Il viaggio della Global Sumud Flotilla e la vergogna dell’Occidente

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la storia è scritta dai vincitori col sangue dei vinti

Stiamo vivendo un momento importante, il corso della storia sta davvero virando, ci sono segni di cedimento di quella continuità plurisecolare che ha visto il cosiddetto occidente egemonizzare il mondo con dosi massicce di colonialismo, genocidi, guerre, razzismo mascherato prima da intenti religiosi (crociate dei paesi cattolici, poi anche molti figli della Riforma hanno pensato di portare la parola di Dio ovunque andassero i loro interessi), poi da trasmissione di civiltà, ultimamente da esportazione di democrazia e diritti umani. Alcuni fatti di questi ultimi anni sono catalizzatori, acceleratori di cambiamenti che probabilmente sono destinati a cambiare le sorti del mondo; c’è da augurarsi in meglio, visto che peggio di quanto stiamo vedendo c’è solo il conflitto nucleare globale.

Uno di questi fatti è sicuramente quella cosa indefinibile che sta accadendo in Palestina dopo il fatidico 7 ottobre: si è scatenata una nuova Nakba (catastrofe, parola araba dal significato molto simile alla parola ebraica Shoah) ma dalla violenza molto più intensa. Razzismo, omicidi, apartheid sono stati sempre gli ingredienti dell’occupazione di quel paese da parte degli Ebrei sionisti dopo la cacciata di centinaia di migliaia di Palestinesi nel 1948, ma adesso il casus belli dell’incursione di Hamas ha dato presunta giustificazione e scatenato quell’operazione che era da sempre nei progetti sionisti: lo svuotamento del territorio palestinese dai suoi originari abitanti. Ormai a negare il genocidio sono solo obnubilati fanatici, ma il fatto stesso che questa discussione si trascini da mesi dimostra come sia solo uno strumento per distogliere l’attenzione da quel che accade davvero. Che lo si chiami carneficina, massacro, mattanza, invece che genocidio, sarebbe bene che chi si pretende un illuminato democratico alzasse la voce perché questo obbrobrio cessi, invece di citare sempre a giustificazione il massacro del 7 ottobre.

Ma gli accadimenti in Palestina hanno anche aspetti politici importanti, visto che molti definiscono Israele l’unica democrazia nel Medio Oriente. Quello che fa inorridire, oltre alla vergogna dei quotidiani massacri, del tiro all’affamato, dello sterminio dei giornalisti, è il silenzio di quasi tutti i governi europei per molti mesi e adesso l’inazione totale, nonostante dichiarazioni senza efficacia verso il governo e il sistema politico israeliano. Questo silenzio è l’ennesima vergogna dell’occidente, l’ultimo colpo di coda delle politiche coloniali che da secoli hanno devastato il pianeta. Il mondo vede, continua a vedere da secoli quello che è stato il susseguirsi di egemonie globali da parte di stati europei e negli ultimi cento anni da parte degli Stati Uniti; uno storico come Domenico Losurdo criticava infatti che il XX secolo fosse definito “il secolo delle stragi” e sosteneva che fosse invece semplicemente il secolo in cui le stragi sono arrivate in Europa.

Se ci può essere un riscatto di questo pezzetto sempre più marginale di mondo occidentale è sicuramente la mobilitazione popolare che in tutto il mondo sta condannando le efferatezze in atto con continue manifestazioni e boicottaggi.

In questo momento l’iniziativa più evidente, perciò efficace, è il viaggio della Global Sumud Flotilla, un tentativo di portare aiuti, purtroppo simbolici, a quella striscia martoriata che è Gaza; non è solo una manifestazione di dissenso e condanna della politiche sioniste, è di più, è in qualche modo il riscatto politico e morale dei popoli di un occidente sfibrato che non si sono rassegnati alle vergognose, ipocrite e feroci politiche dei loro governi. Perché quello che accade oggi in Europa non è per niente frutto della volontà popolare, ma il segno di come le classi dirigenti siano scisse dalle persone e dai popoli, è il marchio di una decadenza culturale, di uno sfacelo morale da cui non si riesce a vedere un’uscita. Per fortuna anche in Italia si lancia il boicottaggio dei trasporti militari e si propone il blocco di tutti i porti europei se accadesse qualcosa agli attivisti delle barche che portano aiuti a Gaza; i sindacati di base hanno lanciato l’idea di uno sciopero generale che sarebbe quanto mai opportuno, vediamo cosa faranno quelli confederali; per ora i segnali incoraggiano il pessimismo.

Di fronte a queste iniziative dal basso, forti e chiare, sarebbe evidente la necessità di un totale cambiamento delle politiche e dei soggetti che hanno dimostrato la loro inettitudine e il coinvolgimento in stragi e guerre; ci sarebbero spazi per un riscatto se si scegliesse di crescere con giustizia sociale e cooperazione, abbandonando la politica delle cannoniere e delle sanzioni.

