Il sole interiore di Etty Hillesum e Gloria E. Anzaldúa

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Cerchiamo di essere il balsamo della ferita s’intitola il primo capitolo del libro Luce nell’oscurità/Luz en lo oscuro di Gloria Evelina Anzaldúa (1942-2004). “Si vorrebbe essere un balsamo per molte ferite è la penultima frase del Diario di Etty Hillesum (1914-1943), la ragazza olandese che voleva essere il cuore pensante di un intero campo di concentramento. Smettiamo di combattere e curiamo le proprie ferite impegnandoci a essere un balsamo per quelle degli altri: è il senso umano e spirituale di queste due donne, che della resistenza spirituale faranno la loro ragione di vita.

Due libri inconclusi, che ci sbalzano fuori dalla abituale visione limitata e dagli schemi di pensiero ordinari, per tentare il futuro. Sono stati pubblicati postumi, dopo 20 anni dalla stesura quello di Gloria, dopo quaranta, nel 1981, il Diario di Etty. Entrambe situate dietro i fili spinati, dei nazisti o delle terre di confine geopolitiche, e di quelle metaforiche della razza, del genere. Ma non sono libri tristi, sono luci nell’oscurità del mondo, inviti a nuove alleanze, ad un “noi” che vada oltre la nostra individualità. Due donne illuminate da un gran sole interiore: “C’è fango, talmente tanto fango che da qualche parte fra le costole si deve proprio possedere un gran sole interiore se non se ne vuoi diventare la vittima psicologica”, scrive Etty.

Due donne che hanno molte cose in comune, e che sembrano essersi dato il testimone: Etty Hillesum è stata uccisa nei forni crematori di Auschwitz  il 30 novembre del 1943, perché ebrea insieme a omosessuali, a ‘matti’ e altre minoranze. Etty entrò in contatto con la resistenza olandese e due sue lettere furono pubblicate clandestinamente, nell’autunno del 43. Gloria nasce nel 1942, è una donna chicana-texana, rappresenta la marginalità, si autodefinisce, scrittrice, poeta, filosofa del confine, teorica femminista-queer, patlache (parola nahuatl per lesbica), proletaria.

Etty è fra le vittime del genocidio della Shoah, Gloria porta in sé le cicatrici della sofferenza del genocidio dei popoli indigeni che vivevano nei territori tra il Messico ed il Canada. “Quale utilità ha essere attivist* per la giustizia climatica, economica, sociale, [di specie], di genere, per la libertà sessuale e corporale e contro ogni forma di discriminazione e violenza razziale se poi, nella nostra vita quotidiana, le ferite ci fanno sentire sempre isolati? Occorre riuscire ad unire queste parti di noi stess* che, …ci fanno sentire smembrat* togliendoci l’energia vitale, ci fanno soffrire, ci danno i sustos-la perdita dell’anima-privandoci del senso (spirituale) delle nostre azioni. Se pensiamo ai fallimenti di tutte le rivoluzioni, e per stare all’attualità alle continue divisioni fra le tribù degli ambientalisti, e della sinistra, l’invito di Anzaldùa, a praticare l’attivismo spirituale che consiste nello amalgama di pratiche psico-spirituali/politiche, non è da trascurare.

Etty Hillesum, Diario, Adelphi, 2012 Milano-pag 922, euro 35

Gloria E. Anzaldúa, Luce nell’oscurità, Meltemi, 2022 Fano (PU)-pag.274, euro 20

 

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Gian Luca Garetti

Gian Luca Garetti, è nato a Firenze, medico di medicina generale e psicoterapeuta, vive a Strada in Chianti. Si è occupato di salute mentale a livello istituzionale, ora promuove corsi di educazione interiore ispirati alla meditazione. Si occupa attivamente di ambiente, è membro di Medicina Democratica e di ISDE (International Society of Doctors for the Environment).

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