Livorno: rinviato lo sgombero degli orti urbani

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Non è ancora l’alba quando cominciano ad arrivare le persone che intendono opporsi allo sgombero dell’Oasi Naturale di Via Goito.
E’ il 3 novembre, l’ultimo giorno del termine prefissato dal Giudice perché la grande area di 6 ettari, totalmente conservata allo stato naturale, venga immessa nella disponibilità del costruttore che si è aggiudicato l’ultima asta fallimentare. A meno di un terzo del suo valore di mercato, a seguito dei continui ribassi che si sono succeduti proprio a causa del particolare valore ambientale del terreno e della presenza di un Comitato che lo ha occupato da 14 anni per preservarlo.

Fa freddo, escono fuori i thermos, del cibo, qualche power bank per ricaricare i cellulari ed essere sempre pronti e pronte ad avvertire subito la città se arriverà la forza pubblica.

Non si sa quando potrà apparire, insieme al funzionario dell’Istituto Vendite Giudiziarie, per dar corso allo sgombero. La decisione della comunità di solidali è presa da giorni: c’è chi si resterà in ciascuno dei tre accessi della grande area per dichiarare alle autorità la ferma volontà di mantenere l’occupazione e chi invece si disperderà dentro i boschi, rendendo il più possibile difficile la “liberazione” del terreno.

Il giorno prima, a seguito di una PEC inviata dallo studio legale genovese che tutela gli attivisti e le attiviste che fanno capo al Comitato Orti Urbani o lo sostengono, il Sindaco si è visto costretto a chiedere a sua volta (dopo il Prefetto) un rinvio dello sgombero. Ma il Giudice competente ha rifiutato, come ampiamente prevedibile.  Adesso non resta che accogliere gli incaricati della procedura giudiziaria e confermare quanto già comunicato chiaramente alla stampa nei giorni scorsi: “ci faremo trovare pronti, pacificamente, ma in modo determinato” per impedire che l’ultima grande Oasi Naturale di Livorno entri in possesso di chi specula sul verde per costruire quattro palazzi di 4 piani, con tutti i servizi e le cementificazioni connessi.
Passano le ore; “forse non vengono” si comincia a sussurrare. E invece ecco che arriva la stampa locale e con essa la notizia che lo sgombero è imminente. C’è chi ha visto i preparativi in Questura e l’allestimento di quattro o cinque camionette pronte ad intervenire.

Gli occupanti sono adesso ben più di un centinaio. Trascinano all’ingresso principale arredi e bancali, costruiscono una piccola barricata. Poi arriva il funzionario dell’Istituto Giudiziario, insieme ad una prima avanguardia delle Forze di Polizia che resta al di là della barricata. Chiede di poter fare il sopralluogo di prassi, gli si concede di entrare, viene accompagnato in una lunga visita nei vari sentieri che attraversano il verde e costeggiano gli orti sociali.

Al termine, registra la presenza di persone e cose, situazione incompatibile con l’immissione in possesso, esce e lascia l’ultima parola al Tribunale. Il funzionario della Questura spiega alle persone presenti che sarà il Giudice a dire l’ultima parola, disponendo l’accesso in forze o no.
Lunghi minuti di tensione. Perché mai il Giudice dovrebbe concedere il rinvio, se l’ha appena negato al Sindaco?
La differenza la fa la mobilitazione. Persone di ogni età, giovani provenienti dai 3 licei appena occupati, dopo la grande fiumana di venerdì contro la guerra e il carovita. Persone anziane, che nel parco hanno sempre trovato un luogo caro dove passeggiare e riposare. Attivisti e attiviste che sanno che la battaglia a difesa degli Orti Urbani è decisiva per Livorno, il suo ambiente naturale, le residue possibilità di incidere “dal basso” nelle scelte amministrative.
Perché è il Comune, la Giunta al potere da 7 anni, che ha voluto mantenere l’edificabilità di una parte del bosco, nonostante fosse già entrata in vigore la Nature Restoration Law che vieta nuovo consumo di suolo.
E’ il Comune che può cambiare il Piano Operativo con una semplice Variante, tenendo indenne il costruttore attraverso uno spostamento degli indici di edificazione su un’area già cementificata (e a Livorno, purtroppo, ce ne sono).
E’ il Comune che verrà portato davanti al TAR nel caso insista con appositi atti attuativi a voler permettere altro consumo di suolo in città, costruendo qui palazzi, parcheggi, opere accessorie e di urbanizzazione.
Fatto sta, che l’insperato accade. Di fronte alla moltitudine di persone, pacifiche ma determinate, appunto, il Giudice decide che non ci sono le condizioni per procedere allo sgombero.
L’esultazione alla notizia è grande, ma non ci si illude: torneranno.
Eppure è stato importante resistere, guadagnare tempo, dare un segnale chiaro alla città: nell’Oasi Naturale di Via Goito non deve essere versato un centimetro di cemento.
Una lotta che sarà lunghissima, ma che non ci spaventa: abbiamo ragione noi, ha ragione la Natura.

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Esponente dell'Associazione Livorno Porto Pulito APS e referente Attac Livorno.

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