 metri quadrati.
Nikila Invest, società di cui sono soci Ilaria Niccolai al 70% e l’amministratore delegato Luigi Dagostini al 30% (che è anche il compagno della Niccolai), è partner di maggioranza (60%) della società Party srl di cui Tiziano Renzi è socio per il restante 40%. In quegli anni Nikila Invest è coinvolta in diverse operazioni, tra cui l’acquisto nel 2016 del Caffè Rivoire in piazza della Signoria a Firenze, mentre Dagostini è coinvolto in numerosi affari relativi agli outlet in giro per l’Italia.
Nell’agosto del 2017, però, Dagostino e Niccolai vengono investiti da problemi giudiziari di varia natura e, a dicembre dello stesso anno, Nikila Invest si sfila dall’affare Teatro Comunale mentre rientra in pista Cassa Depositi e prestiti che torna nel pieno possesso dell’immobile.
Nel marzo del 2020 Cassa Depositi e Prestiti, attraverso la propria controllata CDP Investimenti SGR, cede l’ex Teatro Comunale di Firenze a una joint venture tra Blue Noble e Hines tramite l’investimento nel fondo immobiliare “Future Living” gestito da Savills Investment Management SGR SpA.
Nel 2022 iniziano i lavori celebrati su riviste specializzate come uno dei più grandi progetti di recupero immobiliare a Firenze: il linguaggio è quello classico della speculazione travestita da rigenerazione urbana. Si parla di rigenerazione, di sostenibilità e di restituzione alla cittadinanza. “Quando gli spazi di un luogo culturale di una città come Firenze perdono la funzione per cui erano stati ideati, gli operatori privati scendono in campo per rigenerare l’area e restituirla al contesto urbano”, leggiamo su Thebrief.city.
Anche l’area di cantiere è confezionata in rivestimenti rossi che riportano alcune frasi che suonano fin dall’inizio come sonore prese in giro:
“La restituzione alla città di uno spazio che diventa teatro di una nuova socialità”. Oppure, “Un nuovo modo di vivere la casa a Firenze per tutti”: il complesso ospita 156 appartamenti di lusso gestiti dalla catena Stars Hotels, dove il più piccolo di 40 metri quadri andrà da 280 euro a notte per la bassa stagione fino ai 470 euro per l’alta stagione. La casa per tutti quelli che se la possono permettere sarebbe stato uno slogan più vicino alla realtà.
Hines sbarcata a Firenze nel 2016 con l’acquisto di palazzo Minerbetti in via Tornabuoni, ha realizzato anche uno studentato da 500 posti letto nell’area dell’ex Manifattura Tabacchi. In Hines si è fatto le ossa Manfredi Catella, l’immobiliarista al centro delle inchieste di Milano, che per quindici anni è responsabile della divisione italiana di Hines. È proprio Catella che nel novembre del 2014 organizza una cena di finanziamento da 1.000 euro a persona per Renzi e il PD alla quale partecipano oltre a numerosi imprenditori l’architetto Stefano Boeri. Ciliegina sulla torta il catering a cura di Oscar Farinetti.
Le inchieste giudiziarie milanesi stanno portando a galla l’intreccio tra mondo finanziario, immobiliaristi e politica bipartisan tanto che Sala da city manager di Letizia Moratti è diventato sindaco di centrosinistra fortemente voluto da Matteo Renzi.
Oggi il cubo nero visibile dai lungarni ha scatenato discussioni in città, ma al di là delle questioni estetiche, il problema è chiaramente politico. Un problema che nasce a fine giunta Domenici e prosegue con le giunte Renzi e Nardella: la finanziarizzazione che travolge a partire dalla crisi immobiliare del 2008 tutte le più importanti città del mondo, ha colpito anche Firenze.
Ci sono responsabilità tecniche da chiarire: il ruolo della soprintendenza, quello della commissione paesaggio e degli uffici competenti del comune. L’indagine della Procura, appena avviata, aiuterà a fare chiarezza.
Le responsabilità politiche sono invece chiare, gli immobili pubblici posti in alienazione e rimasti invenduti si contano sulle dita di una mano: villa di Rusciano, l’ex Caserma Redi in via Cherubini, il complesso di Sant’Agnese in via Guelfa, i depositi di Ataf e poco altro. Se chi governa Firenze vuol dare un segnale di discontinuità ha gli strumenti per farlo, restituendo alla collettività quel poco che è rimasto.
Francesca Conti
Ultimi post di Francesca Conti (vedi tutti)
- L’accordo BEI-Comune di Firenze e l’erosione dell’edilizia residenziale pubblica - 1 Aprile 2026
- Camera con vista: i residenti di San Gallo aprono le loro case soffocate dalla cittadella del lusso - 24 Febbraio 2026
- A Firenze la democrazia è un’incompiuta: protestare si può, decidere no - 18 Febbraio 2026






Grazie. Finalmente una puntuale e precisa ricostruzione dei fatti che hanno determinato la pesante edificazione in sostituzione del vecchio teatro comunale. Lascio ad altri la valutazione di eventuali responsabili. Però, mi chiedo, se l’intervento realizzato è conforme a tutte le disposizioni urbanistiche (come affermato subito dalle autorità competenti), allora queste regole (quasi tutte emanate dal Comune) non sono adeguate per una città come Firenze. Devono essere riviste totalmente, per evitare di continuare in queste inaccettabili “ferite”che hanno segnato negativamente diversi brani della città. Questa non è la “rigenerazione urbana”che merita Firenze. Altri sono gli strumenti che la legislazione vigente offre per la trasformazione/conservazione urbana e differente il ruolo di “regia” che legittimamente può avere il Comune, d’intesa con la Regione.
