Le “Donne in nero” sono donne in cammino per la Pace

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Su esempio delle “Donne del sole” palestinesi e delle “Donne che osano la pace” israeliane ci ritroviamo in silenzio da oltre due anni, vestite di nero con una fascia bianca al braccio in segno di lutto, per ricordare le vittime di tutte le guerre e per chiedere l’immediato CESSATE IL FUOCO nei conflitti in atto nel mondo. Il gruppo è nato dalla volontà di alcune amiche e si è allargato incontrando altre donne e uomini di varia provenienza e formazione.

L’economia di guerra in cui ci muoviamo ha una dimensione sovranazionale e noi abbiamo cercato di ampliare lo sguardo andando ovviamente oltre il nostro piccolo Comune. Il cammino è iniziato doverosamente dal nostro territorio, in cui elementi di quel tipo di economia erano e sono presenti.

La prima istanza la rivolgemmo all’Amministrazione comunale della nostra città per la rimozione della bandiera ucraina dalla facciata dell’edificio che, per sua natura, non poteva esporre la bandiera di UNO DEI DUE Stati in guerra ma che, in quanto palazzo delle istituzioni doveva farsi portatore del valore universale della diplomazia sopra le parti.

Abbiamo aderito al gruppo NO REARM EUROPE certe che il rifiuto di ogni investimento nel settore della cosiddetta difesa sia l’unica scelta utile, per evitare ogni guerra, organizzato convegni con alcuni relatori presenti in questi giorni qui a Sesto Fiorentino, organizzato eventi di letture contro la guerra con gli studenti.

Condividiamo appieno le 10 proposte riportate nel documento di Disarma. Vogliamo diffondere il tema del NO alla guerra, spiegare le motivazioni politiche che stanno dietro lo sperpero di denaro pubblico di tali scelte: la volontà di distruggere lo stato sociale costruito in Italia e in Europa dalla seconda guerra mondiale in poi.

In occasione delle elezioni europee scrivemmo un appello a coloro che sceglievano di recarsi alle urne affinché votassero a favore dei partiti chiaramente schierati per la diplomazia come unica soluzione possibile ai conflitti: torneremo a farlo per le prossime elezioni politiche.

Nell’ottica di quello che Disarma definisce “diritto alla vita contro un’economia di guerra”, per prime a Piombino, abbiamo manifestato sul porto chiedendo agli operatori portuali di astenersi dal movimentare armi e strumenti di logistica militare.

Nel porto di Piombino arrivano con cadenza regolare due navi che si chiamano Capucine e Severine che attraccano grazie al lavoro di tutti gli operatori portuali. Ad oggi nessuno fra loro si è rifiutato di svolgere il proprio piccolo ruolo dell’arrivo di queste navi: navi che, ricordiamo, trasportano armi e mezzi di logistica militare per conto del ministero della difesa.

Probabilmente la nostra apparente fragilità, ci ha permesso di incontrare il segretario provinciale della CGIL trasporti di Livorno. Un incontro che non possiamo non definire drammatico per i contenuti offerti tanto che ci siamo meravigliate che la CGIL risultasse gli sponsor del vostro manifesto. Una CGIL la cui Segreteria nazionale, il 6 settembre scorso è pubblicamente uscita sulla stampa felice di aver concluso una trattativa fra Leonardo Idv-Astra.

Le due navi ro-ro che arrivano a Piombino stanno incrementando la frequenza dei passaggi. Ad inizio anno il piazzale era letteralmente pieno di mezzi militari e recentemente abbiamo fotografato anche il passaggio di carri armati. 

Gli operatori che vivono il ricatto di ricevere pochi scambi commerciali, non disdegnano questa tipologia di merci, né ad oggi abbiamo alcun segnale che ci faccia trarre qualche barlume di speranza sulla possibilità di un invito alla riflessione offerto loro dai sindacati confederali.

La giustificazione morale che questi mezzi siano connessi alla logistica dell’esercito italiano e che vengano utilizzati per le esercitazioni NATO non può rappresentare un deterrente morale né etico dietro cui nascondere le responsabilità che ciascuno si prende svolgendo quel tipo di lavoro.

