Voci dalla manifestazione “Per non dimenticare Piombo fuso” in piazza San Marco, a Firenze

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Sabato 10 gennaio si è tenuta in piazza San Marco, a Firenze, la manifestazione “Per non dimenticare Piombo fuso”. Si tratta di “una manifestazione rituale, portata avanti da gennaio 2009”, ci spiega Giacomo Graziani dell’Associazione di Amicizia Italo-Palestinese “Perché tra la fine del 2008 e il 2009, dopo l’inizio del blocco della Striscia di Gaza da parte di Israele, sono stati uccisi circa 1500 civili. E’ da lì che sono cominciati i massacri, non dal 7 ottobre 2023”, continua. Dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009, Gaza è stata sottoposta a una devastante offensiva militare israeliana, denominata operazione ‘Piombo fuso’, ordinata – secondo Israele – per fermare il lancio indiscriminato di razzi contro il suo territorio da parte di Hamas e di altri gruppi armati palestinesi. Oltre 1380 palestinesi sono stati uccisi, tra cui più di 300 tra bambini e altri civili, e migliaia sono stati i feriti (Amnesty, giugno 2010).

Durante la manifestazione di Firenze, su uno striscione di legge “Gaza è un genocidio”. “Quello striscione è stato fatto nel 2009, in occasione di quel massacro che aveva già tutte le caratteristiche del genocidio”, spiega Giacomo. Non a caso, il rapporto di Amnesty International era intitolato: “Israele-Gaza. Operazione ‘Piombo Fuso’: 22 giorni di morte e distruzione”. Nel Rapporto di 117 pagine, pubblicato agli inizi di luglio 2009, Amnesty International affermava che durante i 22 giorni del conflitto a Gaza e nel sud d’Israele le forze israeliane avevano ucciso centinaia di civili palestinesi disarmati e senza via di fuga, oltre a distruggere migliaia di abitazioni (circa 3000) e danneggiarne altre 20.000, senza alcuna “necessità militare” (Centro di Ateneo per i Diritti Umani Antonio Papisca). Donatella Rovera, capo missione delle ricerche di Amnesty International a Gaza e nel sud d’Israele durante e dopo il conflitto aveva dichiarato non solo l’assenza di adeguate indagini sul comportamento delle forze israeliane a Gaza ma anche il continuo rifiuto di cooperare con la missione di accertamento dei fatti dell’Onu.

“La politica israeliana era già manifesta allora” – continua Giacomo Graziani – “L’idea era quella di rendere Gaza invivibile e provocare la reazione della resistenza armata palestinese per giustificare l’intensificazione della violenza israeliana”. Il ‘disimpegno’ del 2004 – quando il Primo Ministro israeliano Ariel Sharon annunciava il ritiro delle colonie da Gaza – era atto, in realtà, a congelare il processo politico con i palestinesi e, nel frattempo, portare avanti campagne di bombardamento di crescente violenza sulla popolazione di Gaza, a partire dall’operazione “Piogge d’estate” del 2006, e, dopo “Piombo Fuso”, l’operazione “Margine Protettivo” del 2014, dove sono morte 2.251 persone in 50 giorni. Per arrivare allo sterminio di massa a cui stiamo assistendo da oltre due anni.

“Il grande storico israeliano Ilan Pappé parlò già nel 2008 di ‘genocidio incrementale’. Il fine era spingere la popolazione di Gaza a lasciare la propria terra. Magari allora il primo ministro non lo diceva apertamente ma questa idea già circolava nei partiti di destra. Oggi è diventato un obiettivo dichiarato del governo israeliano”, spiega l’attivista dell’Associazione Amicizia italo-palestinese.

Sabato 10 gennaio a Firenze erano presenti circa 200 persone per ricordare l’impunità per i crimini di guerra a Gaza dell’Operazione Piombo Fuso. I numeri non sono più quelli delle grandi manifestazioni di ottobre 2025. “La manifestazione era stata indetta per Gaza e poi è stata estesa per esprimere solidarietà al Venezuela e alle proteste represse in Iran. Non c’è più l’ondata emotiva portata dalla flotilla, ma è evidente che non sia il momento di calare l’attenzione di fronte al ricorso sempre più brutale e diffuso alla forza delle armi per calpestare diritti umani e il diritto internazionale, in Palestina così come in molti altri scenari”, conclude Giacomo Graziani.

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Dopo la laurea in Sviluppo economico e Cooperazione Internazionale, mi sono presa un anno sabbatico per Londra e poi l'India, infine per vedere i proiettili sui muri a Sarajevo. Tornata in Italia ho lavorato prima nei Centri di Accoglienza Straordinaria come insegnante L2 e operatrice legale, dopo nella scuola Secondaria di II° come docente di sostegno e di Filosofia e Scienze Umane. Da quest’esperienza nasce il mio blog “Lettera da un professionale” https://letteradaunprofessionale.wordpress.com/chi-sono/. Al momento sono dottoranda in Peace Studies presso La Sapienza con una ricerca sulle migrazioni.

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