“Se l’antifascismo è reato, noi ci dichiariamo colpevoli”: domenica 1 febbraio i docenti del liceo Livi di Prato indicono un’Assemblea Generale dopo l’iniziativa di Azione Studentesca

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“La scuola è nostra: segnalate i prof di sinistra”, l’iniziativa nazionale di Azione Studentesca

E’ di domenica 25 gennaio la notizia della schedatura dei professori di sinistra portata avanti da Azione Studentesca, il movimento di estrema destra legato a Gioventù Nazionale e quindi a Fratelli d’Italia (Fdl), il partito della Premier. Un volantino con scritto “La scuola è nostra” e un QR che rimanda ad un questionario con poche domande: “vai in gita quest’anno?”, “in che condizioni è la tua scuola?”, “hai uno o più prof. di sinistra che fanno propaganda?”. L’obiettivo è quello di stilare un Report Nazionale: infatti, dal Friuli-Venezia Giulia si è diffuso rapidamente in tutta Italia. Il sindaco di Pordenone, Alessandor Basso, ha derubricato il fatto ad una ragazzata “con un banale errore di metodo” (Pordenone Today). Eletto consigliere comunale nel 2016 con una lista civica, Basso si iscrive a Fdl nel 2018, diventando sindaco nel 2025. Della stessa linea Donzelli, responsabile organizzativo di Fratelli d’Italia e Paola Frassinetti  sottosegretaria del Ministero dell’istruzione e del merito. Ma il segretario provinciale del Pd Fausto Tomasello, insieme al capogruppo in consiglio comunale Nicola Conficoni, presentano un esposto alla procura di Pordenone proprio perchè il metodo intimidatorio “è incompatibile con i principi di una scuola democratica”, spiegano. 

Raccogliere dati con un questionario sommario e convertire in cifre le opinioni dei coetani equivale ad invisibilizzarle. Ma il metodo non è nuovo: è solo di qualche settimana fa la notizia della circolare del Ministro Valditara che invitava le scuole a segnalare la presenza degli studenti palestinesi, entro il 14 gennaio. 

I ragazzi hanno interiorizzato la volontà di potere e di umiliazione: usano il linguaggio della società neoliberale, fatto di predatori e sfruttamento. Vivono un tempo in cui la violenza prevalica il dibattito politico, dove il presidente di una delle maggiori potenze mondiali deride pubblicamente i capi di stato, invade gli altri paesi o minaccia di farlo, offende le atlete transgender e discrimina i migranti, disseminando il panico per le strade tramite l’Ice (le milizie ingaggiate per il Controllo dell’Immigrazione e delle Dogane degli Stati Uniti). Tutto questo in Italia si traduce con slog come “Prima gli Italiani” e il controllo dei confini, sempre più esternalizzati o militarizzati: la decostruzione di un dialogo democratico è evidente nella promessa unica della sicurezza, che non ammette repliche – così come non prevede conferenze stampa – al fine di sopportare meglio le paure. 

Azione Studentesca a Prato contro il Liceo Carlo Livi

Giovedì 8 gennaio, davanti al cancello del Liceo Carlo Livi di Prato, compare lo striscione con la scritta: “Raccontate che gli Antifà picchiavano a Roma”, firmato Gioventù Nazionale Prato, sezione studentesca. “Lo striscione è stato trovato la mattina dell’8 gennaio, giorno in cui, da mesi, era stata prevista una giornata di educazione civica dedicata all’antifascismo”, ci racconta un professore della scuola. “Lo hanno trovato i collaboratori e, poi, è stato subito rimosso da due colleghi che fanno parte della commissione di educazione civica”, prosegue. “Si tratta di un organo collegiale composto da studenti e docenti che decide e organizza le attività di educazione civica”, spiega il docente. “La commissione è aperta a chiunque voglia partecipare e le attività rivolte a tutto l’istituto, come quella in questione, e vengono sottoposte all’approvazione del collegio docenti”. Ma il gruppo di Azione Studentesca a Prato evidentemente preferisce non metterci la faccia, nascondendosi dietro alla macchina del  terrorismo generalizzato. Cambia modalità rispetto all’aggressione di tipo squadrista con cui avevano picchiato alcuni studenti del Liceo fiorentino Michelangiolo a febbraio 2023. Forse perchè nelle scuole pratesi, Azione Studentesca non trova un contraddittorio: mancano i collettivi, sostituiti dalle goliardie che non hanno alcun spessore politico – che sarebbe, invece, utile all* studenti per comprendere in modo consapevole il contesto in cui vivono e sostituire al desiderio d’ordine e controllo quello di responsabilità e giustizia.  

Il liceo Livi si trova tra via Filzi e via Pistoiese, nel cuore del Macrolotto Zero di Prato. A qualche metro di distanza c’è il Circolo Curiel, realtà storica in cui si portano avanti corsi di italiano L2 e dove si tengono le assemblee di quartiere in cui “i’ sudicio” è, spesso, l’argomento principale. Non tanto perchè la puzza sia il primo elemento discriminante, come dicevano al corso di Antropologia, o almeno non solo. Alle riunioni del circolo Curiel emergono la paura del declassamento sociale, l’insoddisfazione, la frustrazione di un periodo storico caratterizzato da precarietà materiale e simbolica. Di fronte, c’è il Punto Luce di Save The Children, nato per sostenere un’area territoriale “caratterizzata da molteplici fattori di complessità e disuguaglianze di tipo ambientale, economico, educativo, sociale, ma anche ricca di opportunità”, si legge sul sito dell’associazione. Eppure, a Prato continuano a formarsi scuole ghetto – problema che riguarda soprattutto la scuola secondaria di primo grado: si riflettono nel sistema scolastico le situazioni di fragilità e discriminazione del distretto industiale. E’ questo il mare magnum di complessità in cui si deve districare chi insegna nella città pratese.

Il liceo scientifico-linguistico Carlo Livi, però, non vive sospeso in uno spazio vuoto: conscio delle sfide che è chiamato ad affrontare, da anni affianca allo studio delle lingue europee anche quella del cinese, cercando di decolonizzare le pratiche, oltre allo sguardo. In un sistema scolastico ancora molto eurocentrico, dove le culture “non-occidentali” non sono ammesse come esempio di valori umani (Lazreg, 2017), il liceo Livi assume un’altra postura. Ma non da domenica scorsa. Forse Azione studentesca non se ne era ancora accorta. La scuola porta avanti iniziative che si inseriscono in un più ampio contesto di rete territoriale: in sinergia con le istituzioni (ovvero con i Comuni di Prato e Montemurlo), segue progetti con il Carcere, la Questura e il Museo della Deportazione e della Resistenza.  Il corpo docenti del Liceo Carlo Livi fa sapere che non ha intenzione di farsi intimidire: “Se l’antifascismo è reato, noi ci dichiariamo colpevoli”, scrivono 120 professori della scuola. “L’antifascismo non è uno sfizio o una forzatura ideologica di qualche esagitato, ma un dovere costituzionale di ogni insegnante. [..] Sappiamo che i fenomeni storici non si ripetono mai integralmente, ma la conoscenza del passato può dare strumenti di decodifica contro la propaganda, le semplificazioni demagogiche, l’ignoranza prepotente che porta sempre a forme – magari nuove – di autoritarismo”, si legge nella lettera

Le/i docenti del Livi indicono un’assemblea generale per domenica 1 febbraio, ore 9:30 presso il Cinema Terminale: la necessità è quella di confronto su tutti gli argomenti di forte attualità “per un’organizzazione e un programma che ci possa rendere capaci di attività sociali e politiche efficaci nelle nostre scuole e sul nostro territorio”, concludono. 

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Dopo la laurea in Sviluppo economico e Cooperazione Internazionale, mi sono presa un anno sabbatico per Londra e poi l'India, infine per vedere i proiettili sui muri a Sarajevo. Tornata in Italia ho lavorato prima nei Centri di Accoglienza Straordinaria come insegnante L2 e operatrice legale, dopo nella scuola Secondaria di II° come docente di sostegno e di Filosofia e Scienze Umane. Da quest’esperienza nasce il mio blog “Lettera da un professionale” https://letteradaunprofessionale.wordpress.com/chi-sono/. Al momento sono dottoranda in Peace Studies presso La Sapienza con una ricerca sulle migrazioni.

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