“In attesa del pediluvio”: Renzi & Co. lunedì all’asta

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Firenze, città dell’eterno Rinascimento, secondo linee dirette che vanno da Dante a Staino, da Botticelli a Talani, dal Magnifico Lorenzo allo stesso Matteo, non poteva non godere del privilegio di aver lanciato, con ben 100.978 voti dei suoi cittadini, il genio riformista e costituzionale al comando della nazione senza ulteriori elezioni. Nell’ora fatidica che precede l’epocale (absit) “cambiamento” legato alle sorti di un referendum, ahinoi, non può fargli mancare il suo appoggio anche in ambito delle arti visive.

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Lo fa con la mostra di un artista noto a livello internazionale – Riccardo Mannelli -, grande erede del disegno fiorentino, che ha immortalato con sforzo sovrumano il leader e la sua cerchia, che i maligni definiscono “giglio magico”, ma che rappresenta un conclave di intelligenze che non si vedeva dai tempi dell’accademia neoplatonica, dove Verdini, Boschi, Lotti & C. superano di gran lunga, per competenza e poliedricità, le pur notevoli menti dei Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Leon Battista Alberti e professori vari.

apparenzaIntitolata In attesa del pediluvio, che fa riferimento al detto “dopo di me il diluvio” (ma anche prima di me, vedi la sua recente puntata torinese), che ben si attaglia allo stile sobrio e modesto dello statista che in pochi anni è riuscito a governare con insolita discrezione e coerenza, pensando ai fatti più che agli slogan. alla sostanza invece che all’apparenza, in modo da unire il paese, restituendogli concordia e fiducia nel futuro, costruttore di ponti (sullo stretto) anziché di muri, sempre pronto a entrare nel merito, senza mettervi mai piede.

Immortalare le sembianze di tanto uomo, così schivo è stata una fatica improba per Mannelli, che sulla prima pagina del Fatto, ha dovuto più volte ritrarlo in compagnia o meno del suo elevato entourage. Proprio da questo lavoro sono state tratte le stampe d’arte, tirate in unica copia dai file originali sotto la supervisione dell’autore, su carta pregiata e con inchiostri particolari e che verranno battute in un’asta a partire da 20 euro, se vince il sì, o di 40 in caso contrario (dio non voglia!). (FN)


RICCARDO MANNELLI
In attesa del pediluvio: Renzi & C. nei “fuorigioco” su Il Fatto Quotidiano
a cura di Fabio Norcini
Salone Rosai, Via Toscanella 18 Firenze
Inaugurazione venerdì 2 dicembre 2016, ore 18.30. Visitabile su prenotazione, tel. 055- 285488
Asta delle opere in mostra lun. 5 dicembre ore 19 (sarà presente l’autore)


Scrive Fabio Norcini, curatore della mostra, sulle motivazioni che l’hanno portato ad allestire la mostra

Ipersensibilità accertata alla satira

Una vignetta pubblicata in prima pagina sul Fatto Quotidiano che ritrae la Ministra Maria Elena Boschi, Roma, 10 agosto 2016. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

 

La motivazione di questa mostra parte dall’estate scorsa, precisamente dal 10 agosto: casualmente di passaggio, per un saluto, dallo studio di Riccardo, mi ritrovai testimone della tempesta subita dall’artista, all’indomani dall’uscita sul Fatto della sua vignetta sulla Boschi. Testimone auricolare, mio malgrado, delle dozzine d’interviste telefoniche che vessarono il Mannelli fino a ben oltre l’ora di cena, quando decise di spegnere il cellulare e andammo via.

Ricordo, en passant, che ci fu un duro attacco tweet della presidente della Camera, che accusò Riccardo di sessismo, seguita in rete da un diluvio di vituperi, nei quali lo si accusava di ogni nefandezza, compreso l’incitamento al femminicidio; proprio lui che negli ultimi anni sta lavorando ad un work in progress intitolato Sono una donna ammazzami (esposto anche allo studio Rosai oltre che a L.A.) in cui modelle di ogni genere posano per denunciare la violenza.

La vignetta incriminata raffigurava, con l’inconfondibile magistrale tratto mannellesco, la ministra riformatrice, “copiata” da una foto pubblicata sui quotidiani e presente in rete, con la didascalia Lo stato delle co(s)ce. Stupito di trovarsi nell’occhio del ciclone per una simile bischerata, l’autore ripeteva che nemmeno ai tempi del Male, quando lo si accusava di fiancheggiare le BR, era stato attaccato in tal modo; dichiarando a tutti di non voler scendere in polemica (con il nulla), ribadendo che il suo era solo un piccolo sberleffo nei confronti di una signorina di poco spessore con a disposizione tutti i palcoscenici e della quale il pubblico, probabilmente, più che gli argomenti ricorderà solo il suo modo di accavallare, per l’appunto, le cosce.

Leggere, il giorno dopo, sulla sedicente libera stampa, le storture e malevole interpolazioni cui erano sottoposte le parole di Riccardo, che avevo ascoltate in diretta qualche ora prima, mi rese furioso. Tranne le debite eccezioni, di un Manara e di un Dario Fo, pareva un coro di indignati, a bacchettare chi si era macchiato di aver superato i limiti del buon gusto (bella categoria, kantiana?), del rispetto (onore, patria, famiglia!), in definitiva di lesa maestà: insomma un’ipersensibilità accertata alla satira di un potere che non ammette critiche, che perciò cerca di silenziare ogni forma di dissenso.

Siccome mi occupo da sempre di satira, che ho studiato, sulla cui storia ho scritto (anche troppo) curato e organizzato mostre, realizzai che mai a mia memoria si era registrata una così barbara, incolta, rozza reazione ad una vignetta, oltretutto di uno dei nostri migliori (il migliore in assoluto?) autore, oltre che artista. Ignoranza totale della materia nella quale anche l’ultimo sconosciuto gazzettiere si fingeva esperto, condita da quella tracotanza tipica dei parvenu nati imparati, di cui il renzismo è portatore, debordava oltre i limiti del tollerabile. Sull’onda emotiva avrei voluto scrivere qualcosa, ma dove pubblicarla?

Non amo schierarmi, ai dibattiti preferisco le sonate di Schubert, ma la sempre più montante e inammissibile ondata di spudoratezza menzognera e l’uniformità di tutti i mass-media proni a questa parodia fatta premier, mi hanno suggerito di chiedere a Riccardo di raccogliere i suoi fuorigioco pubblicati sulla prima pagina del Fatto con effigiati lo statista di Rignano, veri ritratti altro che selfie, e la sua accademia neoplutonica per farne una mostra allo Studio Rosai. Siamo entrambi rimasti stupiti dalla quantità, io anche dalla qualità, dell’immane lavoro: “Quanto tempo perso per una nullità – ha osservato Riccardo quando gli ho portato le stampe alla firma- troppo per una meteora” (meteorismo sarebbe più centrato).

Tavole che tra l’altro potrebbero benissimo illustrare un trattato di fisiognomica degli scimuniti e sono certo che rimarranno anche quando di R. & C., mi auguro quanto prima, non si saprà più niente, come ancora oggi si ammirano i lavori di un Galantara o un Grosz. Nell’impresa donchisciottesca aveva accettato di farmi da sponsor un amico tipografo, che poi ha fatto marcia indietro, per paura di esporsi, a Firenze poi; questo per dire lo stadio di intimidazione raggiunto. Altro che “stato delle cosce”! Qui siamo arrivati allo stato del culo e a rischio c’è il nostro. Anche, e soprattutto, stavolta.

Fabio Norcini


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