Nascono i fiori

L’associazione tra edilizia popolare e palazzi di lusso era già stata fatta da Tom Wolfe, irriverente tuttologo che sbeffeggiava il Moderno Internazionale in “maledetti architetti” dopo essersela presa in altri scritti con i radical chic che popolavano quegli edifici.

Equiparazione che ha una ragione storica: tutti gli architetti di quei grattacieli venivano dalla Germania prenazista dove avevano lavorato per le socaldemocrazie, perciò ammannivano ai miliardari d’oltreoceano quello che non potevano più farsi commissionare da partiti e sindacati: linee rette angoli retti e moduli rettangolari, esaltando ciò che prima si nascondeva con le maioliche e si affogava negli stucchi.

O forse è andata diversamente, si sono fatti le ossa sugli operai e i derelitti della Baviera e della Slesia prima di vendere il prodotto finito, lo stile moderno internazionale, all’élite che poteva apprezzarlo assai più che un vecchio tornitore o una massaia amante dei ninnoli.

In qualsivoglia modo si debba raccontare questa triste storia, sono passati cento anni, nei quali lentamente anche l’architettura si è liberata di questa gabbia ideologica!

A Firenze invece il tempo non passa mai grazie all’illuminata amministrazione che consente che tutto cambi di mano purché tutto resti come è.

Ed ecco che sulla facciata dell’ex Monte dei Pegni, che racchiude un ampio e antico complesso conventuale, sventola il vessillo di un’agenzia immobiliare che ci informa che a lavori ultimati tutto somiglierà a un dormitorio della Ruhr.

Un sapiente accostamento di moduli che vanno a comporre balconi e balconcini che paiono gli sportelli di una cucina economica. 

Materiali semplici e robusti, finiture povere come si addice a un monte di pietà.

Manca solo il piano cottura.

Il tutto ovviamente pagato fior di milioni da fior di investitori stranieri per farne un fior fiore di albergo, con una operazione che è un fiore all’occhiello del renzismo, un capolavoro di gentrificazione condotta attraverso le seguenti tappe: criminalizzare una strada, svuotarla, specularci e snaturarla senza possibilità di recupero (perché quando metà degli abitanti è stata costretta a vendere e l’altra metà s è incattivita, è difficile ricucire una socialità che tenga).

Chi amministra la città del Fiore apprezzerà il progetto perché si considera “di sinistra” per aver canticchiato De Andrè e ricorda che dai diamanti non nasce niente ma dal letame…

*Massimo De Micco

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Massimo De Micco

Massimo De Micco

Massimo de Micco, 1972, fiorentino, essendo cresciuto negli anni Ottanta e Novanta si ritrova una formazione psicologica, una partita iva e una ricca e variegata esperienza professionale nel campo della formazione, ma è anche illustratore,fumettista e cartoonist. Ha partecipato a iniziative culturali, sociali e politiche di varia natura, a condizione che fossero libere, solidali e auto-organizzate, dagli Studenti di Sinistra a Kykeion, da Violetta van Gogh a Black Notes, da Fuoribinario a Radio Cora. E' tra i fondatori del gruppo Palazzuolo Strada Aperta che ha dato vita in questi anni alla Book Bike e si appresta ad aprire a Firenze la Biblioteca Riccardo Torregiani.
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