Francesco Tassone, lotte contro vecchi e nuovi colonialismi in Calabria. Un convegno

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Il fondo librario “Francesco Tassone”, conservato presso la biblioteca comunale di Serra San Bruno (VV), incorpora la memoria delle lotte contro vecchi e nuovi colonialismi in Calabria. Se ne è parlato in un convegno ad agosto.

Serra San Bruno possiede da poco tempo un fondo librario di 4.395 volumi tra cui numerose riviste, alcune delle quali fondate e dirette da Francesco Tassone, magistrato e poi avvocato, grande meridionalista calabrese nato un secolo fa. Nel fondo, donato dalla famiglia, rappresentata oggi da Kita, figlia di Francesco Tassone, 1.420 volumi sono dedicati alla Calabria. Sono testi che raccontano i luoghi, la storia, l’antropologia della regione e testi letterari di autori calabresi. Un’altra sezione importante, composta da 1.064 volumi, riguarda il Meridione e la questione meridionale. Poi le riviste, volumi di filosofia, politica, fotografia, poesia. La biblioteca comunale di Serra San Bruno si dota così di altro materiale di interesse collettivo, non solo locale.

Ho appreso tutto questo partecipando a un’interessante e appassionata conferenza organizzata dall’associazione culturale “Il Brigante” di Serra san Bruno e intitolata “Ogni luogo sta al centro. Nel centenario della nascita di Francesco Tassone, le lotte contro vecchi e nuovi colonialismi per il riscatto del Sud”, secondo incontro dell’Estate Brigante 2026, moderato da Sergio Pelaia. Apre il convegno il sindaco Alfredo Barillari informando del lavoro del Comune di riordino dell’archivio di Serra san Bruno, per dotare la città della sua storia e della memoria del territorio: lavoro non  facile, poiché diversi documenti sono stati sommersi nel fango o danneggiati. La parola passa poi a Salvatore Costa, curatore della catalogazione del fondo, che ci informa delle sezioni, degli argomenti, di alcuni titoli rilevanti di saggi e opere che raccontano il territorio e la questione meridionale, delle numerose riviste e dell’importanza che il fondo riveste per la collettività. La famiglia Tassone, con il fondo librario, ha donato pure gli scaffali in maniera da ricreare, in qualche modo, lo studio del magistrato-avvocato-attivista vibonese, nativo di Spadola, comune a pochi chilometri da Serra.

Francesco Tassone ha fondato riviste politiche e culturali, per esempio “Quaderni calabresi” (poi “Quaderni del Sud – Quaderni calabresi”), impegnate per denunciare fatti, ingiustizie sociali, eventi meno noti a livello nazionale (per esempio gli sfollati per l’alluvione di Fabrizia del 1973), storie di migrazione e di sfruttamento. Nel 1966 sui “Quaderni calabresi” uscì un articolo, L’atto ufficiale di nascita della mafia a Vibo Valentia, che denunciava il primo atto di collusione mafiosa nell’Amministrazione per una concessione all’istallazione di un distributore di benzina dove il piano regolatore prevedeva una strada pubblica. Il sindaco di allora, Antonino Murmura, solitamente rigido su questi temi, autorizzò la costruzione con una larga maggioranza di consiglieri comunali. Il privato cittadino che piazzò le colonnine aveva già problemi con la giustizia e note appartenenze ‘ndranghetose. Gli autori dell’articolo furono denunciati per diffamazione e poi assolti dopo quattro anni.

Kita Tassone racconta di suo padre come un magistrato instancabile e meticoloso: quando scriveva una sentenza doveva rileggerla e riflettere a fondo se fosse stata scritta bene o male, controllando ogni sua affermazione. Era presidente del circolo Salvemini, mal visto dalla borghesia conservatrice vibonese, e volle portare fuori le discussioni dibattute nel circolo, parlare direttamente alla cittadinanza. A un certo punto però il Consiglio Superiore della Magistratura intraprese una lotta contro di lui, da qui la decisione di abbandonare il mestiere di magistrato e la scelta dell’avvocatura che riteneva più utile per difendere le persone in difficoltà e per potersi dedicare di più all’editoria. Tassone fondò nel 1971 la casa editrice Qualecultura, insieme ad altri compagni come Luigi Lombardi Satriani, Mariano Meligrana, Nicola Zitara, Rocco Brienza, Domenico Scafoglio. Ampia anche la collaborazione con l’editore Jaca Book.

“Ogni luogo sta al centro” riassume bene tutto il suo lavoro di organizzatore politico delle popolazioni del meridione, dalla Calabria alla Sardegna, dalla Sicilia alla Basilicata, ognuna con la propria identità e cultura ma tutte assoggettate allo sfruttamento dello stato nazionale, in una sorta di colonialismo domestico. Con varie realtà di queste regioni, insieme ad altre campane, costituirono una rete. Una visione politica per la valorizzazione dei territori, ognuno con lo stesso valore degli altri, e al terzomondismo.

Quando leggeva un libro interessante, Tassone tornava in libreria e ne comprava 4-5 copie per distribuirle ai compagni e amici. Anche di questo si racconta di lui alla conferenza. Egli infatti, interviene Valentino Santagati, ha dedicato tutta la vita alle relazioni con gli altri, cercava di stare dentro ai problemi del mondo, al problema del potere che non era, per lui, qualcosa che si può usare quando serve, pensava al contrario che fosse necessario eliminare il potere dalle relazioni interpersonali (dell’uomo sulla donna, dell’adulto sul bambino, del nativo sullo straniero). Il contrario del potere è riconoscere la soggettività dell’altro. Il potere si fa strada dove non fiorisce l’umanità. Non usava il suo sapere per sovrastare le persone o sentirsi superiore a loro, ma ascoltava e dialogava alla pari.

L’ultimo intervento, a distanza, è quello di Maria Grazia Demontis, del Coordinamento Gallura per la difesa della Sardegna, che ci parla dei nuovi colonialismi domestici e in particolare del colonialismo energetico che vede nello spopolamento dei paesi delle isole e del meridione l’occasione, per multinazionali e grandi gruppi finanziari, per impiantare pale eoliche senza confrontarsi con le persone che ci abitano. Delle lotte per respingere quella che definisce la quarta colonizzazione. La Sardegna è una delle regioni più estese ma meno energivore d’Italia e ci chiedono di sacrificare i nostri territori, la nostra salute, il diritto alla bellezza quando mancano strutture basilari come i presidi sanitari. Il colonialismo predatorio che non ascolta la cittadinanza ma definisce strumentalmente l’isola degradata, spopolata e squarciata di dignità per speculare sulle pale eoliche anziché su pannelli solari sui tetti e l’idroelettrico come proposto dai comitati.

Si conclude con la firma tra sindaco e Kita Tassone e la musica di Valentino – amico di Tassone e attivista – ispirata alla sua vita, in particolare della visita di Caterina Bueno a casa sua, con una delle canzoni contenute nell’album “Vita, profezia e morte di Davide Lazzaretti, detto Il nuovo Messia”, il profeta amiatino.

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Nicolò Budini Gattai

È insegnante di Lettere nella scuola superiore. Fa parte del Movimento di cooperazione educativa (MCE), collabora con la rivista "Cooperazione Educativa" e ha collaborato con "A-Rivista anarchica".

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