Livorno e Collesalvetti: perché si muore di più (6)

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Qual è lo stato di salute della popolazione e dei lavoratori del SIN di Livorno e Collesalvetti? Pessimo, visti i valori rilevati sia dallo Studio Sentieri (V° Rapporto – giugno 2019) del Ministero della Salute che dall’aggiornamento a cura del Co.Re.A.S. della Regione Toscana, pubblicato nel 2020 e cui qui faremo riferimento.

In questi ultimi anni nei due comuni sono morte 422 persone in più rispetto ai decessi attesi, 118 decessi aggiuntivi per tutti i tipi di tumore. Ci sono stati 218 casi di mesotelioma pleurico in più rispetto alla media regionale prevista, le malformazioni neonatali eccedono di 174 casi. Emerge quindi, in estrema sintesi, una situazione di mortalità e di ospedalizzazione della popolazione in forte eccesso sul riferimento regionale, da mettere in relazione con il grave deterioramento delle condizioni di lavoro e delle componenti ambientali dell’area dovuto, in gran parte, alla presenza di attività industriali svolte spesso al di fuori di ogni controllo.

Non sono certo carenti le fonti di contaminazione: dal mostro petrolchimico, ai depositi costieri, alle attività industriali a questi collegate, al traffico navale del porto commerciale e industriale, alla presenza dell’inceneritore e di discariche più o meno dichiarate e autorizzate.

I dati della Regione, già vecchi di 5 anni, ci avvertono che nei due comuni di Livorno e Collesalvetti si rischia la vita molto di più che nel resto della Regione, addirittura con un’intensità maggiore del 5% (8% secondo il Rapporto Sentieri). Vale a dire che tra il 2014 e il 2017 sono stati osservati 8.610 decessi totali rispetto agli 8.188 attesi su base media regionale. Come già detto, sono ben 422 le persone morte in più, oltre 100 morti l’anno. (tabella 1).

L’eccesso di mortalità riguarda tutti i tumori (+ 118 casi) e in particolare il mesotelioma maligno (+ 212% Uomini), associabile all’esposizione all’amianto, in passato usato nella cantieristica navale, nell’edilizia e nella metalmeccanica. Il SIN di Livorno e Collesalvetti rappresenta l’area con la più alta frequenza assoluta di casi di mesotelioma maligno in Toscana, la cui incidenza è in continuo aumento (tabella 2).

Da segnalare inoltre gli eccessi di mortalità per infarto miocardico acuto (+ 85 casi), malattie infettive (+ 122 casi), per tumori maligni trachea, bronchi, polmoni (+ 25 casi), per le leucemie totali (240 casi osservati) e leucemie mieloidi in particolare (+ 18% Uomini),  da mettere in relazione con l’esposizione al benzene di cui l’area è ormai satura (tabella 1).

La letteratura scientifica segnala una possibile associazione delle cardiopatie ischemiche con l’inquinamento atmosferico da polveri sottili, PM 2,5 – PM 10, derivanti da fonti emissive diverse, non industriali e industriali, incluse le raffinerie e i fumi delle navi ormeggiate nel porto. Una nuova ricerca del Policlinico Gemelli conferma questa relazione anche in presenza di “coronarie sane”.

Recenti studi sostengono inoltre che la prolungata esposizione al PM 2,5 e agli inquinanti atmosferici in generale favorisce anche l’incidenza e la mortalità da Covid-19, la cui frequenza nel comune di Livorno si colloca tra le più alte in Toscana. A confermarlo è anche l’epidemiologo Annibale Biggeri: “l’eccesso di mortalità per Covid nella prima ondata era chiaramente maggiore: uno dei punti critici in tutta Italia è stato il Comune di Livorno.”

Come se non bastasse, è ancora più preoccupante il quadro sanitario relativo alle fasce giovanili della popolazione. Tra il 2014 e il 2017 è evidenziato un eccesso di mortalità (+ 92%) per tutte le cause dei ragazzi fino a 19 anni. Nella stessa fascia di età sono aumentati (+ 145%) i casi di tumori maligni del sistema nervoso centrale, mentre tra i giovani di età tra i 20 e i 29 anni preoccupa l’incremento dei ricoveri per le leucemie e per tutti i tipi di tumori maligni (+ 35%), in particolare di quelli a carico della tiroide (+ 104%).

