Lezioni, assemblee e rivendicazioni per una scuola migliore, ma non solo: gli student degli istituti superiori i in occupazione hanno invitato e dialogato con gli attivisti delle numerose vertenze attive in città. Durante l’occupazione del Liceo Agnoletti di Sesto Fiorentino, gli studenti hanno scelto di dedicare spazio anche alla conoscenza del territorio in cui vivono, invitando a incontrare e ascoltare chi da anni si batte per difenderlo. Tra gli ospiti c’è stata Milena Prestia, del Presidio No Inceneritore, No Aeroporto, con cui i ragazzi e le ragazze hanno discusso del progetto di ampliamento dell’aeroporto di Firenze e delle sue conseguenze sulla Piana. È un segnale importante che nel corso delle mobilitazioni per rivendicare maggiori investimenti nell’istruzione pubblica, strutture scolastiche adeguate e risorse per la formazione anziché per il riarmo, gli studenti abbiano sentito l’esigenza di confrontarsi anche con le vertenze ambientali e sociali che attraversano la loro città. Questo dimostra che per le ragazze e i ragazzi in occupazione la scuola è per gli uno spazio in cui imparare a comprendere la realtà che li circonda, interrogarsi sulle trasformazioni in corso e prendere parte alle decisioni che riguardano il proprio futuro.
Nel confronto con Milena, il progetto della nuova pista aeroportuale è stato osservato a partire dalle sue ricadute concrete: la perdita di una parte del Parco della Piana, un patrimonio di verde e biodiversità; l’aumento delle emissioni degli aeromobili e il peggioramento della qualità dell’aria per le comunità che vivono nei territori sorvolati; il consumo di suolo e le ulteriori pressioni su un’area che presenta già importanti criticità idrauliche e idrogeologiche. Una piana alluvionale, segnata da un elevato rischio di allagamenti, sulla quale nuove opere e cementificazioni rischiano di compromettere ulteriormente gli equilibri ambientali.
C’è poi una questione che riguarda il modello di sviluppo che si vuole imporre a Firenze e alla Piana. Un ampliamento aeroportuale che punta ad aumentare il traffico e i flussi turistici, con le conseguenti pressioni su una città già fortemente condizionata dal turismo, mentre i costi ambientali ricadrebbero anche sui comuni circostanti, sulle persone che li abitano e sulle generazioni che verranno. Nel dialogo sono emersi anche il tema della precarietà del lavoro, le condizioni occupazionali nel settore aeroportuale, l’impiego delle risorse pubbliche e la necessità di immaginare alternative capaci di rispondere ai bisogni collettivi.
Nell’occupazione dell’Agnoletti, racconta Milena, c’è la volontà di informarsi, invitare persone, porre domande, discutere e costruire occasioni di
confronto, e c’è anche la cura concreta degli spazi comuni, con gli studenti impegnati a pulire e a rimettere in ordine la scuola. Un’immagine che restituisce un significato diverso da quello spesso attribuito alle occupazioni: non l’abbandono di uno spazio, ma la sua riappropriazione attraverso la partecipazione e la responsabilità collettiva.
Le parole degli studenti restituiscono una consapevolezza che merita attenzione: la lotta per una scuola migliore, per il diritto a un lavoro dignitoso e per un futuro in cui sia possibile vivere senza pagare il prezzo della crisi climatica non sono battaglie separate. Sono questioni che si intrecciano e che chiamano in causa la possibilità stessa di partecipare alle scelte che trasformano la società e i territori. Perché difendere il proprio futuro significa anche imparare a difendere i luoghi in cui quel futuro dovrà prendere forma.
È proprio a partire da questo incontro che Milena Prestia ha voluto condividere le sue riflessioni che restituiscono il senso di queste giornate e il valore di una scuola che torna a essere luogo di confronto, elaborazione e crescita collettiva.
Non sta “esplodendo la protesta”.
Si stanno facendo spazio, si stanno riprendendo quei legittimi posti dove il bisogno di conoscere, sapere, discutere, confrontarsi, per crescere, è stato riempito da un sapere ridotto a notizie e nozioni, speso invaso da risposte a crocette come i quiz di scuola guida.
Stanno occupando la loro vita con il diritto ad averne una dove la partecipazione sia consapevole ed autonoma.
Invitano quella parte del mondo degli adulti con i quali poter elaborare domande e risposte e poi, semplicemente, essere liberi di dire la loro senza che un ministro cane da guardia compulsivo di ispezioni e spedizioni, mandi per spaventare e reprimere i suoi controllori.
Quelli che non vengono mandati per la sicurezza sui posti di lavoro, dove si muore come in campi di battaglia, per quel lavoro che li accoglierà dopo la scuola.
Non esplode solo la rabbia, chi pubblicizza solo quella è chi la provoca con politiche antiumane e ha la coscienza che puzza di marcio.
Nelle scuole e nelle piazze di oggi, a lottare per il loro futuro, sono quella fetta di società che ha capito essere vittima sacrificale del capitale, e lo rifiuta.
Quella miniera d’oro di futuri operai da licenziare in poche ore, per proficue delocalizzazioni e redditizie speculazioni, dei prossimi contratti / inganni da sbattere nei Tg trasformati all’occorrenza, in numerini ISTAT a pubblicità governativa, ma che nella realtà non fanno tornare i conti a nessuno.
Si riprendono la refurtiva dell’espulsione dal mondo della realtà occultata dai mezzi di informazione di Stato, coatta e micidiale arma di latrocinio di verità, occultamento complice di genocidi e povertà interna.
A quanto pare per fortuna, non tutti sono abbagliati dalla luccicante versione di questa ipocrita e fascista democrazia, e vogliono giustizia.
Desideri, progetti e sogni di giustizia climatica e sociale da affidare alla crescita collettiva e personale.
Li ho ascoltati e ne ho sentito la forza e sono, e ne siamo, orgogliosi di questa parte bellissima dell’umanità.
Li dobbiamo sostenere e difendere da ogni tipo di infamia e di attacchi.
Redazione
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