L’arrivo nelle scuole di una circolare in cui si chiede di censire il numero degli studenti palestinesi scatena durissime reazioni. Le risposte tardive e le motivazioni confuse del Ministero non riescono a dissipare i dubbi.
A fine novembre scorso, la Direzione Generale per gli Affari Internazionali e l’Internazionalizzazione del Sistema Nazionale di Istruzione – organo del Ministero dell’Istruzione (e del Merito) – ha diramato agli Uffici Scolastici Regionali una nota avente come oggetto: “rilevazione alunni/studenti palestinesi – a.s. 2025/2026”. Era richiesto agli Uffici Regionali di accertare il numero degli studenti palestinesi presenti nelle scuole statali e paritarie di ogni provincia inoltrando l’indagine a tutti gli istituti. La richiesta è stata recepita in momenti diversi da regione a regione. La questione era passata quasi inosservata fino a quando la circolare è stata diramata nelle scuole del Lazio intorno all’8 gennaio.
Il 14 gennaio, l’USB Scuola ha duramente attaccato il Ministero parlando di un atto inaccettabile, che introduce una vera e propria schedatura su base etnica e nazionale all’interno della scuola pubblica statale. È la ghettizzazione dei bambini e delle bambine palestinesi, già vittime di una violenza sistematica nei loro territori ad opera dello Stato di Israele. Inoltre, il sindacato denunciava l’operazione definendola opaca, discriminatoria e pericolosa, nonché lesiva dei principi costituzionali di uguaglianza e tutela dei minori, e chiedeva l’immediato ritiro della nota, insieme a un chiarimento pubblico sulla faccenda. Dopo la segnalazione dell’Unione Sindacale di Base, non si è fatta attendere la reazione di molti sindacati e gruppi politici che si sono uniti nell’accusa al Ministero, mentre la vicenda ha assunto rilevanza nazionale.
La prima risposta è arrivata da Carmela Palumbo, Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, che ha diffuso alla stampa una nota in cui sosteneva che il sondaggio aveva lo scopo di favorire il pieno inserimento scolastico degli studenti palestinesi nelle scuole, agevolando la loro accoglienza e integrazione. La funzionaria ha dichiarato che l’operazione era analoga a quella svolta dal Governo precedente per gli alunni ucraini arrivati dopo l’invasione della Russia. Il suo messaggio, breve e perentorio, non ha affatto placato le polemiche. Palumbo è infatti rimasta sul vago e non ha realmente chiarito riguardo ai percorsi o progetti pensati per gli alunni.
Anziché ricorrere a canali ufficiali, il Ministro Valditara è poi intervenuto sui propri social con un video in cui respingeva le critiche e ribadiva che la ricognizione sul numero degli studenti palestinesi è assolutamente equiparabile alla nota che aveva diffuso il Ministero al tempo del Governo Draghi. Tuttavia, la differenza tra quest’ultimo documento – pubblicato online dall’USB – e quello del Ministero di Valditara è però disarmante: anni fa le finalità, le modalità e i fondi destinati al supporto agli studenti erano illustrate approfonditamente; la circolare di oggi non spiega alcunché, ma richiede informazioni circa la presenza di studenti palestinesi nelle scuole senza ulteriori indicazioni.
Nel suo video Valditara ha cursoriamente menzionato di aver previsto lo stanziamento di un milione e mezzo di euro e le ipotesi di progetti: accoglienza scolastica e inserimento nei percorsi di studio; personalizzazione nei percorsi didattici; potenziamento linguistico; progetto di integrazione e di supporto didattico. Queste indicazioni, tuttavia, non hanno alcun carattere ufficiale, arrivano solo dopo che si è alzato il polverone sulla vicenda e, soprattutto, rimangono estremamente vaghe. Si aggiunga poi che il Ministro presenta le azioni non come future e già decise, ma come quelle che hanno iniziato a studiare in questi mesi, dopo più di due anni dall’inizio della tragedia a Gaza – a fronte di una nota relativa agli studenti ucraini del marzo 2022, appena dopo lo scoppio della guerra.
Come notato da Cobas Scuola, è inoltre presente un vizio di forma fondamentale: nel 2022 era specificato che il monitoraggio riguardava esclusivamente i minori accolti dalla scuola dopo l’inizio del conflitto; nella nota di ora, invece, si parla di alunni/studenti palestinesi senza ulteriori precisazioni temporali o sulla motivazione, includendo quindi anche gli studenti palestinesi in Italia magari da anni. Così, il rilevamento diventa slegato dalla crisi umanitaria, ma introduce una denotazione praticamente etnica o di nazionalità.
La questione è di fatto sintomatica di una postura autoritaria da parte del Ministero che già in passato è venuta alla luce. L’operazione non è spiegata a uffici e istituti, ma inoltrata come un comando a cui ubbidire senza discutere. La mancanza di trasparenza, complici anche la durissima repressione del Governo nei confronti della causa palestinese e le posizioni ambigue (per dirla con un eufemismo) dei partiti di maggioranza sul tema, ha poi naturalmente lasciato spazio a molti dubbi sull’iniziativa.
Infine, concludiamo con la notizia giunta alla redazione della risposta provocatoria di un dirigente scolastico del Lazio alla richiesta, il quale si è detto incapace di identificare gli studenti palestinesi nella sua scuola: dal momento che l’Italia ancora non riconosce nemmeno lo Stato di Palestina, non sarebbe in grado di riconoscere chi sia palestinese e chi no.
Mattia Barlucchi
Ultimi post di Mattia Barlucchi (vedi tutti)
- Scuola: polemiche sul censimento degli studenti palestinesi - 19 Gennaio 2026
- La legge elettorale toscana va cambiata. Il ricorso di Toscana Rossa riapre la discussione - 21 Dicembre 2025
- Sionisti tra gli antifascisti tedeschi. Chi sono gli Antideutsch? - 4 Novembre 2025





