La sala dispetto

Stazioncina periferica

Come sulle soglie di una cappella rustica muffita di drappi e madonnine di gesso, mi trattengo all’ingresso dell’ultima sala d’aspetto.

E davvero conserva qualcosa della chiesa: panche rustiche e consunte, scritte arcane, bacheche sgangherate che dettero ricovero a orari e avvisi.

Un senza dimora si allunga sulla panca senza distendersi del tutto per timore della vigilanza, due giovani si baciano con un occhio ala tabellone e uno al cellulare, un servo sciocco spennella del solvente su una poesia di Bukowsky vergata a pennarello.

Fuori è una ridda di passeggeri, uno sferragliare di macchine, li vediamo ma qui non arriva nessun rumore, non un alito di vento.

Stazione centrale

La sala d’aspetto non c’è.

Ci sono i Segreti di Vittoria, le perle di cioccolato, i panini di Donald, ma la sala non c’è.

Esiste un ristorante riservato ai possessori di Cartafreccia, un salottino per i prenotati di Italo, ma una sala d’aspetto per noi mortali non c’è.

Vado a sedermi dove si siede la gente, nell’ampia biglietteria aperta su due lati e insidiata sul terzo da uno spiffero maligno.

Sedili di ferro, schiamazzi, l’eco di un salone di marmo progettato per altro, dipendenti delle ferrovie che si aggirano in divisa molestando i passeggeri che tentano di sbrigarsela da soli, la vocina stupida degli annunci automatici e l’ottusità rivoltante degli avvertimenti: “Fare attenzione ai borseggiatori, non comprate dai venditori abusivi, segnalateli immediatamente alle autorità”.

Un film di fantascienza ben riuscito, colpi di scena a non finire e grandi effetti speciali, come il treno che scompare nel nulla dopo un ritardo di cinquanta minuti.

Con la privatizzazione delle ferrovie cosa è cambiato?

Sono diminuiti i treni.

Sono aumentati il prezzo del biglietto e i dispetti ai passeggeri.

*Massimo De Micco

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Massimo De Micco

Massimo De Micco

Massimo de Micco, 1972, fiorentino, essendo cresciuto negli anni Ottanta e Novanta si ritrova una formazione psicologica, una partita iva e una ricca e variegata esperienza professionale nel campo della formazione, ma è anche illustratore,fumettista e cartoonist. Ha partecipato a iniziative culturali, sociali e politiche di varia natura, a condizione che fossero libere, solidali e auto-organizzate, dagli Studenti di Sinistra a Kykeion, da Violetta van Gogh a Black Notes, da Fuoribinario a Radio Cora. E' tra i fondatori del gruppo Palazzuolo Strada Aperta che ha dato vita in questi anni alla Book Bike e si appresta ad aprire a Firenze la Biblioteca Riccardo Torregiani.
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2 risposte

  1. Avatar aldo alducci ha detto:

    La stazione di S.M. NOVELLA a 10 minuti a piedi dal Duomo. E’ così necessaria la Foster dalla quale bisognerà prendere un bus per arrivare all’agognato centro storico fiorentino. Poi c’è il tunnel miliardario e le terre di ruslta e le regole cambiate per far risparmiare soldi alle ditte.E poi ancora i pini ed i platani sostituiti dai perini, dalle piste ciclabili così pericolose per i pedoni e le polveri sottili che silenti ci uccidono. Buonanotte Italia, buonanotte a quel che resta della magnifica Firenze.

  2. Avatar massimo de micco ha detto:

    la piega era evidente, ora c’è òo strappo definitivo tra comapgnia e servizio pubblico https://www.perunaltracitta.org/2018/04/17/la-stazione-come-trump/

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