La gang delle 3 B – Massimo Lugli

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In passato abbiamo visto come la criminalità organizzata ha messo profonde radici in un contesto come quello di Milano. Con “La gang delle 3 B” di Massimo Lugli, dal contesto milanese ci spostiamo verso quello romano che, come, in modo esplicativo, ci dice Massimo Lugli “Milano corre e Roma passeggia”. Roma con le sue durissime regole della borgata, con i buffi soprannomi (Topolino, Paperino….) affibbiato a coloro i quali coltivano aspirazioni per far carriera all’interno del mondo della criminalità.

Fare il salto: abbandonare il livello di malavitoso di quartiere, con le risse di strada e la “punciata” (l’uso del coltello come minaccia), in quartieri dove l’immondizia è dovunque, dove non ci sono servizi pubblici, con gli allacci pirata, per passare, armi e bagagli, nelle file del crimine organizzato. I ragazzi di borgata con sogni adolescenziali: soldi, donne, vestire bene e macchine potenti a disposizione, visto che il lavoro “legale” rende schiavi. In questo contesto si innesca l’arrivo dirompente dei marsigliesi, tosti e pericolosi. Una malavita, quella marsigliese, con una mentalità che mal si concilia con il modo di essere della malavita romana e con regole diverse: la prima che ha come imperativo categorico: “chi non è con noi è contro di noi”; l’altra, la seconda, che si attiene alla norma “ognuno si fa i cazzi suoi”.

Perché Roma non è Milano ed i romani non vogliono essere comandati da nessuno, proprio per questo sono incontrollabili. Le 3 B: Bernardini, Burattieri, Battiglieri, sono i marsigliesi; questi introducono di forza, nell’ambito romano, l’affare del futuro, la “roba”, un businnes di centinaia di miliardi. Sotto i loro colpi, la mala romana soccombe e si mette a loro disposizione nonostante la cattiva considerazione che i marsigliesi hanno di loro. Per i marsigliesi Roma è una città di doppiogiochisti, di sicuro lo è la malavita locale. I romani hanno una filosofia alla quale si attengono: “se non riesci a battere il nemico, fattelo amico”, che richiama il famoso libro “L’Arte della guerra”. Oltre alla “roba” l’arrivo dei marsigliesi, spietati e sanguinari, innesca anche nelle file della malavita, l’introduzione della tortura come strumento di intimidazione visto che a Roma si spara, si accoltella ma non si tortura; ma anche nuove regole: lealtà, omertà, dignità.

In definitiva quanto scritto da Lugli, è un capitolo importante da inserire nel già recensito, proprio qui, “Atlante storico della mala milanese”.

Massimo Lugli, La gang delle 3 B, Newton Compton Editori, 2026 – pag 288, € 10,96

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Edoardo Todaro

E' tra i collaboratori con le sue recensioni di Carmilla Online, Giallo e Cucina, Osservatorio contro la repressione, La Città invisibile, oltra a svolgere la sua militanza in realtà autogestite (CPA, Firenze per la Palestina)

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