Città d’arte e turismo nella schizofrenia di Nardella

Il turismo nelle città d’arte è tornato, con prepotenza: nella vita cittadina, sui quotidiani locali, nell’agenda politica. Dopo anni di studi sul fenomeno con pubblicazioni, ricerche e inchieste giornalistiche, dopo un anno e mezzo di lockdown più o meno stringenti, sembrava che l’errore del puntare tutta l’economia di una città su un’unica attività fosse stato compreso. Il centro storico deserto, che senza turisti sembrava una distopia post-era nucleare, pareva aver risvegliato le coscienze e fatto comprendere gli errori. A Firenze, per esempio, Sindaco e giunta avevano annunciato lo stop alle nuove licenze per strutture ricettive. Niente di più illusorio.

Durante il weekend lungo del 1° novembre la città è stata di nuovo presa d’assalto dai turisti come non si vedeva da anni. La massa dei turisti unita al suolo pubblico sottratto alla cittadinanza per essere concesso gratuitamente a ristoranti e locali ha reso la situazione esplosiva, e la città inaccessibile per chiunque ci viva. Del resto, come Laboratorio politico avevamo stigmatizzato già in pieno lockdown i rischi che la città correva con i grandi investitori internazionali che continuavano a fare shopping di edifici di pregio della nostra città.

È dunque riesplosa la polemica mai sopita sull’identità perduta della città, sulle possibili soluzioni di convivenza tra turismo e residenza e su come attrarre un turismo meno aggressivo.

Alla luce di tutto questo il sindaco Nardella ha dato il via ad una serie di dichiarazioni quasi quotidiane, schizofreniche e contraddittorie.

Nello stesso giorno, nella medesima cronaca locale, abbiamo letto del suo entusiasmo per la notizia che, secondo la guida Lonely Planet, Firenze rientra tra le 10 città al mondo da visitare, mentre nella pagina accanto campeggiava la sua proposta di legge di iniziativa popolare perché bisogna salvare i centri storici e far tornare la gente a viverci.

Cominciamo con la proposta di legge sbandierata come la soluzione ai problemi dell’overturism, che potremmo riassumere in: più potere ai sindaci, meno lacci e lacciuoli per le trasformazioni urbane. Le legge si baserebbe su tre punti, il primo dà più potere ai sindaci per regolare il commercio nel centro storico, favorendo i negozi di vicinato per i residenti a scapito di bar e ristoranti. È vero che il sindaco non ha poteri in merito alla pianificazione del commercio spazzata via da un decreto voluto dal centro-sinistro Bersani che, liberalizzando le licenze nel lontano 1998, è stato la causa primaria della saturazione della città con localini e ristoranti. Ma è vero anche che la definitiva invasione dei tavolini, decisa dalla giunta Nardella, avrebbe potuto essere ridotta, mese dopo mese, per tornare ad una situazione tollerabile; e invece la situazione da emergenziale è diventata stabile. Ed è ancor più vero che – se vi fosse stata volontà politica – misure di contenimento del “mangificio” avrebbero potuto essere apprestate nel regolamento urbanistico, secondo i poteri conferiti ai comuni dal regionale codice del commercio: ad esempio, incrociando requisiti di standard, caratteristiche del contesto rionale, prestazioni dei fondi commerciali.

Al secondo punto della nardelliana proposta legislativa, il contrasto allo spopolamento del centro da avviare tramite il potenziamento delle agevolazioni alle giovani coppie che intendano trasferirsi in centro e dello housing sociale (il più delle volte monetizzato con il beneplacito del piano regolatore; non manca l’auspicio di regolamentare il fenomeno delle locazioni brevi turistiche. Ma se queste fossero state effettivamente le intenzioni della giunta viene da chiedersi allora perché ha favorito la vendita ai privati degli immobili pubblici anziché realizzarvi case popolari, spazi e servizi per i residenti, come avvenne per le Murate. Alcuni esempi? Per citarne solo tre: l’ex-ospedale militare di via San Gallo, la Caserma di Costa San Giorgio, il vasto immobile di Sant’Orsola in via Guelfa.

