L’eccesso di mortalità della pandemia di Covid-19

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Altro che ‘dittatura sanitaria’, il pieno impatto della pandemia è stato maggiore di quanto indicato dai decessi ufficiali. Sarebbero 18 milioni e non 5 milioni, le morti in eccesso da attribuire alla pandemia Covid-19. E’ quanto asserisce lo studio peer-reviewed,  Stima della mortalità in eccesso dovuta alla pandemia di COVID-19: un’analisi sistematica della mortalità correlata al COVID-19, 2020-21   pubblicato su Lancet il 10 marzo 2022.

‘Entro il 31 dicembre 2021, i decessi segnalati a livello mondiale a causa di COVID-19 hanno raggiunto 5·94 milioni, ma il numero stimato di decessi in eccesso era quasi 3·07 volte (95% UI 2·88–3·30) maggiore, raggiungendo 18 ·2 milioni (17·1–19·6)’.

Coronavirus_SARS-CoV-2In questo studio, redatto da Haidong Wang insieme a decine di ricercatori di tutto il mondo, sono stati confrontati i dati settimanali o mensili dei decessi per tutte le cause del 2021 e del 2020, con quelli attesi riferiti fino a undici anni prima, per 74 paesi e 266 località subnazionali. Dall’elaborazione statistica di questi dati si è potuto stimare l’eccesso di mortalità dovuto alla pandemia di COVID-19, anche in quelle località che non avevano fornito segnalazioni settimanali o mensili di dati sulla morte.
Vari sono fattori che possono contribuire a questa netta differenza tra mortalità in eccesso e decessi ufficialmente segnalati, fra questi: assenza di diagnosi microbiologica, problemi di segnalazione, ridotto accesso all’assistenza sanitaria o ad altri servizi essenziali durante la pandemia a causa di un sistema sanitario sovraccarico, eventi scatenati dalla pandemia (per esempio suicidio o abuso di droghe ).

Cosa è l’eccesso di mortalità associato alla pandemia COVID-19?

E’ la stima di quanti morti in più (per tutte le cause) ci sono stati rispetto agli anni precedenti, più precisamente è la differenza tra le morti complessive per qualsiasi causa dall’inizio della pandemia ed il trend atteso di decessi basato su un trend storico (un numero di anni), nel caso non si fosse verificata la pandemia COVID-19. Questo indicatore che permette di misurare l’impatto globale sia diretto che indiretto della pandemia, è ritenuto a livello internazionale la misura più idonea per dar conto dell’impatto della pandemia nei vari paesi e dovrebbe quantomeno affiancare sempre i dati sui casi di COVID-19 e sui decessi. D’altronde non si possono attribuire al Covid-19 tutti i milioni di morti in eccesso rilevati, anche se in Belgio ed in Svezia per esempio, il rapporto tra i decessi in eccesso e i decessi segnalati per COVID-19 è vicino a 1. Saranno necessarie ulteriori ricerche per meglio discriminare i decessi in eccesso dovuti direttamente all’infezione da COVID-19 dagli effetti indiretti della pandemia, e questo sarà un passo decisivo per un efficace processo decisionale in materia di salute pubblica.

Le morti in eccesso per Covid-19 nel mondo 

Mappa mortalità Covid
Distribuzione globale del tasso di mortalità in eccesso stimato dovuto alla pandemia di COVID-19, per il periodo cumulativo 2020-21 (da Lancet, Stima della mortalità in eccesso dovuta alla pandemia di COVID-19)

Con 5,3 milioni di morti in eccesso, l’Asia meridionale ha registrato il numero più alto di morti in eccesso stimate per COVID-19, seguita dal Nord Africa e dal Medio Oriente (1,7 milioni) e dall’Europa orientale (1,4 milioni).

Nell’Asia meridionale i decessi in eccesso rispetto ai dati ufficiali sarebbero stati addirittura 9,5 volte di più e ben 14,2 volte di più nell’Africa subsahariana.

