Firenze, il 43% del suolo è già consumato: a chi serve altro cemento?

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Continua a crescere il consumo di suolo in Toscana: secondo l’ultimo Rapporto sul Consumo di suolo in Italia, prodotto dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa)nel 2025, la superficie di suolo consumato in Toscana ha raggiunto 142.491 ettari, pari al 6,22% del territorio regionale, tra il 2024 e il 2025 il consumo lordo è stato di 499 ettari, mentre quello netto è stato di 468 ettari. Il 52% del nuovo consumo netto, pari a 243 ettari, ha interessato aree suburbane; altri 179 ettari, il 38,3%, hanno riguardato aree rurali. Soltanto il 9,7% si è concentrato nelle aree urbane. Il consumo di suolo si concentra soprattutto ai margini delle città e nelle aree rurali, dove nuovi insediamenti e infrastrutture sottraggono progressivamente spazio ai terreni agricoli e naturali.

Se la quota regionale di suolo consumato è del 6,22%, quella della provincia di Firenze sale al 7,41%. Prato raggiunge il 14,35%, Pistoia il 10,28% e Livorno il 10,23%. Le differenze territoriali emergono con particolare evidenza a Firenze, dove nel 2025 il 42,96% della superficie comunale risultava già consumato, tra il 2024 e il 2025, sono stati aggiunti altri 16,1 ettari di superfici artificiali. Un incremento che colloca Firenze tra i capoluoghi regionali con i valori più elevati, dopo Roma, Cagliari, Bari, Milano e Venezia. È un dato che dovrebbe imporre una domanda preliminare a qualsiasi nuova trasformazione: quanto suolo libero può ancora essere sacrificato in un territorio già così intensamente artificializzato? E, soprattutto, per soddisfare quali bisogni? Il consumo di suolo, infatti, non è necessariamente legato alla crescita della popolazione: il rapporto SNPA evidenzia come l’artificializzazione possa proseguire anche in contesti demograficamente stagnanti o in contrazione. Cade così uno degli argomenti spesso utilizzati per giustificare nuove espansioni: non ogni nuova superficie costruita risponde automaticamente a un aumento degli abitanti o a una necessità abitativa.

In Toscana cantieri, infrastrutture, piazzali e l’ espansione degli impianti fotovoltaici a terra hanno determinato un incremento di 41 ettari tra il 2024 e il 2025, portando la superficie complessiva interessata a 542 ettari. Questa impermeabilizzazione del suolo ha conseguenze particolarmente gravi in un momento storico segnato dall’intensificarsi degli eventi meteorologici estremi. La perdita di superfici permeabili aggrava le condizioni di vulnerabilità idraulica, qui il pensiero non può che andare alla piana e al progetto del nuovo aeroporto. Il rapporto segnala inoltre che, tra il 2024 e il 2025, in Toscana sono stati consumati 17,6 ettari di suolo in aree a pericolosità da frana molto elevata e altri 34,3 ettari in aree a pericolosità elevata.

Nelle città, l’artificializzazione contribuisce anche all’intensificazione delle isole di calore. Come abbiamo vissuto sulla nostra pelle durante la scorsa estate rendono sempre più difficile la vita quotidiana, soprattutto per le fasce più vulnerabili della popolazione.

Del resto sappiamo bene che i vantaggi economici di una trasformazione si concentrano tendenzialmente sui privati, mentre i costi ambientali ricadono sull’intera collettività.

Il consumo di suolo è anche il risultato di scelte urbanistiche precise, attraverso le quali le amministrazioni pubbliche stabiliscono quali aree rendere edificabili, quali trasformazioni autorizzare, quali funzioni privilegiare e quali interessi tutelare. Attraverso questa lente possiamo leggere la distanza tra gli impegni per la sostenibilità, ripetutamente dichiarati, e le trasformazioni effettivamente autorizzate. A Firenze, dove quasi la metà della superficie comunale risulta già consumata, ogni nuova trasformazione dovrebbe essere valutata a partire da una domanda: quali bisogni soddisfa e quali interessi favorisce?

 

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Redazione

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