Gaza

Un altro importante fattore di rottura degli equilibri mondiali – e acceleratore della storia – è la guerra in Ucraina; lasciamo perdere la versione favolistica che questa guerra sia nata dalla prepotenza di un autocrate vampiresco di nome Vladimir Putin che ha invaso un paese democratico e pacifico (versione che purtroppo hanno assunto molti a sinistra); in realtà è stata un tentativo fallito da parte degli Stati Uniti di togliere di mezzo un potenziale rivale politico ed economico. L’invasione di tre anni fa è certamente un vulnus al diritto internazionale, ma va contestualizzato. Il rivale da eliminare non era semplicemente la Russia, ma il sistema economico sinergico che era nato tra questo paese e l’Europa, soprattutto la Germania; quella che si combatte in Ucraina è la guerra degli USA alla Russia e soprattutto all’Europa. Questa guerra è stata un disastro per i paesi del continente giardino del mondo che la stanno comunque perdendo, vista la contrazione economica e il saccheggio delle sue risorse economiche da parte degli USA.

La guerra contro l’orso russo invece si sta dimostrando una sonora sconfitta strategica per gli USA; la Russia, tradizionale fornitrice di materie prime e energia all’Europa, si è rivolta altrove, al mondo intero e sta legando la propria economia a quelli che sono paesi di ben altro peso rispetto al decadente occidente: soprattutto la Cina con cui sta creando un sistema economico di ben superiori dimensioni rispetto a quello collassato con l’Unione Europea; si voleva disarticolare un possibile rivale e se ne è creato uno di superiori dimensioni.

Le vicende sono andate al di là dell’avvicinamento Russia-Cina, c’è stato un ulteriore rilancio della proposta dei BRICS, il raggruppamento dei paesi emergenti oppressi dall’egemonia del dollaro. La risposta BRICS alle aggressioni occidentali è il tentativo di realizzare una cooperazione globale senza che qualcuno voglia prevaricare; sarà possibile? Sicuramente non sarà il paradiso, ma forse nemmeno l’inferno che i popoli del mondo hanno subito finora. Ci sono piccoli segnali significativi di un possibile cambiamento nelle politiche internazionali non dovuti a qualche ravvedimento, ma dalla constatazione che un mondo unipolare a guida USA non è più possibile; indiscrezioni sul documento che stabilisce le linee guida della politica estera statunitense, il National Defense Strategy per il 2025, paiono andare verso un ammorbidimento nel confronto di Russia e addirittura della Cina, un implicito riconoscimento dell’impossibilità di mantenere l’egemonia militare e politica sul mondo, scegliendo comunque di restare egemoni in occidente. Sarebbe un bel ridimensionamento delle ambizioni che i neocon hanno proposto finora con le loro guerre del XXI secolo; il motto di Trump “make America great again” (MAGA) non sarebbe che un ripiegarsi sulla parte di mondo ancora controllabile – l’Europa – cercando di uscire dalle contraddizioni che si stanno facendo sempre più difficili, a partire dal debito ormai fuori controllo e dalla bolla speculativa generata negli ultimi decenni.

Uno degli strumenti della politica di cui i repubblicani MAGA hanno necessità per restare a galla è lo sfruttamento di quella parte di mondo ancora sotto il loro controllo, cioè soprattutto i paesi dell’Europa e della Nato: la Presidente della Commissione Europea avrebbe concordato una politica praticamente suicida: acquisto di energia dagli USA per 750 miliardi nei prossimi anni, dazi che comunque restano al 15%, riarmo europeo fatto acquistando soprattutto armi statunitensi per finanziare l’unico settore industriale superstite negli USA. Sarà molto improbabile che una cosa del genere possa procedere senza intoppi, significherebbe un enorme disastro sociale, un impoverimento generale e anche così sarà difficile che la bolla speculativa non esploda.

Se a questa sudditanza economica europea aggiungiamo la flebile voce di condanna del genocidio e della pulizia etnica in corso a Gaza, il quadro che esce per il nostro paese e per l’intero continente è di uno squallore inimmaginabile pochi anni fa. In Italia si oscilla tra una destra ridicola (nazionalista e succube allo stesso tempo) e una sinistra senza idee che punta tutto su un campo largo che probabilmente finirà per essere un campo-santo.

Il problema per ora irrisolto che resta sul terreno è dare voce e potere alle richieste dei popoli che anche in occidente non vogliono né guerra, né suicidio sociale. Questa è la sfida che attende la prossima generazione, ma comincia già da oggi. Anche questa piccola rivista è qui a disposizione di tutt* per questo.

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Tiziano Cardosi

Obiettore di coscienza negli anni ‘70, attivista contro le guerre, già capostazione delle FS, oggi si occupa soprattutto di mobilità e del fenomeno delle “grandi opere inutili”, tra I fondatori del comitato No Tunnel TAV di Firenze. Attivista di perUnaltracittà.

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