A livello nazionale, il numero più alto di morti in eccesso stimato si è verificato in India (4,1 milioni; il 22% dei decessi totali globali), seguono appaiati Stati Uniti (1,1 milioni) e Russia (1,1 milioni), poi Messico (798.000), Brasile (792.000), Indonesia (736.000) e Pakistan (664.000). Questi sette paesi potrebbero aver rappresentato più della metà delle morti in eccesso globali causate dalla pandemia nel periodo di 24 mesi. Tra questi 7 paesi, il tasso di mortalità in eccesso più alto lo avrebbe la Russia (374·6 decessi [369·7–378·4] per 100.000, a seguire il Messico (325·1 [301·6–353·3]) poi Brasile (186·9 [172·2–199·8]) e Stati Uniti (179·3 [170·7–187·5]).

Il tasso globale di mortalità in eccesso per tutte le età è stato di 120.3 decessi [113.1-129.3] ogni 100.000 abitanti; in 21 paesi ha superato i 300 decessi per 100.000 abitanti. La Bolivia con un picco di 734 morti in eccesso per centomila abitanti è la capolista di questa poco edificante classifica. L’Eswatini, nazione dell’Africa subsahariana, presenta 634 morti in eccesso per 100.000 abitanti.

Meno decessi del previsto si sono avuti in Islanda (48 decessi in meno ogni 100.000), Australia (38 decessi in meno ogni 100.000) e Singapore (16 decessi in meno ogni 100.000) ed in tutti quei paesi che hanno seguito la strategia detta «Zero Covid» (lockdown localizzati e tracciamento a tappeto in corrispondenza di ogni focolaio), fra questi ci sono l’Australia, la Nuova Zelanda e Taiwan.

‘The Economist’ , ha prodotto uno studio di stime di mortalità in eccesso correlata a COVID-19 analogo a quello di Wang, non sottoposto a revisione paritaria, per il periodo che va dal 1 gennaio 2020 al 27 dicembre 2021, che esprime una stima globale di circa 18 milioni di decessi in eccesso (95% di intervallo di incertezza 10.9–24.4) riguardanti 187 paesi.

L’impatto di COVID-19 sulla mortalità totale in Europa

Analizzando il contesto europeo, nel 2021 l’andamento dell’eccesso di mortalità nell’Ue ha raggiunto un picco ad aprile (21,0%), quindi è sceso al 10,6% a maggio e ha raggiunto il minimo del 5,6% a luglio. In autunno si è osservato un nuovo rialzo e l’eccesso di mortalità ha raggiunto il  17,7% a ottobre e il 26,5% a novembre 2021 (dati Eurostat). Rispetto alla media europea, l’Italia ha registrato un eccesso di mortalità più elevato nel mese di novembre 2020 e marzo 2021. La campagna di vaccinazione, iniziata il 27 dicembre 2020, solo a partire da maggio 2021 ha raggiunto elevati livelli di copertura, soprattutto nelle fasce di età più avanzate (60+), facendo scendere, l’eccesso di mortalità nel nostro Paese, ben al di sotto della media Ue. La Germania ha avuto un eccesso quasi sempre inferiore al valore medio dei paesi europei, mentre quasi sempre largamente sopra la media europea risulta l’eccesso della Polonia. E’ evidente la protezione ottenuta mediante le diverse campagne vaccinali che hanno portato a una drastica riduzione del numero dei decessi per COVID-19, con l’eccezione della Polonia.

L’eccesso di mortalità in Italia

L’Italia fa parte dei 6 paesi che  hanno avuto individualmente più di 250.000 morti in eccesso per centomila abitanti: Bangladesh (413 000 [347 000–504 000]), Perù (349 000 [328 000–367 000]), Sud Africa (302 000 [287 000–332 000]), Iran (274 000 [231 000–335 000]), Egitto (265 000 [248 000–278 000]) e Italia (259 000 [242 000–276 000]), quasi il doppio dei 137.000 decessi ufficiali.

Il 2 marzo 2022, è stato pubblicato  ‘Il settimo rapporto congiunto sull’impatto dell’epidemia sulla mortalità totale dell’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) e dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss). Nel periodo considerato che va da inizio pandemia (marzo 2020) alla fine di gennaio 2022, 178.000 sarebbero  i morti in eccesso, rispetto alla media dei decessi del 2015-2019. Nel 2020 il totale dei decessi per il complesso delle cause è stato il più alto mai registrato nel nostro Paese dal secondo dopoguerra: 746.146 decessi, 100.526 decessi in più rispetto alla media 2015-2019 (15,6% di eccesso). Nel 2021 il totale dei decessi per il complesso delle cause rimane su livelli molto alti: 709.035 decessi, 63 mila in più rispetto alla media 2015-2019 (+9,8%). Gran parte dell’eccesso del 2021 è stato osservato nel primo quadrimestre quando la copertura vaccinale era ancora molto bassa.

‘Il contributo del COVID-19 alla mortalità generale è sceso dal 10,3% del 2020 al 8,3% nel 2021, rimanendo comunque tra le principali cause di morte insieme ai tumori ed alle malattie ischemiche cardiache’ ( Settimo Rapporto congiunto Istat –Iss).

La pandemia è finita?

Al virus circolante nella prima fase della pandemia è seguita la diffusione della variante alfa (nei primi mesi del 2021), poi della variante delta (da luglio a novembre 2021) ed infine da inizio dicembre la diffusione della variante omicron (lignaggio BA.1) che in brevissimo tempo è diventata la variante predominante. Il lignaggio BA.2 che per ora rappresenta il 3%, non sembra dotato di  maggiore trasmissibilità e/o patogenicità. La variante delta è presente con una prevalenza inferiore all’1% .

4 milioni di casi solo a gennaio 2022

‘Dall’inizio dell’epidemia sono stati segnalati al Sistema di Sorveglianza Integrato 10.953.342 casi confermati di COVID-19 (dati estratti il 9/2/2022); di questi, oltre 4,5 milioni di casi sono stati diagnosticati nel mese di gennaio 2022 (il 42% del totale dei casi riportati alla Sorveglianza da inizio pandemia) a causa della predominanza della variante omicron caratterizzata da una elevatissima trasmissibilità. Complessivamente sono stati diagnosticati 2.169.116 casi nel 2020, 4.237.257 nel 2021 e 4.546.969 nel solo mese di gennaio 2022’. ( Settimo Rapporto congiunto Istat-Iss)

Decessi per il complesso delle cause a confronto nel mese di gennaio del 2020, del 2021 e del 2022

La stima dei decessi per il complesso delle cause per il mese di gennaio 2022 è di 74 mila e 500, simile ai livelli dell’anno precedente e prosegue il trend degli ultimi mesi del 2021. Naturalmente rispetto alla media 2015-2019 (+9%) e soprattutto al 2020 (+20%) si registra un forte aumento della mortalità. Ecco i dati dei decessi:  68.324 (media 2015-2019)- 62.019(2020)- 74.550(2021)- 74.458 (2022) ( Settimo Rapporto congiunto Istat-Iss)

Il confronto tra ondate epidemiche di COVID-19 in termini di eccesso di mortalità evidenzia che nell’ondata in corso l’impatto sulla mortalità è più contenuto rispetto alle ondate precedenti. Nonostante la diffusione di nuove varianti più trasmissibili, durante il periodo 1° ottobre 2021 – 31 gennaio 2022 si registrano circa 250 mila decessi, 40 mila morti in meno rispetto a 12 mesi prima, con un calo di oltre il 13%.( Settimo Rapporto congiunto Istat-Iss).

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Gian Luca Garetti

Gian Luca Garetti, è nato a Firenze, medico di medicina generale e psicoterapeuta, vive a Strada in Chianti. Si è occupato di salute mentale a livello istituzionale, ora promuove corsi di educazione interiore ispirati alla meditazione. Si occupa attivamente di ambiente, è vicepresidente nazionale di Medicina Democratica e membro di ISDE (International Society of Doctors for the Environment).

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