Rendere visibile l’invisibile. Ecco chi sono i padroni di Firenze

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Nessun’altra città italiana conosce un’attività di decostruzione delle narrazioni neoliberiste paragonabile a quella operata dal Laboratorio perUnaltracittà a Firenze da più di 15 anni.

Prima di tutti gli altri, e con molta più energia, i membri di questo laboratorio si sono resi conto che era necessario rendere visibile l’invisibile, ovvero l’intreccio di nuove politiche finanziarie e riforme silenziose, poco appariscenti, che dagli anni ‘90 sta cambiando il Dna del nostro Paese, la possibilità stessa di governare politicamente le nostre città.

I media e il mondo della cultura servile producono un flusso inesauribile di retorica su una città felice, priva di conflitti, innovativa, vibrante, spettacolare ma solidale, infarcita di un numero ristretto di parole chiave o knowledge brands (rigenerazione, partecipazione, smart city, attrattività, resilienza, sostenibilità, coesione sociale e simili) la cui ridondanza serve a offuscare i meccanismi sempre più rodati di concentrazione della ricchezza ed espulsione degli abitanti dai luoghi e dalla società.

Non a caso la rivista pubblicata da perUnaltracittà si intitola La Città invisibile, perché il suo obbiettivo è ripoliticizzare lo sguardo, sollevare il velo che il marketing urbano e le sue retoriche tossiche usano per nascondere agli occhi dei cittadini le manovre con cui li derubano dello spazio vitale:

«Se l’obbiettivo è quello di non accettare la condizione attuale ma costruire una spinta al cambiamento sempre più ampia e potente, allora diventa essenziale individuare il collegamento tra tagli dei servizi locali e patto di stabilità, tra la privatizzazione di una società partecipata e manovre dell’economia del debito, tra l’alienazione dei beni di una comunità e federalismo demaniale, tra la chiusura di presidi sanitari e privatizzazione della sanità, tra le lotte per il diritto alla casa e logiche della speculazione e della rendita, tra gli scandali dei cantieri grandi opere e l’architettura finanziaria del project financing (ma si potrebbe continuare a lungo con gli esempi)».

La straordinaria inchiesta contenuta nell’eBook di Antonio Fiorentino che qui presentiamo – A chi fa gola Firenze? Guida alle grandi holding che si appropriano della città (ed. perUnaltracittà, Firenze, 2021) – è una vera e propria arma di resistenza.

L’inchiesta, pubblicata nel 2019, quando ancora non si sospettava l’avvento della pandemia SARS-COVID ma la crisi dell’ideologia da monocoltura turistica era già leggibile, è una mappatura dei grandi investitori istituzionali e commerciali che si stanno comprando pezzo a pezzo la città, stravolgendo antichi palazzi storici e archeologie industriali, teatri, stadi, edifici civili, scali ferroviari per trasformarli nelle solite quattro funzioni: residenze di lusso, alberghi di lusso, saune di lusso, centri commerciali (possibilmente di lusso).

A distanza di poco più di un anno la crisi del turismo internazionale ha messo in ginocchio quei paesi e quelle città la cui economia è più dipendente dall’industria del viaggio: minore è la quota di PIL coperta dal turismo estero, minore è la sofferenza. Firenze ha subito danni enormi, perché è stata l’epicentro dell’ideologia del “patrimonio artistico petrolio d’Italia”, e la più solerte a tradurla in atti. Ma la cosa più grave è che di fronte al vuoto turistico, chi governa la città non ha avuto un attimo di ripensamento, non è stato neppure sfiorato dall’autocritica per avere affidato le sorti dei fiorentini a un settore a bassissima produttività e altissimo impatto su ambiente e cultura. Anzi, ha accelerato i processi di alienazione, ha adottato una politica di prezzi stracciati per rendere ancora più attrattivo lo shopping di ville e palazzi.

È più che lecito, anzi doveroso, chiedersi come sia possibile che si prendano decisioni di questo genere, con quali poteri. Chi decide? è il titolo di un libro di Federico Rahola e Massimiliano Guareschi sul governo delle città, che poneva la questione dell’intricatissima sovrapposizione di poteri di differente livello che insiste su un singolo territorio, e di come sia sempre più difficile distinguere responsabilità e possibilità politiche precise. E innumerevoli studi, a partire da quelli di Saskia Sassen e David Harvey, fino ad arrivare persino alle ricerche dell’UE sulla finanziarizzazione del mercato della casa, si chiedono Chi possiede la città? (Who owns the city?). Perché è evidente che nel mondo globalizzato la proprietà ha un valore assoluto infinitamente più grande di prima, è oggetto di tutele inviolabili ed è quindi diventata un micidiale strumento di controllo politico.

Ecco, questo libretto è un preziosissimo modello di indagine che serve a rispondere a queste domande. Conoscere chi sono i proprietari – spesso nomi di società a scatole cinesi – che fanno il buono e il cattivo tempo in città è una forma di sapere fondamentale per strutturare un’azione politica di resistenza. Capire chi sono gli intermediari che facilitano a ogni livello le loro operazioni, togliendo vincoli, cambiando regolamenti edilizi, porgendo informazioni riservate o tacitando notizie di pubblico interesse, è importantissimo.

Ricostruire le catene di relazioni, la composizione dei portafogli immobiliari, la geografia delle altre operazioni portate a termine in altre città dagli stessi attori, serve a formare alleanze, movimenti estesi e pronti a reagire contro l’egemonia, economica e culturale, del Real Estate.

Il ruolo di CDP, Cassa Depositi e Prestiti, di FS Sistemi Urbani, di Invimit Sgr nelle vicende urbanistiche di Milano o Roma non è certo meno rilevante che a Firenze, e scorrendo queste pagine si sussulta incontrando i nomi di società e fondi privati giganti come Hines, Qatar Investment Authority, Carlyle, o più piccoli ma non meno perniciosi e virali come Student Hotel, attivi in moltissime metropoli europee.

Sogno una proliferazione di cataloghi di questo genere per tutte le città, aggiornati in continuazione e criticamente connessi. Mappare è potere.

*Lucia Tozzi

L’articolo qui pubblicato è il testo introduttivo al libro: Antonio Fiorentino, A chi fa gola Firenze? Guida alle grandi holding che si appropriano della città, Edizioni perUnaltracittà, Firenze, 2021, leggibile e liberamente scaricabile a questo indirizzo: https://www.perunaltracitta.org/gli-ebook-del-laboratorio-politico-perunaltracitta/

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Lucia Tozzi

Lucia Tozzi è una studiosa di politiche urbane e giornalista. Editor cultura di Edizioni Zero, ha fatto parte delle redazioni di Abitare e Alfabeta2. Scrive su Il manifesto, Gli Stati Generali, NapoliMonitor e altri giornali. Ha pubblicato tra le altre cose City Killers. Per una critica del turismo (Libria 2020). Con nottetempo ha pubblicato Dopo il turismo (2020).

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