Alle OGR un Forum pubblico per la nuova Firenze. E niente cemento

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“Siamo attualmente di fronte a una città soffocata dagli interessi privati – interessi di grosso calibro, dove gli spazi pubblici vengono sempre più cannibalizzati dalla speculazione […]. Una città in cui è in atto un vero e proprio saccheggio del patrimonio pubblico” (Pisa depredata, 2026, p. 4)

Anche noi, qui consideriamo (ancora) le ex Officine FS Grandi Riparazioni di Porta al Prato patrimonio pubblico, di cui stasera vogliamo cominciare a decidere il ricupero alla città, scala delle funzioni e ruoli sociali. Lo sono per provenienza storica dal Demanio granducale, poi Ferrovie dello Stato, oggi per il nuovo ruolo che tutta l’area ha assunto – per chi lo sa vedere – di baricentro tra la città antica e una periferia che non ha ancora guadagnato lo statuto di città. (L’urbanistica dei “poli” – Novoli, Manifattura, supercoop – non ne ha mai fatto una città). Dunque anche alle ex OGR è in atto un “vero e proprio saccheggio,”un processo di sottrazione e disumanizzazione di una risorsa pubblica, poiché tutto quanto viene sussunto dal profitto e da una rendita rapace è disumanizzante.

Nei primi anni ’90 a Firenze venne in mente a qualcuno di rara sagacia (un genere estinto, una merce rara nei dintorni del Comune) di ambientare gli spettacoli dell’estate fiorentina – teatro e cinema – tra i vagoni in attesa di demolizione nell’allora amplissimo spazio segnato dai binari delle dismesse Officine. Non c’è tempo di dire dalla bellezza di quelle serate. Fu la scoperta di uno spazio inedito in questa città, grandioso e nuovo perché inverso rispetto al Panorama del Piazzale Michelangelo. Dal basso si godeva la luce del tramonto sulle famose colline… salvate dalle mire speculative del dopoguerra dal “Piano Detti”.

Di quello spazio superlativo restano solo otto ettari, con una coda che lo lega alla Manifattura Tabacchi, che in continuità si allunga a comprendere il Barco e idealmente raggiunge (con la bicicletta) i laghetti di Signa.

Otto ettari su cui insistono tre capannoni industriali monumentali (“archeologia industriale”, 3+1 più piccolo non propriamente monumentale) capaci di circa 3.000 mq che insieme al Nuovo Teatro del Maggio e alla ex stazione Leopolda suggeriscono con immediatezza l’immagine latente di un Forum della Cultura di scala metropolitana. La parola Forum non è a caso, richiama la centralità geometrica della città latina, nel nostro caso riferita alla grande Firenze, di cui avremo occasione di parlare in seguito. Una centralità anche funzionale sostenuta da un’ipotizzabile mobilità sostenibile, cioè intermodale e affidata al potenziamento del mezzo pubblico su sede propria. Significa la ricostruzione della linea 4 ferro-tramviaria collegata al metrotreno realizzabile nel cosiddetto “laccio” (Prato/Signa-Pontassieve), interconnessa alle linee 2 e 3 del tram, intersecata dalla linea 5 (un progetto intuito nel Piano strutturale cui nulla è seguito per un vuoto di intelligenza subordinata a mere ragioni di appalti).

Nello spazio liberato dalle costruzioni (circa 7-8 ettari) ipotiziamo un parterre vegetale composto da un’arena grande e due minori circondate dalle alberature miste che si sono già radicate in zona, come radure nel bosco, (vedi la lotta contro le bombe di calore) dedicate agli eventi all’aperto tra i quali l’Estate fiorentina, in modo da sollevare le piazze del centro dal diventare “contenitori” generici di ingombranti e incongrui allestimenti.

I capannoni storici suggeriscono ruoli e funzioni di avanguardia e sperimentazione. Enuncio due mondi culturali che potrebbero presentare interessanti interazioni. Una casa del cinema, della fotografia, dell’immagine, con laboratori didattici e spazi espositivi da un lato. Dall’altro un istituto per la biologia e biotecnologia (collegato ad Agraria) e per la conoscenza e diffusione delle questioni ambientali e l’avvento dell’IA. Ne potrebbe risultare una sorta di condensatore di informazione critica e partecipazione tra ricerca scientifica e linguaggio artistico, su argomenti di bruciante attualità.

A compendio del Forum, nel capannone affacciato sul boschetto dei pini trasformato in serra apribile, si può immaginare una grande piscina per chi frequenterà questa fantasmagorica attrezzatura aperta alla fruizione pubblica; come le antiche terme romane, per il quartiere, per la città. Mentre nel giardino che dal lato di via Michelucci precederà i capannoni Casa del Cinema e della Scienza applicata, troverà posto un grande labirinto vegetale che – nel mito antico – rappresenta la dualità della conoscenza, e che “richiama all’esercizio, difficile, di un controllo sull’impresa volta a controllare la natura”[1]. Quindi la responsabilità del governo della cosa pubblica.

Per ultimo il tema dell’acqua e la messa in valore del Fosso Macinante, i ponticelli per le Cascine almeno fino al Barco, prezioso caposaldo del nostro tratto e che svilupperemo in seguito.

A questo punto, anche se non si è detto tutto, a me pare che sia abbastanza per cancellare l’idea di una strada di scorrimento pensata fin dall’inizio (1998) per le limousines di quei coatti signori della famigerata cittadella delle OGR.

 

Il testo è stato presentato all’affollata assemblea pubblica Salviamo le Cascine. No al cemento alle ex OGR, indetta da Salviamo Firenze x viverci al ridotto del teatro Puccini, il 28 maggio scorso. La petizione in difesa dell’area OGR, scaturita dall’assemblea, si può firmare (e far circolare) a partire da questo link.

 

Nota al testo

[1] Mi riferisco Dedalo e il Labirinto: l’uomo, la natura, la tecnica, prolusione del prof. Paolo Rossi Monti – per nulla invecchiata – dell’a.a. 1983-84 dell’Università di Firenze.

 

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Roberto Budini Gattai

Urbanista, attivo in perUnaltracittà e nei Comitati fiorentini di resistenza alla speculazione

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