Miseria senza nobiltà dietro la retorica delle grandi opere

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Le grandi opere sono un interessante specchio della miseria culturale di politica e imprenditoria italiana e toscana; il sottoattraversamento di Firenze per i treni AV ne è un esempio da manuale. Il progetto arranca dagli anni ‘90 per errori progettuali, una imprenditoria e una politica fallimentare che li ha voluti e sostenuti nonostante i problemi e i costi esorbitanti per realizzare sette chilometri di linea.

Dal 2021 si è avuta una accelerazione nella volontà di resuscitare un progetto che pareva morto e sepolto sotto la mole di irregolarità emerse; invece una forte spinta è venuta della politica toscana che ha pressato perché si riprendessero i lavori. Il motivo principale di questa rinascita è stato il vertiginoso aumento dei finanziamenti previsti: da una previsione di spesa iniziale di 1,25 miliardi si è arrivati alla bella cifra di 2,735 miliardi. In questa esplosione dei numeri sono ben riassunti i motivi dell’allegria dei sostenitori politici (Presidente regione Eugenio Giani e Sindaco di Firenze Dario Nardella) e soprattutto dei vertici di RFI e della Confindustria toscana.

Dopo il disastro comunicativo dei decenni passati in cui del progetto si è parlato sottovoce in considerazione dei rischi che corrono migliaia di famiglie per i possibili danni, adesso la tattica delle ferrovie è quella di una campagna pubblicitaria martellante sui principali media; intere pagine pubblicitarie in cui si annunciano i lavori del Passante (con queste si finanziano i giornali), articoli e interviste sdraiate in cui i giornalisti sono solo passaparola dei contenuti voluti da politica e costruttori, servizi di più pagine in occasione della messa in moto della macchina scavatrice, della visita del Ministro ai cantieri. Insomma si è scatenata una tempesta di retorica sviluppista in cui si magnificano le virtù dei tunnel che paiono la panacea di tutti i mali di Firenze.

Ovviamente la realtà è ben diversa e si sta costruendo una infrastruttura pesantissima che si poteva facilmente sostituire con pochi economici ed efficaci interventi in superficie: si vuol coprire questo fatto sotto una pesante coperta di chiacchiere e di fumi retorici.

In tal senso sono interessantissime le dichiarazioni del Presidente della Confindustria toscana Maurizio Bigazzi durante la visita di una delegazione dell’organizzazione degli industriali al cantiere della stazione sotterranea prevista.

Naturalmente non è mancata la solita dose di formule prestampate per giustificare questo pachiderma infrastrutturale (“si liberano i binari in superficie”, “si favorisce il traffico dei pendolari”, “si collega Firenze alle grandi direttrici europee”), ma addirittura si prende questa realizzazione come esempio delle virtù dell’imprenditoria toscana: “sono presenti anche l’eccellenza e le expertise industriale toscana, perché i ‘conci’ del passante sono prodotti dalla Impresa Pizzarotti a Lucignano di Arezzo”. I “conci” di cui ha parlato Bigazzi sono sostanzialmente manufatti di cemento che andranno a sigillare le gallerie e sono in effetti grossi mattoni. Nella realizzazione delle gallerie le raffinate macchine che scavano sono tecnologie tedesche, di italiano e toscano c’è grande produzione di cemento e enorme movimentazione di terre (sempre che questa non avvenga come in passato con la fattiva presenza della camorra). Ora, che le meraviglie delle imprese italo-toscane siano rappresentate da grossi mattoni di cemento, dà la misura del livello di involuzione del sistema industriale italiano.

Tante volte abbiamo parlato degli impatti ambientali (basta ricordare l’inquinamento da keu nell’Empolese), dei danni, dei costi di queste grandi opere sovradimensionate o inutili, ma dobbiamo volgere lo sguardo anche agli aspetti industriali. Quello che vediamo è che, mentre il mondo sta andando verso produzioni sempre più raffinate ed ecologicamente compatibili, qua nella felice Toscana si spacciano cemento, ferro e fanghi per “eccellenza” ed “expertise”. Qui si vede il volto della grande imprenditoria nostrana che ha privatizzato, svenduto il patrimonio di ricerca e tecnologie che aveva creato le basi per un paese potenzialmente più giusto, ha accettato il diktat del sistema finanziario della globalizzazione speculativa, si è garantita alti livelli di profitti con la precarizzazione del mondo del lavoro e con l’imposizione di bassi salari, è passata allo sfruttamento intensivo dei servizi pubblici privatizzati e sostanzialmente monopolistici, si è inventata la necessità di mega infrastrutture costosissime realizzate con sistemi di finanziamento pubblico in cui non ci sono più rischi per l’impresa.

Guardare ai tunnel e ai cantieri TAV di Firenze può aprire una finestra sulle condizioni in cui versa il nostro paese, soprattutto di chi è al di fuori di quella ristretta minoranza che concentra ricchezze drenandole da tutta la collettività; guardare ai fanghi che escono dalle gallerie e i conci che entrano è un’ottima metafora per capire la politica toscana e nazionale che ormai non ha altra progettualità che mettersi al servizio di quelli che vengono chiamati poteri forti; i cittadini, gli abitanti sono tenuti rigorosamente fuori da ogni decisione.

Una vera rivoluzione copernicana nella politica sarebbe indifferibile se non vogliamo morire al servizio di questo sistema malato.

dalla rivista CUB Rail

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