Stadio, Mercafir, Aeroporto: quella muraglia che Firenze non merita. Le alternative

Firenze e il quartiere di Novoli-Peretola non hanno bisogno di centri commerciali, alberghi, pesanti infrastrutture con il contorno dello stadio e dell’aeroporto. Lo stadio di Firenze è il bellissimo Franchi, monumento nazionale, che può essere adattato alle moderne esigenze sportive e commerciali nel rispetto delle proprie straordinarie peculiarità. A Firenze un aeroporto c’è già, è l’Amerigo Vespucci, la cui funzione però deve vedere mitigato l’impatto acustico e concentrato l’orario dei voli.

La viabilità dell’area deve essere migliorata evitando gli intrecci e le sovrapposizioni dei flussi di traffico in ingresso e in uscita e, soprattutto, “fast fast fast”, realizzando il sistema metropolitano di trasporto pubblico su ferro con la costituzione di parcheggi scambiatori nei luoghi in cui si concentra la domanda di pendolarità dell’area metropolitana.

Il sistema della mobilità dolce e mobilità pedonale deve essere l’obbligatorio corollario di queste previsioni.

Essenziale il blocco del consumo di suolo, non un metro quadro di verde in meno. Anzi, laddove è possibile bisogna liberare aree fatiscenti e abbandonate per riaprire varchi ecologici di connessione ambientale con il sistema territoriale della città, di cui parleremo più avanti.

Poche, chiare e semplici scelte in grado di ribaltare profondamente la deriva speculativa dell’attuale gestione della città e del quartiere. Addensare cemento a cemento, costruire superstrade, stadi, aeroporti, centri commerciali è una pratica antimoderna, da secolo scorso, che abbiamo visto essere una delle responsabili del deterioramento dell’ambiente e della salute dei cittadini.

È arrivato il momento di dichiarare chiusa questa fase tossica di gestione della città, di ribaltare i meccanismi di questo sistema economico che mette al centro l’arricchimento di pochi e l’immiserimento della città, dei suoi abitanti e delle comunità locali, che provoca la compromissione di un territorio e l’attribuzione dei costi del risanamento a chi ne ha subìto per anni le nefaste conseguenze.

I balbettii della pubblica amministrazione e l’avallo della Regione Toscana sono invece il panorama che in questi giorni ci viene offerto. Immancabile il corollario della stampa locale che, acriticamente, ne loda le gesta.

Non possiamo più sopportare questa chiusura del quadro politico e culturale. Non vogliamo più assistere ad un’offensiva mediatica come quella di questi giorni in cui si è tanto lodata la Variante Mercafir con annessa costruzione di alberghi, superstrade, centri commerciali e stadio. Riteniamo offensivo nei confronti della città pubblicizzare la verifica in soldoni della redditività da capogiro dell’investimento immobiliare. Apprendiamo dalla stampa locale che i ricavi della società aumenteranno del 20%, che mettendo sul mercato gli spazi commerciali potrà guadagnare tra i 30 e i 40 milioni di euro, che il “naming” le frutterà ben 10 milioni annui, che le 665.000 presenze allo stadio per stagione valgono altri 2 milioni di euro, partite di coppa escluse. Etcetera, etcetera, etcetera.

Perché tanta ostinazione? Questa operazione Stadio – Mercafir – Aeroporto è proprio necessaria? Coincide con gli interessi della città o coincide con gli interessi di chi potrà aprire i cantieri, ne potrà incassare i finanziamenti indebitando le casse pubbliche e arricchendosi più di quanto non abbia fatto fino ad oggi? La vita dei cittadini cambierà in meglio? Ne saranno soddisfatti, anche in parte, i bisogni primari? Le case costeranno meno, la sanità pubblica sarà più efficiente, il lavoro più stabile? Perché questi temi sono sempre evitati dal circolo mediatico locale e nazionale?

Come pure sono stati evitati i pesanti effetti della cantierizzazione delle opere previste, da realizzare entro 4 o 5 anni. Impressionante constatare (vedi mappa) come nella zona di nord – ovest della città, secondo gli accordi presi, non meno di una decina di cantieri saranno operanti quasi tutti contemporaneamente, da quello della terza corsia dell’autostrada, a quello dello svincolo di Peretola, al possibile gigantesco cantiere del nuovo aeroporto (facciamo gli scongiuri affinché non si apra), a quello del parcheggio da 4.000 posti a quello della sopraelevazione del Viale XI Agosto, a quelli dello Stadio, dei relativi centri commerciali e della Mercafir. Come dimenticare poi il cantiere della viabilità tra Stadio e Mercafir, quello della nuova viabilità con annesse rotatorie e ampliamenti, per finire al cantiere della fermata ferroviaria di Peretola. Forse avrò dimenticato qualcosa, ma non importa. Il quadro è davvero impressionante. Come la città, i suoi abitanti, gli abitanti di Novoli – Peretola potranno affrontare questo futuro che ci attende?
Da sottolineare inoltre che questa congerie di opere è in contrasto con le previsioni sia del PIT regionale (Piano di Indirizzo Territoriale) che del Piano Strutturale Comunale, laddove questi due dispositivi urbanistici prescrivono la “riconoscibilità delle relazioni territoriali tra la città di Firenze, i centri urbani principali e i sistemi agro-am­bientali residui”, dispongono di “salvaguardare la continuità delle relazioni territoriali tra pianura e sistemi collinari circostanti”, di “mantenere e riqualificare i varchi esistenti”, di ricostituire i “varchi e le relazioni visuali e territoriali con i contesti con­termini”, di “ricostituire le relazioni tra i margini delle aree ur­banizzate e la trama agraria storica di pianura, an­che attraverso progetti di integrazione con il tessuto agricolo periurbano”.

La muraglia che l’amministrazione prevede di erigere sigilla i varchi tra la città e il suo territorio, tra Firenze, il quartiere di Novoli – Peretola e la Piana fiorentina, affossa qualsiasi operazione di riconversione ambientale dell’area.

In senso contrario si è espresso il Piano Strutturale approvato dalla stessa amministrazione comunale e da questa puntualmente disatteso. Nelle mappe delle Dotazioni Ecologiche Ambientali (vedi mappa) è evidente la previsione di un corridoio ecologico di collegamento della Piana fiorentina, da costituire e potenziare, passando per la Piana di Castello (che deve rimanere inedificata), l’area della Mercafir e il Parco di Novoli accanto al Palazzo di Giustizia. Inequivocabile è la prescrizione del Piano Strutturale sulla ricostituzione/protezione di quei varchi che consentano l’ingresso della campagna in città e non viceversa.

La cesura prevista soffoca e chiude la città.

Al contrario, la razionalizzazione dell’area Mercafir con la liberazione dei 14 ettari dai suoi vecchi impianti potrebbe essere un’occasione straordinaria di riqualificazione di tutto il nodo a nord ovest. Al posto dello stadio e annesse funzioni commerciali/alberghiere proponiamo che quei 14 ettari siano destinati a un verde urbano di relazione, da un lato con la Piana, dall’altro con la città, a mercati agricoli contadini e a filiera corta, naturale espansione di alcune delle attività della Mercafir. Sosteniamo che in quest’area si debba costituire il “cuore verde” di riconnessione di ciò che oggi è frammentato e che dovrebbe invece costituire l’armatura ecologica del tessuto urbano, tornando a far respirare la città soffocata dall’inquinamento e dalla congestione.

Lasciamo perdere le piantumazioni occasionali previste da Nardella (anche se in realtà in città prevalgono i tagli degli alberi), lasciamo perdere “i livelli alti di funzionamento delle caldaie” che i “cittadini privati” (ci sono cittadini pubblici?) devono garantire. È fumo negli occhi che disturba profondamente la vista.

Abbiamo questa straordinaria possibilità di attrezzare un’area nell’interesse della città e del quartiere a costi decisamente minori di quanto l’amministrazione dovrà sborsare per le opere previste. In zona esistono già un centro sportivo, una attrezzata biblioteca: il Parco Urbano di Viale Guidoni può rappresentare la naturale scelta di riqualificazione di una periferia da decenni maltrattata, di una città portata allo stremo della sua resistenza.

Se non ora, quando?

*ALTERPIANA
Giorgio Pizziolo
Rita Micarelli
Fabrizio Bertini
Roberto Menichetti
Antonio Fiorentino

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