Oltre a questo non possiamo che convenire che vada messo un tetto agli affitti turistici, ma forse i primi sui quali agire dovrebbero essere i grandi host da centinaia di appartamenti nei confronti dei quali non risultano ad oggi azioni di alcun contrasto. E poi non ci sono solo gli appartamenti ad affitto breve a togliere spazio ai residenti, vale la pena ricordare che nonostante le promesse della giunta gli hotel stanno continuando a nascere, se possibile ad un ritmo ancor più incalzante del pre-covid. In piazza della Libertà una parte degli edifici ex-Fondiaria diventerà un albergo da 118 camere del gruppo tedesco Ruby. Apprendiamo dal Sole 24Ore che “L’operazione si realizzerà grazie all’accordo appena firmato da Ruby con l’attuale proprietà del palazzo, il dinamico gruppo austriaco Gb Holding leader nello sviluppo di software e nuove tecnologie (con Logispin Group) che – dopo aver ceduto nel 2018 la controllata GoldBet per 265 milioni – ha investito in operazioni immobiliari in Italia: in Toscana ha già acquisito il 75% del gruppo immobiliare Finedil di Viareggio, il progetto di riconversione della ex centrale Enel di Piombino e la riqualificazione dell’ex ospedale militare San Gallo di Firenze”. C’è poi il mistero di Villa Basilewsky con il fondo svizzero che annunzia la realizzazione di un hotel di lusso e, con la giunta che smentisce, i nuovi hotel in via della Scala e in piazza Santa Maria Novella. 

L’ultimo punto della proposta di legge è il più fumoso. “Appare auspicabile una disposizione che precisi i presupposti e i contenuti degli strumenti a servizio dei Comuni per imporre ai proprietari o agli utilizzatori la custodia, la manutenzione e il recupero degli immobili. Così come una disposizione che espliciti il dovere di accordi tra i Comuni e le soprintendenze nel pianificare e attuare interventi di manutenzione e decoro dei beni vincolati, ivi compresi gli spazi pubblici”. Se leggendo tra le righe sembra di individuare la volontà di liberarsi dalle imposizioni provenienti dalle Soprintendenze, la municipalità si era portata avanti sopprimendo l’obbligatorietà del restauro sui monumenti architettonici e autorizzando, se non favorendo, usi incongrui degli spazi pubblici monumentali che ora la proposta di legge vuole “decorosi”.

Appare evidente che la causa della non credibilità di questa proposta di legge risiede nel fatto che nonostante sindaco e giunta parlino da anni di far tornare i residenti in centro, le azioni e le decisioni politiche messe in atto vanno esattamente nella direzione opposta.

Abbiamo già detto delle svendite alle grandi holding finanziarie con la nostra inchiesta A chi fa gola Firenze. Abbiamo anche parlato delle ordinanze di carattere securitario come quella delle zone rosse o quella anti-assembramenti che miravano a sterilizzare certi settori del centro storico per sottrarli alla libera e legittima fruizione della cittadinanza, lasciandoli all’uso e al consumo degli investitori più ricchi. Abbiamo raccontato le gesta di un sindaco che è andato in giro per fiere immobiliari link a vendere pezzi di Florence city of opportunities.

Pochi giorni fa Scilla Cuccaro, residente del centro, ha scritto in una lettera a Repubblica dichiarando di sentirsi ormai ospite nella propria città. Nardella ha risposto con una mirabolante quanto imbarazzante lista di obiettivi centrati, (qui il fact cheking fatto dalla pagina Residenti Resistenti del centro storico di Firenze). Per il primo cittadino, se alcuni obiettivi non sono stati realizzati, la colpa è della legge nazionale, dei flussi globali e delle decisioni prese dai sindaci che lo hanno preceduto. I fiorentini non avrebbero quindi altra soluzione che firmare la sua proposta di legge e dargli ‘pieni poteri’. Peccato che la sua azione negli ultimi 7 anni sia andata nella direzione opposta e la fuga dei residenti da Firenze sta lì a dimostrarlo.

Nardella ha mostrato di preferire i grandi investitori nazionali e internazionali ai residenti, gli studenti ricchi a quelli poveri, le esternalizzazioni dei servizi pubblici al rafforzamento delle macchina comunale, e ora ci vuole far credere di voler fare il contrario? La sua idea di città neoliberista, privatizzata, la città degli spazi inaccessibile e dei divieti, la città dove tutto è Rinascimento espelle ogni giorno residenti. Forse la ruota panoramica alla Fortezza è pensata per loro, sarà presto l’unico modo che avranno i fiorentini per vedere il centro storico.

perUnaltracittà-laboratorio politico 

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All'opposizione in Consiglio comunale a Firenze dal 2004 al 2014, la lista di cittadinanza perUnaltracittà è poi diventata laboratorio politico per partecipare alle vertenze sul territorio e dare voce alle realtà di movimento anche attraverso la rivista La Città invisibile.

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