Tutti sappiamo quanto le cosiddette esercitazioni della NATO in Europa siano state podromiche all’invasione della Russia nei territori ucraini. A questo aggiungiamo che la destinazione della Capucine e Severine non sempre possono dirsi “neutrali” sia nello scenario bellico europeo, si in quello medio-orientale; alcune delle destinazioni delle due navi da noi monitorate sono state Arabia Saudita, Beirut, Alessandropoli, Iskenderun in Turchia.

Coordinare le varie realtà che si muovono sui territori non è facile dicevamo rispetto alla mole di lavoro che sarebbe necessario realizzare sui territori e, come abbiamo visto, la politica non aiuta.

Siamo circondati da una pretora di giornalisti, opinionisti, intellettuali che lavorano per creare il consenso fra l’opinione pubblica al concetto di guerra giusta e difensiva e partigiana riferendosi all’Ucraina, che diffonde il verbo del diritto di Israele ad esistere: tutte qui dentro sappiamo di cosa stiamo parlando. È per questo che abbiamo accettato di partecipare, per non perdere l’occasione di raccontare che sulla nostra strada abbiamo incontrato interlocutori genuini, abbiamo parlato con interlocutori di facciata, ed abbiamo conosciuto l’ignoranza dovuta alla mancanza di conoscenza dei fatti di molte persone.

Fra i primi, per onestà intellettuale, dobbiamo citare il Segretario provinciale di USB Giovanni Ceraolo.

Fra i secondi non possiamo non menzionare il segretario provinciale trasporti della FILT CGIL e il coordinatore di area.

Proveniamo da un territorio che, a causa della guerra fra Russia ed Ucraina, ha subito l’imposizione di un impianto di rigassificazione all’interno del proprio porto (la cui distanza dalle prime abitazioni in linea d’aria è circa un chilometro).

Disarma scrive della necessità di una vera transizione ecologica all’interno di un multipolarismo economico mondiale… Forse qualcuno di voi si ricorderà il discorso di Mario Draghi quando il 6 aprile 2022, ad una conferenza stampa, disse “Ci chiediamo se il prezzo del gas possa essere scambiato con la pace. Di fronte a queste due cose, cosa preferiamo: la pace o il condizionatore d’aria acceso tutta l’estate?”

Sono frasi che nessuno dovrebbe dimenticare riferendosi alla transizione ecologica, soprattutto i piombinesi che, malgrado 70 manifestazioni, non sono riusciti a fermare la macchina del potere di Snam.

Purtroppo l’opposizione contro il rigassificatore a Piombino è stata supportata da una minoranza dell’opposizione parlamentare e la Regione Toscana non si è opposta come altrove era avvenuto, anzi, ha creato un rapporto di collaborazione e non di chiusura nei confronti di SNAM e dei suoi interessi speculativi: Piombino ne è rimasta TRAVOLTA .

Oggi alcuni Comitati e con loro la città, continuano ad opporsi e chiedere soccorso alla politica, ai sindacati, alle associazioni perché c’è una scadenza terribile che pende di nuovo (stavolta in maniera definitiva sulla città).

Snam ha infatti chiesto di presentare la VIA al fine di lasciare lì, sine die, un impianto la cui autorizzazione era stata concessa per tre anni, come ribadito anche all’interno della sentenza del TAR.

La presenza del rigassificatore ha portato Piombino ad essere inserita nell’elenco dei siti obiettivo sensibile del ministero degli interni; con la presenza contemporanea in porto di navi che trasportano materiali bellici esplosivi e della metaniera che rifornisce con 170.000 metri cubi di GNL il rigassificatore attraccato alla banchina poco distante, Piombino rischia di scomparire in un lampo.

Oggi vi ringraziamo per averci dato questo spazio e vogliamo rivolgerci con un appello a voi, intellettuali, politici ed economisti: siate coerenti, salvaguardate l’utopia come principio salvifico della libertà di pensiero umano.

Forse la storia giudicherà gli assassini presenti sui campi di guerra; forse giudicherà anche tutti coloro che, direttamente o indirettamente agiscono, a vario titolo, o decidono di astenersi, in questo gioco al massacro dell’umanità e del pianeta.

Ai cittadini e alle cittadine restano il potere del voto e la protesta civile: elementi fondamentali per la cura di una democrazia sempre più fragile.

Donne in Nero Piombino

Il testo è stato letto e presentato alla sesta edizione di Disarma tenutosi a Sesto Fiorentino a settembre 2026

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