Gentile Francesca Conti
Complimenti per l’articolo molto documentato e condivisibile.
Sarebbe anche interessante rivedere i motivi iniziali della scelta di abbbadnare alla speculazione il teatro comunale, sede dal 1929 di spettacoli splendidi con prestigiosi artisti
Sono nato nel1932 e conosco bene il proverbio,” non piangere sul latte versato—–…etc etc, ma preso alla lettera toglierebbe ogni significato alla ricera storica .
Ho trovato qualche analogia con i tentativi , , di costruire un nuovo stadio comunale, non riusciti forse per una maggiore attenzione della cittadinanza?
Molti cordiali saluti
Dott. AlbertoDolara
Brava. Ottima analisi.
E la manifattura tabacchi dove verranno costruite due torri alte 36 metri?
Probabilmente qualcuno se ne interesserà quando sarà ormai troppo tardi. E lo scempio compiuto
Bella ricostruzione. Forse manca la genesi?
Mi pare di ricordare che l’inizio era dovuto al governo Prodi che, per commemorare i 150 anni dall’unità d’Italia, aveva stabilito di promuovere delle opere pubbliche di rilievo significativo. A Firenze si era scelto un nuovo teatro. Zubin Mehta si lamentava infatti dell’acustica non ottimale.
La cifra prevista era di 105 milioni di euro, divisa per tre: 35 milioni divisi equamente fra Stato, Regione, Comune. Il Comune prevedeva di ricavare 45 milioni (da quello che ricordo) dalla vendita dell’area. Queste notizie furono riportate dal Corriere Fiorentino insieme ad un rendering in cui non si capiva niente.
Due giorni dopo mandai una lettera al Corriere Fiorentino in cui criticavo principalmente il piano finanziario dell’opera. Pochi giorni dopo il vicedirettore del Corriere Fiorentino scrisse un articolo di fondo anch’esso critico.
Successivamente il progetto iniziale fu fatto modificare dai vigili del fuoco, con variazioni che portarono ad un aumento del costo fino a 160 milioni di euro. Quindi problemi finanziari. Martini, allora presidente della Regione, decise di “buttare il cuore oltre l’ostacolo” (frase sua, per me demenziale) e di finanziare ulteriormente l’opera.
Fra i lavori che furono poi eseguiti ci fu anche un adeguamento e miglioramento acustico della nuova struttura eseguito da una azienda svizzera.
Domanda: non poteva essere eseguito anche sulla Teatro Comunale ?
Mi pare di ricordare che il successivo ulteriore aumento fu dovuto ai costi della macchina scenica, assolutamente non preventivati.
Nelle polemiche e scaricabarile di oggi emerge l’assoluta mancanza di amore verso questa città da parte delle varie amministrazioni comunali che si sono succedute, a partire da Domenici (e forse anche da Primicerio) che, non sopportando le critiche alle variazioni urbanistiche da lui promosse, si incatenò ai cancelli de La Repubblica a Roma.
Da ricordare anche Cristina Giachi (mi pare fosse proprio lei) che alle critiche per i permessi dati alla realizzazione di un film con insegumenti e sgommate fra le vie di Firenze, disse che era per dare un’immagine di Firenze “più cool”.
Così siamo ridotti.
Grazie
Grazie. Finalmente una puntuale e precisa ricostruzione dei fatti che hanno determinato la pesante edificazione in sostituzione del vecchio teatro comunale. Lascio ad altri la valutazione di eventuali responsabili. Però, mi chiedo, se l’intervento realizzato è conforme a tutte le disposizioni urbanistiche (come affermato subito dalle autorità competenti), allora queste regole (quasi tutte emanate dal Comune) non sono adeguate per una città come Firenze. Devono essere riviste totalmente, per evitare di continuare in queste inaccettabili “ferite”che hanno segnato negativamente diversi brani della città. Questa non è la
“rigenerazione urbana”che merita Firenze. Altri sono gli strumenti che la legislazione vigente offre per la trasformazione/conservazione urbana e differente il ruolo di “regia” che legittimamente può avere il Comune, d’intesa con la Regione.
Roberto Melosi
Cari amici, complimenti per l’ottimo articolo e per aver denunciato sin dai primi passi questa ignobile speculazione che poi ha prodotto questo orribile progetto.
alberto di cintio
Fondazione Bioarchitettura
Complimenti per l’ottimo articolo e per aver, si dai primi passi, contestato questa tremenda speculazione che poi ha prodotto quest orribile progetto
alberto di cintio
Fondazione Italiana Bioarchitettura
Pingback: Sfregio a San Gallo. Un altro frutto avvelenato del "modello Firenze" - La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze
Pingback: A chi fa gola Firenze? - Jacobin Italia
Pingback: il Cubo Nero non vola, sta sulle gambe d’acciaio della speculazione - La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze