Gli avvisi di garanzia piovuti sulla Direzione urbanistica del Comune di Firenze, in merito alla demolizione e ricostruzione dell’ex teatro Comunale, potranno originare una salvifica virata nel lungo, devastante governo delle trasformazioni urbane degli ultimi tre lustri.
Una continuità che, nel segno dell’estrattivismo neocapitalistico, perdura da almeno sedici anni: avviata nel 2009 da Matteo Renzi, alfiere della finanziarizzazione urbana, confermata da Nardella che “pancia a terra” ha attuato gli impegni del predecessore, e quindi adottata dalla giunta Funaro. Ne è scaturita un’urbanistica opaca, escludente, diseguale, disegnata sugli appetiti della finanza anziché sul fabbisogno degli abitanti (e di che vorrebbe abitarvi), fondata sull’eccezionalismo delle grandi opere e sullo stato di emergenza per i cosiddetti “buchi neri”. Oggi, nella tempesta giudiziaria del Cubo nero, mentre Renzi ricusa l’operato della Soprintendenza e di Nardella, questi – al terzo canto del gallo – nega: “Fosse stato per me non lo avrei approvato”.
Dal renziano Piano strutturale 2010 al vigente Piano operativo 2025, l’urbanistica fiorentina si adopera per offrire l’assetto normativo e previsionale più consono ai grandi investimenti immobiliari: in pratica, un vuoto pianificatorio che garantisce massima libertà di movimento ai colossi finanziari, attratti a Firenze per investire sui cosiddetti “buchi neri”, la cui vendita, ricordiamo, è avviata nel 2009 con il primo Piano delle alienazioni comunali firmato Renzi. Le opportunità di investimento nella città del turismo globale aprono uno scenario di forte attrattività degli attori economici internazionali, che irrompono prepotentemente. Si instaura un “capitalismo oligarchico” dove il potere di conformare lo spazio fisico e politico si concentra nelle mani di poche società private, mettendo in pericolo democrazia e, appunto, pianificazione.
Non meraviglia dunque il clima di laissez-faire consolidatosi nei tre lustri, sostenuto da “schede norma” che, a dispetto del nome, non hanno alcun effetto normativo sulle maggiori aree di intervento; da varianti delineate ad hoc dagli stessi architetti che assumono poi la progettazione definitiva; da monetizzazioni degli standard urbanistici concesse senza freni; da semplificazioni procedurali in merito alla valutazione strategica; da deleghe di funzioni urbanistiche ad enti terzi. Inoltre, caso unico in Italia, nel 2018 il Comune di Firenze, con variante urbanistica, cancella paradossalmente l’obbligatorietà del restauro sui beni vincolati, cioè su quelli più appetibili, come a San Gallo e costa San Giorgio.
Ma non è solo questione di patrimonio culturale e di estetica, o di “armocromia”. La città neoliberale e finanziarizzata, polarizza ricchezze e miserie, si configura come sommatoria di recinti: quelli sfacciati per ricchi e quelli dimenticati nelle periferie.
Gruppo urbanistica perUnaltracittà






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Riedizione di vecchi must dell’urbanistica fiorentina. Qualcuno ricorda il Piano dei 20000 alloggi? La deturpazione delle aree sottoposte da oltre 60 a vincolo maciullate nel nome di un falso housing sociale. Qualcuno ricorda La Quadra, o ancora il Ferrale?
Il pregiato territorio fiorentino terra di conquista per pseudo politici e affaristi privi di scrupoli, pronti alla bisogna in spregio del bene comune, eppoi magari facendo passare questi affarucci come un regalo alla società civile. Dice Laocoonte: Timeo Danaos et dona ferentes. É passato del tempo da Virgilio, ma non pare sia cambiato molto.
IO ricordo tutto, dai 20.000 alloggi in affitto (abbiamo pubblicato articoli precisi su questo), alla Quadra (con battaglie in Consiglio e esposti etc) a tante altre vertenze (Panificio militare, Multiplex, teatro Nazionale etc etc). Vero. Sono almeno 20 anni che a Firenze l’urbanistica è contrattata con i grossi capitali. Diciamo anche che negli ultimi 10 c’è stato un netto peggioramento. Ora però mi sembra che alcune parti della città si stiano svegliando, certo molto tardi. Restano da difendere le ultime aree ancora non edificate, tra cui ex OGR…noi ce la mettiamo tutta!