La Biblioteca Nazi

Attraversando distrattamente le strisce dove la segnalazione luminosa prevale su quella dipinta, mi trovai addosso il bestione arancione. Il tempo di guardare in su e di schivare lo specchietto che mi avrebbe dato una potente scoppola e cominciai a lamentarmi: “Non arrivano mai in orario e quando ci sono ti investono!”

L’autista non aveva voglia di attaccar briga quella mattina e fece l’indiano. Perchè poi si dica così, rimane un mistero, si sa che gli abitanti del subcontinente indiano non sono meno rissosi degli altri abitanti del pianeta quando hanno la legge dalla propria e l’atomica in valigia.

Frustrato al primo tentativo di attaccar briga con chi mi aveva rispatrmoito la vita, cercavo ovunque un pretesto per tornare allattacco. Scartai i pretesti più dozzinali, come i sedili mestruati o il cattivo odore di certe persone che avevano ben altro a cui non pensare, quelle cose le lascio alle Iene e ai loro pigri spettatori. Alla fine trova un “casus belli” che faceva al caso mio: riflesso nell’autobus che ci precedeva si leggeva la destinazione finale del nostro mezzo: IZAN ACETOILBIB.

Con uno sforzo leonardesco ricavai l’esatta dicitura e ne feci partecipe l’autista: “C’è scritto BIBLIOTECA NAZI!” Un passeggero rise. Le risate di chi gode a vedere gli altri in difficoltà non dovrebbero mai essere gradite ma quando non sono per noi fanno piacere. “Tutto non ci stava” Glissò l’autista gandiano. “Allora scrivete B.Nazionale, con quello che costano questi dispositivi…” “Ma lei stamattina non ha nulla da fare?”.

Godevo perchè il conducente perdeva il suo contegno olimpico, anzi, himalayano e si metteva al pari con i comuni mortali. Intanto pensavo a cosa avrebbe potuto contenere una biblioteca nazi nella Firenze ignorante di questa amministrazione.

Le poesie di Gottfried Benn? Gli arzigogoli più indigesti di Jung e di Heidegger? Eliade che ci spiega quanto è bello far soffrire gli altri per riconnettersi al tempo del mito al modo di mastro Manole? Qualche nota sulla situazione tedesca di Pirandello e Majorana? Le prime cretinate servili di scrittori acerbi come Gadda e Pratolini? Gli scritti di Fanfani sulla Difesa della Razza? Ma neanche!

In una biblioteca nazi all’altezza dei tempi, ci sarebbero le biografie di certi giornalisti di retequattro, gli sproloqui di indomite valchirie ingioiellate, i pensieri del Gabibbo e i pellegrinaggi di attrici e principesse. Alle pareti, accanto ai palazzacci di Speer, le grandi opere di questo regime:la tav la tramvia e il ponte sullo stretto. L’architetto di Hitler sognava una galleria che fosse insieme imponente e angusta da avere il soffitto perennemente coperto dalle nuvole formate dal fiato dei milioni che l’attraversavano. Non ditelo a Foster…Se per qualche prevedibile sciagura il lungarno dovesse sprofondare più giù, toccherebbe a questa amministrazione e a questo governo ricostruire la Nazionale e la farebbero così.

La compagnia degli autobus recentemente è corsa ai ripari. Ora la fermata si chiama Zecca vecchia Nazionale. Anche su questo ci sarebbe da ridire…

*Massimo De Micco

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Massimo De Micco

Massimo De Micco

Massimo de Micco, 1972, fiorentino, essendo cresciuto negli anni Ottanta e Novanta si ritrova una formazione psicologica, una partita iva e una ricca e variegata esperienza professionale nel campo della formazione, ma è anche illustratore,fumettista e cartoonist. Ha partecipato a iniziative culturali, sociali e politiche di varia natura, a condizione che fossero libere, solidali e auto-organizzate, dagli Studenti di Sinistra a Kykeion, da Violetta van Gogh a Black Notes, da Fuoribinario a Radio Cora. E' tra i fondatori del gruppo Palazzuolo Strada Aperta che ha dato vita in questi anni alla Book Bike e si appresta ad aprire a Firenze la Biblioteca Riccardo Torregiani.
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