Particolarmente inquietante la questione delle malformazioni congenite che addirittura, nei due comuni, sono in percentuale superiore a quelle di Taranto. Nell’arco di 17 anni, dal 2002 al 2018, sono ben 653 i bambini nati malformati, con una prevalenza superiore a quanto atteso su base regionale del 36%. A Taranto la prevalenza è solo, si fa per dire, del 9%! Le anomalie riguardano in gran parte gli arti, il cuore e i genitali (tabella 3).

Questo è il quadro del disastro sanitario che siamo riusciti a ricostruire destreggiandoci tra dati frammentari, generici e non immediatamente confrontabili. Mancano seri studi epidemiologici in grado di attuare un costante e aggiornato monitoraggio dello stato di salute delle popolazioni dei comuni di Livorno e Collesalvetti, e possibilmente anche dell’area pisana. E soprattutto che abbiano, come più volte richiesto da cittadini e associazioni, un dettaglio geografico maggiore del livello comunale, non in grado di rilevare criticità sanitarie localizzate, come nel caso di Stagno o dei quartieri a nord di Livorno o a ridosso del porto. In quest’ultimo caso è ormai accertata la maggiore incidenza del cancro tra coloro che vivono nelle immediate vicinanze degli ormeggi navali. Per esempio a Civitavecchia questa è del 51%. A Livorno mancano i dati. L’amministrazione comunale e gli armatori tergiversano e il problema è come se non esistesse.

Ormai i dati censuari di dettaglio sono tutti digitalizzati e disponibili. È necessario un netto salto di qualità che orienti le indagini a livello microgeografico, verso i cosiddetti studi di coorte residenziale, in grado di ricostruire il profilo clinico di una popolazione sulla base di elementi addirittura individuali e georeferenziati.

Tra questi è da inserire anche l’Indice di Deprivazione (ISDE), facilmente ricostruibile anche sulla base delle singole zone censuarie. È un importante indicatore dello svantaggio e del disagio socio-economico molto diffuso proprio in questi quartieri operai, tra l’altro i più esposti all’inquinamento ambientale. Come la letteratura scientifica ha dimostrato e il buon senso lascia intuire, l’ISDE è strettamente in relazione con l’incremento del tasso di mortalità degli abitanti. La povertà e la vulnerabilità sociale fanno male alla salute!

Lascia davvero sgomenti l’assenza di politiche attive che tentino di incrementare la carente rete di centraline e di dispositivi di monitoraggio ambientale, di avviare gli interventi di bonifica ambientale a Livorno e Collesalvetti mai neanche iniziati, di programmare studi epidemiologici di dettaglio, in grado di individuare in tempo reale i bisogni di salute delle popolazioni così pericolosamente esposte agli inquinanti dell’area industriale e del porto. In queste aree quindi la pressione ambientale è certamente maggiore che nel resto dei due comuni. Alle popolazioni locali non è riconosciuta la reale esposizione al rischio sanitario e non sono quindi organizzati servizi socio-sanitari adeguati.

Dove sono i funzionari del Ministero della Transizione ecologica, così solleciti a ridimensionare il perimetro delle aree inquinate del SIN e a non aver promosso la bonifica di neanche un metro quadro di terreno e di neanche un litro di acqua di falda?

Dov’è la Regione Toscana che non solo sollecita la riperimetrazione del SIN ma disattende i suoi stessi accordi, approvati nel luglio del 2020, per “il coordinamento delle azioni per il miglioramento della tutela ed il controllo della salute della popolazione e dell’ambiente nei comuni delle are SIN della Toscana”? All’aggiornamento dei dati dello Studio Sentieri, previsto dagli accordi, non sono seguite le azioni programmate e financo finanziate (“costo complessivo: euro 95.350,00”). È davvero incomprensibile come questo sia potuto accadere. Questi accordi devono essere rifinanziati ed essere attuati al più presto, come da tante parti sollecitato.

Dove sono i Sindaci, dove sono i Consigli Comunali di Livorno e Collesalvetti, massime autorità sanitarie locali ma il più delle volte poco propense ad intraprendere azioni concrete tali da rimuovere le cause del disastro sanitario? Sembrano più disposti a minimizzare, a tergiversare, a promuovere fantomatici e inutili accordi, come per esempio il “Blue Agreement” di Livorno, inefficace sul piano della tutela della salute dei cittadini ma molto efficace sul piano del loro imbonimento. In questo senso l’epidemiologo Valerio Gennaro è molto chiaro: “I sindaci hanno l’autorità per acquisire i dati ambientali e sanitari e possono concedere le autorizzazioni alle emissioni se queste non risultano problematiche. Ma possono anche interromperle”.

Dov’è l’USL Toscana Nord Ovest che avrebbe dovuto prendere in carico questa drammatica situazione sanitaria e provvedere a potenziare e migliorare l’offerta dei servizi socio-sanitari territoriali? Invece intende imporre alla città un Ospedale monoblocco, che l’esperienza del Covid-19 ha dimostrato essere la tipologia più vulnerabile in caso di emergenze infettive, sacrificando parte di un’area a verde pubblico, il Parco Pertini, e a ridosso di una delle arterie stradali più trafficate di Livorno.

Missing! Scomparsi, mentre le imprese non intendono procedere alle bonifiche, perché costose. Anzi rilanciano con progetti che peggioreranno il disastroso quadro ambientale. Sono previste opere altamente dispendiose sul piano finanziario e fortemente compromettenti sul piano ecosistemico, quali la Darsena Europa, lo Scavalco verso l’Interporto di Guasticce e non ultima, benedicente il vescovo/architetto di Livorno, la Bioraffineria dell’ENI. Grottesca la fornitura da parte di quest’ultima dei dispenser igienizzanti delle mani dei fedeli di Stagno, quando poi ne affumica i polmoni!

È lo stesso epidemiologo Fabrizio Bianchi a ricordarci che “Laddove si è perso l’ambiente, si è persa la salute e si è persa anche l’occupazione”. Il risanamento ambientale e sanitario sarebbe un incentivo anche per la sicurezza dei posti di lavoro

Le associazioni, i comitati, i gruppi politici di opposizione, i sindacati di base, sono fortemente allarmati. Hanno infittito le denunce di una situazione divenuta ormai insopportabile. Le vertenze si sono moltiplicate, sempre più è dato di vedere una convergenza di azioni che fa della rivendicazione del DIRITTO ALLA SALUTE delle popolazioni locali un tema strategicamente unificante.

Confidiamo per l’appunto in questa ripresa della politica generatrice di vita, accogliente e inclusiva, contro la necropolitica neoliberista che ormai da troppo tempo ci opprime.

Maurizio Marchi – Medicina Democratica Livorno, Antonio Fiorentino – perUnaltracittà Firenze

Qui gli articoli precedenti:
# 1 – IL S.I.N. DI LIVORNO BOMBA ECOLOGICA DELL’ALTO TIRRENO (1)
# 2 – A LIVORNO ABITANTI E LAVORATORI SI BATTONO PER UN PORTO PULITO E SICURO (2)
# 3 – PERCHÉ A LIVORNO POLITICA E IMPRESE SOTTOVALUTANO IL RISCHIO INDUSTRIALE E AMBIENTALE ? (3)
# 4 – PETROLCHIMICO DI LIVORNO: LA COLPEVOLE CONGIURA DEL SILENZIO E DELL’INERZIA (4)
# 5PISA, LIVORNO E IL PATTO DEL CACCIUCCO (INDIGESTO) (5)

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Antonio Fiorentino

Architetto, vive e lavora tra Pistoia e Firenze dove rischia la pelle girando in bici tra bus, auto e cantieri. E’ un esponente del Gruppo Urbanistica di perUnaltracittà di Firenze, partecipa alle attività di Comitati di Cittadini e Associazioni ambientaliste.

1 commento su “Livorno e Collesalvetti: perché si muore di più (6)”

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